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melanoma

Il melanoma è un tumore maligno che si origina dai melanociti della cute e delle mucose, da quelli che costituiscono i nevi o, molto più raramente, dai melanociti posti in sedi extracutanee (occhio, meningi, orecchio interno, etc...). Il melanoma si sviluppa in tempi successivi attraverso vari stadi di progressione in cui presenta aspetti clinici ed istologici diversi.

Come è noto, tradizionalmente si distingue in 4 varietà cliniche:

1. melanoma a diffusione superficiale

2. lentigo maligna melanoma

3. melanoma lentigginoso acrale

4.melanoma nodulare

Le prime tre lesioni iniziano con una diffusione ‘piana’ sulla superficie cutanea, che rappresenta la fase di crescita orizzontale (melanoma piano). Dopo un periodo di tempo variabile, questi tumori possono sviluppare componenti nodulari invasive (melanoma piano-cupoliforme).

Invece il melanoma nodulare fin dal primo momento è un nodulo invasivo in profondità (melanoma cupoliforme).

Si tratta di una distinzione importante che non ha solo valore accademico, ma si correla bene anche con la prognosi della neoplasia. Infatti, tra i vari fattori che possono essere presi in considerazione per prevedere l’evoluzione del melanoma, attualmente si considera di primaria importanza lo spessore massimo del tumore*.

 

Epidemiologia

Rarissimo prima della pubertà, il melanoma colpisce prevalentemente soggetti di età compresa tra i 30 ed i 60 anni e di classe sociale medio-alta.

Considerato fino a pochi anni or sono una neoplasia rara, oggi mostra una incidenza in crescita costante in tutto il mondo e numerosi studi suggeriscono che essa sia addirittura raddoppiata negli ultimi 10 anni.

A livello mondiale, si stima che nell’ultimo decennio il melanoma cutaneo abbia raggiunto i 100.000 nuovi casi l’anno: un aumento di circa il 15% rispetto al decennio precedente. Il melanoma cutaneo è, in particolare, decine di volte più frequente nei soggetti di ceppo europeo (caucasici) rispetto alle altre etnie. I tassi di incidenza più elevati si riscontrano infatti nelle aree molto soleggiate e abitate da popolazioni di ceppo nordeuropeo, con la pelle particolarmente chiara.

In Italia la stima dei melanomi, e dei decessi ad essi attribuiti, è tuttora approssimativa: si aggira attorno a 7.000 casi l’anno.

Per quanto concerne la mortalità, sulla base della documentazione disponibile dalle strutture nazionali, esiste una difficoltà a distinguere, nei certificati di morte così come sono predisposti, il melanoma dagli altri tumori maligni della pelle. A questa carenza lo specialista può sopperire induttivamente, sapendo che:  a) il decesso per tumore cutaneo di una persona al di sotto dei 45 anni è molto probabile sia dovuto a melanoma; b) al di sotto dei 65 anni, solo raramente non lo è.

Nell’ultimo quinquennio, dunque, in Italia i decessi attribuiti a melanoma cutaneo sono stati 4.000 nei maschi e oltre 3.000 nelle femmine, corrispondenti a tassi medi di mortalità rispettivamente di 5 e 6 su 100.000 abitanti l’anno. Però con punte di incidenza superiori a 10 per 100.000 abitanti in ambedue i sessi a Trieste e superiori al 6-7 per 100.000 a Genova, in Veneto ed in Romagna.

Nelle Regioni  italiane settentrionali la mortalità per melanoma cutaneo è – per entrambi i sessi -  circa il doppio di quella registrata nelle Regioni meridionali.

Nelle popolazioni europee, o di origine europea, tra il 1980 e il 2000 l’incidenza del melanoma cutaneo è aumentata ad un ritmo dei 4-8 per cento l’anno.

A livello delle diverse sedi anatomiche, il maggior aumento dell’incidenza è stato per i melanomi del tronco e minimo per quelli della testa e del collo, per quelli delle gambe gli incrementi sono stati più marcati nel sesso femminile.

 

Prevenzione

Gli incrementi, pur più modesti, nei tassi di mortalità testimoniano che il melanoma cutaneo è effettivamente aumentato nelle popolazioni europee, o di origine europea, e che le recentissime flessioni della mortalità, soprattutto nei giovani, sono ascrivibili ai primi risultati favorevoli della diagnosi precoce.

