Il morbo di Creutzfeldt-Jakob (CJD) è una malattia neurodegenerativa rara e
conduce alla morte chi ne è colpito. La malattia prende il nome dai due
medici che fra il 1920 e il 1921 riconobbero i primi casi (sebbene oggi
questi sembrino piuttosto atipici). La malattia rientra fra le encefalopatie
spongiformi per l’aspetto che acquistano i tessuti cerebrali dei
pazienti colpiti. A tutt’oggi si riconoscono diverse forme del morbo.
Quella più frequente (circa l’85 per cento dei casi) è la forma
sporadica: non è ancora nota la causa e colpisce generalmente persone di età
superiore ai 50 anni. I sintomi tipici comprendono una progressione rapida
verso uno stato di demenza, a cui è associato un andamento molto particolare
dell’elettroencefalogramma. Nel tessuto cerebrale, la malattia porta a
lesioni (“buchi”, da cui il nome encefalopatia spongiforme, riferito alla
CJD) accompagnate da placche amiloidi, ossia accumuli di particolari
proteine.
La nuova variante.
E’ forse la forma di CJD che ha riscosso maggiore eco, la nuova variante
del morbo di Creutzfeld-Jakob (nvCJD), quella legata al consumo di carne
bovina infetta, identificata per la prima volta nel 1996. I primi casi
risalgono alla metà degli anni ’90, in Inghilterra. Rispetto alla forma
sporadica, colpisce principalmente persone in giovane età (dai 15 ai 50
anni) con una sopravvivenza media di circa 15 mesi. Il periodo di
incubazione è tutt’ora ignoto, ma svariate indagini lo posizionano in un
arco di tempo che va da 4 a 40 anni. Le persone che ne sono colpite mostrano
disturbi di tipo sensoriale, accusano forti dolori, perdita di memoria,
movimenti involontari, fino a un vero e proprio stato demenziale, al mutismo
e all’immobilità, fino alla morte. Dal punto di vista clinico, rispetto alla
CJD sporadica, le lesioni cerebrali sono più estese, le placche amiloidi
sono più allungate e maggiormente circondate dai buchi che caratterizzano la
struttura spongiforme. Inoltre in questa forma si osservano gli accumuli
della proteina patologica non solo a livello cerebrale, ma anche nel tessuto
linfatico, fra cui le tonsille. Tutti elementi che fin dall’inizio hanno
fatto pensare ai ricercatori di essere di fronte a una nuova forma di
encefalopatia. Si aggiungono poi particolari aspetti
dell’elettroencefalogramma, oltre alla presenza di una proteina particolare
(frammento 14-3-3) nel liquor, il liquido cerebrospinale.
Per quanto riguarda la modalità di trasmissione, la questione è ancora molto
controversa in ambiente scientifico. Molti identificano l’agente infettivo
in una proteina mutata: il prione (dall’inglese, PRoteinaceus Infectious
ONe). Si tratterebbe di una forma modificata e quindi patologica della
normale proteina prionica: effetto e causa del contagio.
L’estrema resistenza di queste molecole modificate le renderebbe in
grado di sopportare senza degradarsi molti processi di lavorazione della
carne e di entrare nell’organismo umano per via alimentare. Da qui poi
riuscirebbero a raggiungere il sistema nervoso centrale e lì ad attaccare le
proteine prioniche “sane”, inducendo la modificazione patologica alla base
del decorso della malattia. Si tratta, comunque, ancora di ipotesi, tutt’ora
al vaglio delle indagini.
CJD Familiare.
Accanto alla forma sporadica e alla variante, sono state riconosciute anche
tre forme familiari, associate cioè a particolari mutazioni nel gene che
codifica per la proteina prionica (PrP). Questo significa che individui
appartenenti alla stessa famiglia hanno un rischio maggiore di ammalarsi. In
particolare la malattia di Creutzfeld-Jakob familiare si manifesta più
precocemente della forma sporadica.
La sindrome di Gerstmann-Sträussler-Scheinker (GSS) è unamalattia ereditaria
associata anch’essa a mutazioni nel gene della PrP e caratterizzata da
movimenti involontari e da demenza. Il decorso clinico della GSS oscilla tra
i 2 ed i 10 anni.
Infine fra le encefalopatie spongiformi ereditarie, c’è l’insonnia familiare
fatale (IFF), unamalattia ereditaria rara sempre associata ad una mutazione
nel gene della PrP e caratterizzata da insonnia e da disturbi del sistema
nervoso centrale.
CJD Iatrogena.
Esistono anche forme di CJD associate a contatto con materiale infetto.
In particolare la Creutzfeld-Jakob iatrogena compare in seguito ad infezione
accidentale dovuta a procedure mediche con materiale biologico contaminato o
ferri chirurgici non correttamente decontaminati. Negli anni ’70 sono state
individuate diverse cause, fra cui il trapianto di cornea, l’uso di
strumenti neurochirurgici contaminati, l’utilizzo di elettrodi cerebrali
profondi. Nel 1985 è stato invece riconosciuto il primo caso di CJD
iatrogena dovuta alla assunzione di ormone della crescita, quando ancora
veniva estratto da cadavere. In Italia, la maggior parte dei casi è seguita
a interventi neurochirurgici, in particolare per impianto di dura mater, la
membrana che avvolge l’encefalo.
Kuru.
Fino a qualche decina di anni fa il Kuru, ha mietuto innumerevoli vittime
fra gli abitanti della Nuova Guinea. Questa malattia colpisce il sistema
nervoso centrale e porta sempre alla morte. Gli studi effettuati da
Charleton Gajdusek negli anni ’50 su questa malattia hanno permesso di
capire che la causa dell’epidemia apparentemente circoscritta alle sole
regioni della Nuova Guinea stava nei riti funerari delle popolazioni
indigene che prevedevano di cibarsi delle cervella dei morti. Il contagio
avveniva dunque presumibilmente per via alimentare, per assunzione di carne
infetta.
Incidenza
La maggioranza dei casi, circa l’85 per cento, riguardano la forma
sporadica, mentre le forme familiari si attestano sul 10-15 per cento.
Per quanto riguarda la nuova variante legata alla “mucca pazza”, in Italia
non è stato segnalato alcun caso.
In Europa è nato nel 1993 un
sistema europeo di sorveglianza su tutte le encefalopatie umane, in
risposta al dilagare dell’epidemia di encefalopatia spongiforme bovina (Bse,
meglio noto come il morbo della “mucca pazza”) che colpiva le mandrie dei
bovini inglesi.
Il sistema garantisce una analisi epidemiologica unica per una malattia
considerata rara, che consente di tenere sotto controllo l’andamento
dell’incidenza della forma sporadica e familiare, e contemporaneamente
monitora ogni possibile incremento come effetto della Bse.
In Italia la gestione del progetto fu affidata fin dal 1993 al gruppo di
Maurizio Pocchiari, all’Istituto Superiore di Sanità e fornisce
aggiornamenti periodici del
registro dei casi accertati.
Oggi a distanza di sette anni dal suo avvio, paesi come Italia, Germania,
Francia e Inghilterra possono vantare un sistema di sorveglianza capillare,
ben strutturato e funzionante. E secondo gli esperti, è stato proprio questo
che ha permesso nel 1995 di riconoscere il primo caso umano di nvCJD.