Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Malattie batteriche invasive (sepsi e meningiti)

Aspetti epidemiologici

revisione a cura di Fortunato Paolo D'Ancona - reparto Epidemiologia delle malattie infettive, Cnesps - Iss

 

Nel mondo

 

13 settembre 2012 - Secondo i dati dell’Oms, a livello mondiale, i tassi più alti di Neisseria meningitidis (meningococco) si registrano nella cosiddetta meningitis belt (fascia della meningite), area che comprende i Paesi dell’Africa subsahariana, dal Senegal all’Etiopia. In questa zona, dove vivono circa 300 milioni di persone, la malattia è endemica e la stagione secca favorisce la diffusione della malattia. Nella meningitis belt il ceppo di meningococco A è responsabile di circa l’80-85% di tutti i casi di malattia, con intervalli di 7-14 anni tra un’epidemia e un’altra. Nel 2009, 14 Paesi africani hanno riportato il più alto numero di casi dall’epidemia del 1996: 88.199 casi sospetti di cui 5352 letali. Nel 1996, infatti, in questa zona si è verificata la più grave epidemia di meningite mai registrata, con circa 250.000 casi e 25.000 morti in Niger, Nigeria, Burkina Faso, Ciad, Mali e altri Paesi limitrofi. La carenza di vaccini e di sistemi sanitari e di cura hanno sicuramente inciso sulle proporzioni dell’epidemia.

 

Secondo i Cdc americani nei Paesi in cui la malattia meningococcica è endemica, il tasso di attacco varia tra 1-3 per 100.000 persone. La mortalità della malattia è significativa (14% dei casi), soprattutto nella forma fulminante e, tra i pazienti che guariscono, un altro 10-15% subisce danni permanenti. Nei Paesi ad alto reddito e a clima temperato il numero di casi di meningite è piuttosto sporadico (aumentano in inverno e primavera) e non sono frequenti importanti focolai epidemici. In Europa e negli Stati Uniti, la maggior parte dei casi è data da meningococco sierogruppo B e C, che hanno generato epidemie in Canada nel biennio 1992-93 e in Spagna nel 1995-97. Negli ultimi anni, un numero elevato di casi (principalmente dovuti al gruppo B) viene registrato in Nuova Zelanda dove, secondo quanto riportato sul sito del Public Health Surveillance neozelandese, nel 2011 si è registrato un tasso di 2,7 casi ogni 100.000 abitanti (valore significativamente più alto di quello pre-epidemico di 1,5 per 100.000 registrato tra il 1989 e il 1990). In Asia, come in Africa, il serogruppo A di Neisseria meningitidis è il più diffuso.

 

Secondo le fact sheet Oms, la maggior parte dei decessi causati da Haemophilus influenzae di tipo b avviene nei Paesi in via di sviluppo. Tuttavia la meningite Hib è un grave problema sanitario anche in quei Paesi in cui i tassi di mortalità sono molto più elevati di quelli osservati nei Paesi in via di sviluppo. L’Oms stima inoltre che l’Hib può causare 8,1 milioni di casi di malattia severa e 363 mila decessi ogni anno tra i bambini Hiv negativi sotto i cinque anni di età.

 

Riguardo allo Streptococcus pneumoniae, i dati Oms riferiscono 14,5 milioni di casi di malattia severa a livello mondiale e 735 mila decessi ogni anno tra i bambini Hiv negativi sotto i cinque anni di età. L’uso del vaccini disponibili ha ridotto in maniera considerevole il numero dei casi da sierotipi inclusi nel vaccino (come negli Stati Uniti o in Israele):

  • secondo il “Pink Book. Epidemiology and Prevention of Vaccine-Preventable Diseases”, pubblicato a maggio 2012 dai Cdc americani, l’incidenza globale della malattia invasiva da pneumococco negli Stati Uniti tra il 1998 e il 1999 è stata stimata essere di circa 24 casi per 100.000 persone. Tuttavia, i tassi di incidenza variano significativamente per gruppi d’età. I tassi più alti si registrano tra i bambini piccoli, specialmente quelli con meno di 2 anni d’età, tra i quali, nel 1998, si è registrato un tasso del 188 per 100 mila abitanti (20% di tutti i casi). L’incidenza è stata minima nel gruppo d’età 5-17, salendo a 61 casi ogni 100.000 abitanti tra gli ultra 65enni. Nel 2008, l’incidenza globale della malattia invasiva da pneumococco negli Stati Uniti è stata del 14,5 casi su 100.000 abitanti
  • nell’articolo “Rapid reduction in invasive pneumococcal disease after introduction of PCV7 into the National Immunization Plan in Israel” pubblicato su Vaccine ad agosto 2012, gli autori descrivono la riduzione di casi di malattia invasiva da pneumococco registrata in Israele dopo l’introduzione (a luglio 2009) del vaccino pneumococcico coniugato eptavalente (PCV7) nel programma di vaccinazione nazionale. Infatti, nel 2009 e nel 2010 relativamente ai casi di malattia invasiva da sottotipi di pneumococco inclusi nel vaccino 7 Valente si sono registrati rispettivamente tassi di incidenza di 15,9 e 5,4 ogni 100.000 abitanti, valori molto più bassi (il 43% e 81% in meno) rispetto all’incidenza media del 27,8 per 100.000 rilevata tra il 2003 e il 2007.