Ma anche l’aumento dei tassi di incidenza dei melanomi sottili rispetto a quelli più spessi, porta a ritenere che i progressi diagnostici siano in parte alla base degli aumenti di incidenza riscontrati, soprattutto nell’ambito dell’ultima decina d’anni.

Infatti negli ultimi 20 anni, mentre le modalità di trattamento non sono molto cambiate, è aumentato notevolmente il numero dei melanomi asportati in fase precoce. Questo aspetto risulta particolarmente evidente in quelle aree geografiche in cui sono state condotte delle campagne di prevenzione secondaria.

Infatti il melanoma cutaneo ha una prognosi - cioè un’evoluzione nel tempo - strettamente dipendente dallo spessore raggiunto nella pelle al momento della sua diagnosi e asportazione.

Se il melanoma è ancora rimasto confinato agli strati cutanei superficiali, la prognosi è generalmente buona, con guarigione del paziente.

Viceversa, se il melanoma ha raggiunto gli strati più profondi perché ha avuto molto tempo di accrescersi prima della sua identificazione ed asportazione, i rischi di vita per il paziente sono molto elevati. Individuare il melanoma quanto più precocemente possibile rappresenta quindi la principale arma per tentare di ridurne la mortalità.

Grazie, quindi, a campagne di educazione sanitaria per incentivare nella gente la sensibilità al “neo che cambia”, adesso la quota di melanomi scoperti quando la prognosi può essere ancora favorevole è arrivata al 60-70%.

Il risultato è stato il miglioramento della sopravvivenza: nel 1960 solo la metà dei malati di melanoma era ancora in vita 5 anni dopo la prima diagnosi, mentre oggi lo è circa l’80% di essi, quindi un 30% in più.

 

Altri tumori maligni della pelle: carcinomi cutanei

Oltre al melanoma, i carcinomi – o epiteliomi – cutanei, comprendono i carcinomi  basocellulari, che non metastatizzando praticamente mai e hanno quindi una malignità “locale”, e quelli spinocellulari, fortunatamente più rari, perché possono andare incontro a disseminazione metastatica se diagnosticati e trattati tardivamente.

Anche per i carcinomi è stato dimostrato un aumento di frequenza, dovuto molto probabilmente agli effetti della esposizione solare eccessiva in soggetti “predisposti”. Infatti questi tumori sono più frequenti nei soggetti con pelle chiara, che non si abbronzano facilmente, e la loro comparsa è legata alla quantità cumulativa di luce solare assorbita dalla pelle durante la vita. Infatti i carcinomi cutanei sono più frequenti in chi lavora all’aria aperta (marinai, agricoltori….) e in persone d’età avanzata.

Rispetto ai carcinomi spinocellulari, però, è da segnalare che quelli basocellulari – molto frequenti, circa 50 volte più del melanoma – non risparmiano l’età adulto-giovanile (dai 25-30 anni in su), e la loro insorgenza appare associata non tanto alla quantità cumulativa di radiazioni ultraviolette assorbite nella vita (come per gli spinocellulari), bensì alle ustioni/scottature solari riportate, soprattutto in età infantile.

Questa caratteristica li accomuna al melanoma: infatti analogamente il rischio di melanoma è associato non tanto alla quantità cumulativa di radiazioni ultraviolette assorbite dalla pelle, ma al numero di scottature solari subite, soprattutto in età infantile-adolescenziale.

Da tutto ciò risulta quanto sia importante per la prevenzione dei tumori cutanei il consiglio di  limitare l’esposizione solare, evitando soprattutto le ore più calde e ‘a picco’, quando il rischio di scottarsi è maggiore, in particolare per le persone di pelle chiara.

 

* espresso in mm (secondo Breslow), determinato istologicamente mediante oculare micrometrico: a spessore crescente corrisponde una prognosi progressivamente peggiore, tenendo ben presente che pazienti con lesioni di spessore < 0,75 mm presentano aspettative di vita a 10 anni prossime al 100%.

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Ultimo aggiornamento martedi 1 aprile 2014
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