La meningite è un’infiammazione delle membrane (le meningi) che avvolgono il cervello e il midollo spinale. La malattia è generalmente di origine infettiva e può essere virale, batterica o causata da funghi. La forma virale, detta anche meningite asettica, è quella più comune: di solito non ha conseguenze gravi e si risolve nell’arco di 7-10 giorni. La forma batterica è più rara ma estremamente più seria, e può avere conseguenze fatali.
Il periodo di incubazione della malattia può variare a seconda del microorganismo causale. Nel caso della meningite virale va dai 3 ai 6 giorni, per la forma batterica dai 2 ai 10 giorni. La malattia è contagiosa solo durante la fase acuta dei sintomi e nei giorni immediatamente precedenti l’esordio.
In Italia dal 1996 è attivo un sistema di sorveglianza dedicato alle meningiti batteriche che negli anni successivi si è ampliato a includere tutte le malattie invasive da meningococco, pneumococco ed emofilo. Ogni anno vengono segnalati al sistema, coordinato dall’Istituto superiore di sanità, circa 800 casi. Per i casi in cui si conferma l’eziologia da meningococco, il Dipartimento di malattie infettive dell’Iss effettua la caratterizzazione del microorganismo, indispensabile per la comparazione delle caratteristiche fenotipiche e genotipiche dei ceppi responsabili di casi nel nostro Paese e negli altri Paesi europei.
Cause e agenti patogeni
I batteri che sono più frequente causa di meningite sono tre:
Per quanto riguarda la meningite virale, gli agenti più frequenti sono herpes virus ed enterovirus. La meningite di origine fungina si manifesta invece soprattutto in persone con deficit della risposta immunitaria, come per esempio i malati di Aids, e può rappresentare comunque un pericolo per la vita.
Sintomi e diagnosi
I sintomi della meningite sono indipendenti dal germe che causa la malattia. I sintomi più
tipici includono:
L’identificazione del microorganismo responsabile viene effettuata su un campione di liquido cerebrospinale o su sangue.
Fattori di rischio e possibili complicazioni
Tra i fattori di rischio per lo sviluppo della meningite batterica vanno
elencati:
La malattia può avere complicazioni anche gravi, con danni neurologici
permanenti, come la perdita dell’udito, della vista, della capacità di
comunicare o di apprendere, problemi comportamentali e danni cerebrali, fino
alla paralisi. Tra le complicazioni di natura non neurologica possono
esserci danni renali e alle ghiandole surrenali, con conseguenti squilibri
ormonali.
Trattamento
Il trattamento della meningite batterica si basa soprattutto sulla terapia
antibiotica. L’identificazione del batterio che causa la malattia è
importante sia per orientare la terapia antibiotica del paziente, sia per
definire se è necessaria la profilassi dei contatti.
Prevenzione e vaccinazione
In caso di meningite da meningococco e, in misura minore, da
Haemophilus influenzae b, i
contatti stretti del malato hanno un maggior rischio di ammalarsi rispetto
alla popolazione generale. Per questo è indicata la loro profilassi
antibiotica e sorveglianza. Dagli anni Novanta è ormai comune la
vaccinazione contro Haemophilus influenzae
b, che in Italia rientra tra quelle previste per tutti i nuovi nati.
Sono disponibili sul mercato anche i vaccini contro alcuni ceppi di
pneumococco e alcuni sierogruppi di meningococco.
Per quanto riguarda lo pneumococco, sono disponibili il vaccino coniugato
eptavalente, raccomandato in alcuni Paesi per la vaccinazione di tutti i
neonati, e il vaccino 23 valente polisaccaridico.
Sul fronte della lotta al meningococco, sono attualmente disponibili vaccini
polisaccaridici contro i sierogruppi A, C, Y e W 135, che però forniscono
una protezione di breve durata ai soli soggetti di età maggiore di 2 anni.
Non esistono ancora vaccini per prevenire le meningiti da meningococco
sierogruppo B ma ci sono vaccini “coniugati” contro il gruppo C, efficaci
già nel primo anno di vita, che inducono una protezione persistente. In
alcuni Paesi a elevata incidenza è stata introdotta la vaccinazione per
tutti i nuovi nati.
In caso di focolai epidemici da meningococco C, le attuali raccomandazioni internazionali indicano l’opportunità di introduzione della vaccinazione su larga scala nell’area geografica interessata quando l’incidenza è superiore a 10 casi per 100.000 abitanti nell’arco di tre mesi.