Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

interruzione volontaria di gravidanza

Aspetti epidemiologici

L’Ivg in Italia

Negli ultimi vent’anni in Italia si è osservata una costante riduzione dell’Ivg, grazie a un maggiore e migliore uso dei metodi anticoncezionali, ma anche per l’attività sempre più decisiva svolta dai consultori familiari.

 

Secondo le stime effettuate prima della legalizzazione, gli aborti clandestini oscillavano tra i 220 mila e i 600 mila per anno. Negli anni immediatamente successivi all’introduzione della Legge 194 si è registrato, come atteso, un incremento dell’incidenza del fenomeno: fino a 234 mila Ivg nel 1982, pari a un tasso di abortività di 17,2 per 1000 donne in età compresa fra i 15 e i 49 anni.

 

Negli anni successivi il numero di interventi è costantemente diminuito. I dati definitivi relativi al 2006 indicano un totale di 131.018, con un tasso di abortività pari a 9,4 per 1000. I dati provvisori del 2007, riportati nella relazione annuale del ministero della Salute, indicano un ulteriore decremento del 3% rispetto all’anno precedente: 127.038 interventi, con un tasso di abortività di 9,1 per 1000. Rispetto al 1982, il tasso di abortività si è ridotto del 47,1%.

 

Il tasso di abortività per le minorenni è risultato nel 2006 pari a 4,9 per 1000 (4,8 per 1000 nel 2005), con valori che confermano il minore ricorso all’aborto tra le giovani italiane rispetto a quanto registrato negli altri Paesi dell’Europa occidentale.

 

Consulta le tabelle tratte dalla relazione (pdf 155 kb), con i tassi di abortività nelle diverse Regioni italiane nel 2006, i tassi e i rapporti di abortività in Italia dal 1982 al 2006, i tassi di abortività per classi di età nel 2006.

 

L’Ivg nelle Regioni italiane

Analizzando i dati per area geografica, emerge che il ricorso all’Ivg è prevalente al Nord (59.829 interventi nel 2006, -0,7% rispetto al 2005), seguito dal Sud (30.716, -2,1%), dal Centro (28.888, -1,4%) e dalle isole (11.585, -2,4%). In tutta Italia, la variazione percentuale è negativa rispetto al 2005, segno che l’Ivg è diminuita ovunque, in media dell’1,3% tra il 2005 e il 2006.

 

Dal confronto tra i tassi di abortività nel 1982, 1993 e 2004, in tutte le Regioni si osserva una generale diminuzione, in particolare in Emilia Romagna e Puglia.

 

Tutte le Regioni, tranne Marche e Lazio, sono state in grado di fornire un dato aggiornato della percentuale del personale obiettore. Si evince un notevole aumento generale dell’obiezione di coscienza negli ultimi anni per tutte le professionalità, con percentuali pari al 69,2% per i ginecologi (rispetto al 59,6% della precedente relazione), 50,4% per gli anestesisti (rispetto a 46,3%) e 42,6% per il personale non medico (39% nella precedente relazione). Questi valori raggiungono percentuali particolarmente elevate nel Sud.

 

L’Ivg fra le donne immigrate

Accanto a questa riduzione generale, però, si deve osservare un aumento costante delle interruzioni di gravidanza fra le donne straniere, dovuto al fatto che oggi in Italia l’immigrazione non è più un fenomeno transitorio, ma stabile e strutturale.

 

Nel 1996 sono state registrate 10.131 Ivg fra le donne straniere (7,4% del totale), nel 2000 21.201 (15,9%) e nel 2003 31.836 (26%). Nel 2005 le Ivg di donne straniere erano il 29,6% del totale e nel 2006 sono ulteriormente aumentate, superando quota 40 mila, pari al 31,6% del totale.

 

Questo fenomeno influisce peraltro sull’andamento generale dell’Ivg in Italia, “nascondendo” di fatto la diminuzione relativa alle donne italiane. Se si considerano infatti soltanto le italiane, le Ivg nel 2006 sono scese a 90.587 nel 2006, con una riduzione del 3,7% rispetto al 2005 e del 61,4% rispetto al picco del 1982.

Le percentuali sono risultate ancora più elevate nelle Regioni del Centro-Nord caratterizzate da una maggiore presenza di immigrati. L’andamento dell’Ivg, differenziato per cittadinanza, presenta una continua diminuzione delle Ivg tra le donne italiane e un continuo incremento tra le donne straniere. Queste ultime presentano un tasso di abortività circa tre-quattro volte più alto rispetto a quello delle italiane.

Per approfondire la conoscenza degli aspetti individuali e culturali, che rappresentano una componente importante nelle scelte riproduttive, l’Istituto superiore di sanità ha condotto nel 2004 un’indagine multicentrica (pdf 1,40 Mb) sul ricorso all’Ivg tra le donne immigrate. L’indagine è stata coordinata dal reparto Salute della donna e dell’età evolutiva dell’Iss (dal 1980 responsabile del sistema di sorveglianza epidemiologica delle Ivg), in collaborazione con l’Agenzia di sanità pubblica della Regione Lazio.

L’Ivg nel mondo
Secondo un rapporto (pdf 88 kb) del 2007 del Guttmacher Institute sull’aborto volontario nel mondo, tra il 1995 e il 2003 il numero di aborti indotti è diminuito nel mondo, passando da circa 46 milioni a 42 milioni. Questo declino è stato più forte nei Paesi sviluppati rispetto a quelli in via di sviluppo, dove più della metà degli aborti sono illegali e praticati senza misure di igiene e sicurezza. La diminuzione più forte si è avuta nell’Europa dell’est, dove il tasso è crollato in pochi anni da 90 a 44 per 1000 soprattutto per merito della diffusione di contraccettivi. Un lieve declino si è registrato in Asia e America Latina, mentre in Africa dal 1995 al 2003 il numero di aborti è aumentato. Il tasso di abortività più basso del mondo si registra in Europa occidentale, con 12 Igv ogni 1000 donne tra i 15 e i 44 anni.