Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

legionellosi

Aspetti epidemiologici

In Italia

 

Revisione a cura di Maria Cristina Rota – Istituto superiore di sanità

 

12 gennaio 2016 - La legionellosi è soggetta a obbligo di notifica nella classe II (DM 15 dicembre 1990), ma dal 1983 è anche soggetta a un sistema di sorveglianza speciale  che raccoglie informazioni dettagliate in un apposito registro nazionale, che ha sede presso l’Istituto superiore di sanità (Iss). Nonostante questo, secondo il Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps) e il Dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie e Immunomediate dell’Iss, che annualmente producono un rapporto sull’incidenza della malattia nel nostro Paese, il numero di casi è sottostimato sia per un mancato invio delle schede di segnalazione da parte dei sistemi sanitari locali che per una mancata diagnosi.

 

Incidenza e fattori di rischio

Secondo i dati contenuti nel rapporto annuale sulla legionellosi in Italia, all’Iss nel 2015 sono pervenute complessivamente 1569 schede di sorveglianza relative ad altrettanti casi di legionellosi; di questi 1548 sono confermati e 21 probabili. Il 78% dei casi è stato notificato da 6 Regioni (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e Piemonte), il 22% è stato notificato dalle rimanenti 14 Regioni e Province Autonome (PA). L’incidenza della legionellosi in Italia nel 2015 è risultata pari a 25,8 casi per milione di abitanti, in lieve incremento rispetto all’anno passato (25,1/1.000.000), così come il numero assoluto di casi. Tuttavia, si osserva un gradiente Nord-Sud con valori pari a 38,9 casi per milione al Nord, 25,9 per milione al Centro e 8,5 per milione al Sud.

 

Figura 1: Numero di casi e tasso di incidenza della legionellosi dal 1997 al 2015 –

 

Fonte: Rapporto annuale sulla legionellosi in Italia, Iss 2016

 

Dei 1569 casi notificati, 200 casi (12,7%) avevano pernottato almeno una notte in luoghi diversi dall’abitazione abituale (alberghi, campeggi, navi, abitazioni private), 82 (5,3%) erano stati ricoverati in ospedale, 38 casi (2,4%) erano residenti in case di riposo per anziani o in residenze sanitarie assistenziali o strutture di riabilitazione, 13 casi (0,8%) avevano altri fattori di rischio (carceri, comunità chiuse). Inoltre, 20 casi (1,3%) classificati come comunitari hanno riportato di aver frequentato piscine e 16 casi (1%) di aver ricevuto cure odontoiatriche. Il 50,9% dei pazienti affetti da legionellosi presentava altre patologie concomitanti, prevalentemente di tipo cronico-degenerativo (diabete, ipertensione, broncopatia cronico-ostruttiva, 75,8%), neoplastico (15,9%), infettivo (3,4%), trapianti (1,6%) e altre patologie (1,3%).

 

Infezioni nosocomiali

Nel 2015 i casi nosocomiali segnalati sono stati 82 (5,3% dei casi totali notificati), di cui 33 (40%) di origine nosocomiale confermata e 49 (60%) di origine nosocomiale probabile. L’83% dei casi nosocomiali sono stati notificati da Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e PA di Trento.

 

Figura 2: Numero (e proporzione) di casi di legionellosi di origine nosocomiale dal 2000 al 2015

 

Fonte: Rapporto annuale sulla legionellosi in Italia, Iss 2016

 

Esito della malattia e agente eziologico

L’esito della malattia è noto per il 45,5% dei pazienti; di questi, nell’88,4% dei casi è stata segnalata guarigione o miglioramento, mentre nel 11,6% dei casi il paziente è deceduto. La letalità totale (calcolata sul totale dei casi per i quali è disponibile l’informazione sull’esito della malattia) è pari a 9,5%. Considerando, invece, solo i casi di origine nosocomiale la letalità è pari al 44,2%.

 

In tutti i casi diagnosticati tramite esame colturale, l’agente eziologico responsabile della patologia è stato Lp sg 1 (L. pneumophila sierogruppo 1).

 

Sorveglianza internazionale e casi associati a viaggi

Le informazioni relative ai pazienti stranieri che hanno probabilmente acquisito l'infezione in Italia sono state fornite fino al 30 marzo 2010 dal programma di sorveglianza europeo denominato Ewglinet (European Surveillance Scheme for Travel Associated Legionnaire's Disease), coordinato dal Communicable Disease Surveillance Centre (Cdsc) dell’Health Protection Agency (Hpa) di Londra. Dal 1 aprile 2010 il programma è stato trasferito a Stoccolma e viene coordinato e gestito dall’Ecdc e ha preso il nome di ELDSnet (European Legionnaires’Disease Surveillance network). I casi che si verificano in cittadini italiani che hanno viaggiato in Italia o all’estero vengono invece notificati dall’Iss all’ELDSnet.

 

Considerando complessivamente sia i turisti italiani che quelli stranieri, nel 2015 sono stati notificati all’Iss 351 casi di legionellosi associata ai viaggi. I casi in turisti italiani sono stati complessivamente 192, di cui oltre il 90% avevano soggiornato in albergo e il rimanente 10% in altre strutture ricettive. La maggioranza dei turisti italiani ha viaggiato in Italia e 44 hanno soggiornato presso strutture recettive già associate a casi di legionellosi. Solo il 12% dei casi la meta del viaggio è stata una località straniera. I casi di legionellosi verificatisi in turisti stranieri che hanno visitato l’Italia e notificati all’Iss dall’ELDSnet sono stati complessivamente 159. I Paesi di provenienza della maggior parte dei turisti stranieri sono: Germania (18,2%), Olanda (15,7%), Regno Unito (15,7%), Francia (11,9%), Svizzera (9,4%).

 

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