Roberto Romi - dipartimento di Malattie infettive, parassitarie e immunomediate (Mipi), Iss
22 settembre 2011 - L’insorgenza di sei casi
di malaria in Grecia, registrati dal mese di giugno 2011
a Evrotas e Laconia nella Regione del Peloponneso, e a
Calcide, ha portato alla pubblicazione di un
rapid risk assessment (pdf 890 kb) da parte dello
European centre for disease prevention and control
(Ecdc). L’indagine condotta ha rilevato che il rischio
maggiore di contrarre la malattia coinvolge i residenti e i
visitatori dell’area di Evrotas. Sono invece necessarie
maggiori indagini per definire con più sicurezza il
rischio a Calcide. Inoltre, dai dati a disposizione
delle autorità competenti è emerso che la zona è
interessata dalla trasmissione locale del P. vivax
da tre anni ed è probabile che si continuino a
verificare cluster annuali di casi umani. Tuttavia il
rischio che la trasmissione della malaria si estenda
nell’Unione europea è al momento classificato come
basso.
L’evento, cui fa riferimento anche l’articolo pubblicato, a settembre 2011, su Eurosurveillance “Plasmodium vivax malaria in a Romanian traveller returning from Greece, August 2011”, non costituisce un evento straordinario per l’Europa intesa come Regione fisico-politica dove la malaria non è più presente in forma endemica da oltre 30 anni, tuttavia rappresenta una sentinella da non sottovalutare.
Infatti, sebbene l’Europa sia stata dichiarata ufficialmente dall’Oms malaria free, negli ultimi decenni sono stati riportati casi autoctoni, cioè contratti localmente, in quasi tutti i Paesi del continente. Appare evidente che a fronte di circa 15 mila casi annuali di malaria importata (contratta da viaggiatori europei in zone di endemia), i casi autoctoni sono globalmente poche decine e la maggior parte di questi sono causati da eventi occasionali e accidentali come l’importazione di zanzare anofeli infette con voli internazionali (malaria d’aeroporto o da bagaglio), scambio di siringhe tra tossico dipendenti, trasfusioni, trapianti e contaminazione di strumenti ospedalieri (malaria nosocomiale). Tuttavia i casi che destano maggiore preoccupazione sono rappresentati da quelli definiti di malaria autoctona introdotta e dovuti alla trasmissione del plasmodio da parte di anofeli indigene (infettate per importazione), ancora presenti soprattutto nei Paesi europei affacciati nel Mediterraneo. Si tratta di potenziali vettori responsabili di casi di malaria autoctona sporadici in Italia e Corsica (Anopheles labranchiae), in Spagna (An. atroparvus) e, soprattutto i Grecia (An. Sacharovi e An. superpictus). Si tratta in totale di circa una ventina di casi, di cui solo uno è avvenuto nel nostro Paese, dovuti per la quasi totalità a Plasmodium vivax, agente eziologico di una forma di malaria a esito benigno, che sembra l’unica specie plasmodiale in grado di adattarsi ai vettori europei (con la probabile eccezione di An. superpictus, forse più competente verso P. falciparum).
Tuttavia il costante aumento della temperatura media, le modifiche ambientali dovute all’opera umana, e altri fenomeni compresi nel concetto generale di globalizzazione, hanno suscitato la preoccupazione delle autorità sanitarie di questi Paesi circa un possibile ritorno dell’endemia malarica nell’Europa meridionale. Il fenomeno è stato studiato in un progetto europeo quinquennale a cui ha partecipato anche l’Italia, e da cui è emerso che nonostante sia impossibile lo sviluppo di una situazione di endemia, permangono aree a rischio in cui singoli casi o focolai epidemici limitati potrebbero ancora verificarsi occasionalmente. Per questo motivo le autorità sanitarie devono rimanere vigili e deve proseguire il lavoro degli esperti del settore. Infine, per quanto riguarda il turismo in territorio Ellenico, bisogna ricordare che gli anofelini sono zanzare prettamente rurali, assenti nei principali circuiti turistici, nella gran parte delle isole, nei centri abitati e lungo le spiagge.
Risorse utili
Per ulteriori informazioni è possibile consultare:
malaria in Grecia: articolo Eurosurveillance (set 2011)