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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Malattie batteriche invasive (sepsi e meningiti)

Le linee guida britanniche per la gestione della meningite meningococcica negli ambienti universitari potrebbero essere rilevanti per altri Paesi europei

di James Stuart e Anne Perrocheau

 

Fonte: Eurosurveillance Weekly 2005, vol. 10, n. 14

 

(Traduzione a cura della redazione di EpiCentro)

 

Health Protection Agency South West, Gloucester, England
Institut de veille sanitaire, Saint-Maurice, France
European Monitoring Group for Meningococci

 

In Gran Bretagna sono appena state pubblicate le linee guida sulla gestione della meningite meningococcica nelle università. Le università britanniche sono sempre più consapevoli del fatto che questa malattia causa enormi problemi e disagi nei campus. La situazione abitativa e lo stile di vita degli studenti pone infatti particolari problemi nella gestione della salute pubblica: per esempio, molti studenti sono fuori sede e quindi lontani da casa e vivono in stanze individuali in studentati che accolgono centinaia di persone. Una disinformazione sui casi di malattia può diffondersi rapidamente e dare luogo a fenomeni di panico. Gli studenti che hanno lasciato la propria famiglia da poco possono sentirsi particolarmente vulnerabili specialmente se non hanno un facile accesso ai servizi di assistenza sanitaria locali.

 

È risaputo che la meningite meningococcica può avere un picco di incidenza poco prima dei vent’anni e che questo picco corrisponde proprio all’età in cui la maggior parte degli studenti inizia l’università e al tempo stesso cresce la prevalenza di portatori sani. Gli studenti universitari britannici sono a più alto rischio rispetto ai propri coetanei che non studiano. Il rischio è più alto tra gli studenti del primo anno. Essi infatti sono più facilmente esposti a un’ampia varietà di ceppi di meningococco, con molti dei quali non sono mai venuti a contatto prima, e vivono in una situazione di intense relazioni sociali.

 

Questa pubblicazione fornisce alle università e ai servizi di salute pubblica suggerimenti per ideare strategie d’azione prima e dopo l’insorgenza di casi. Tra le indicazioni di prevenzione c’è quella di controllare l’avvenuta immunizzazione con il vaccino meningococcico C, raccomandato in Gran Bretagna fino all’età di 25 anni. Le linee guida propongono che ogni università formuli un protocollo di gestione per affrontare i casi e le epidemie. È essenziale che ci sia una comunicazione rapida e accurata che aumenti il grado di conoscenza dei sintomi tra gli studenti e gli operatori sanitari, e al tempo stesso rassicuri gli studenti. Vengono quindi raccomandati sistemi efficaci per monitorare e sostenere i ragazzi durante la malattia e per provvedere assistenza medica rapida quando necessario.

 

Sebbene le linee guida per gli studenti siano un documento pratico e completo che dà informazioni sulla patogenesi e la trasmissione di Neisseria meningitidis e sulle strategie di controllo per limitare la mortalità e la morbidità della malattia tra gli studenti universitari in Gran Bretagna, questo documento ha molta meno rilevanza in altri Paesi europei, come la Francia, perché gli studenti tendono a rimanere in famiglia durante il periodo universitario o a dividere un appartamento con pochi altri ragazzi, e tendono a socializzare in gruppi più piccoli. Pertanto in questi Paesi questo specifico gruppo di persone non è considerato ad alto rischio di meningite. In Francia, il tasso di meningite tra i teenager (tra i 15 e i 19 anni) è maggiore che in gruppi di età più alta ed è associato al comportamento sociale più che alle condizioni abitative.

 

Anche se la patogenicità di N. meningitidis è universale, si osservano enormi differenze nei tassi di incidenza tra i Paesi europei, sia tra quelli confinanti che all’interno di uno stesso Paese. Questo riflette differenze nell’epidemiologia dei ceppi che circolano, dei fattori ambientali come delle condizioni abitative, e forse anche di alcuni fattori genetici e delle strategie e politiche di controllo sanitario nazionali. I programmi di vaccinazione sono uno strumento di prevenzione primaria per la meningite, ma molto importanti sono anche l’identificazione precoce e il rapido intervento medico per limitare le fatalità e la trasmissione e per prevenire casi secondari. I Paesi che hanno già prodotto raccomandazioni su questi temi dovrebbero condividerle con quelli che invece mancano dell’expertise o della capacità di ideare e definire linee guida nazionali. Il confronto tra linee guida e l’impatto di queste linee guida sono cruciali per controllare meglio la malattia a livello nazionale ed europeo.

 

 

Bibliografia

 

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5.  Health Protection Agency Communicable Disease Surveillance Centre, London, United Kingdom: unpublished data.

6.  Perrocheau A., Levy-Bruhl D. Les infections invasives à méningocoques en France en 2003. Bulletin Epidémiologique Hebdomadaire 2004 (46): 217-20. (http://www.invs.sante.fr/beh/2004/46/beh_46_2004.pdf)
7.  Purcell B, Samuelsson S, Hahne SJ, Ehrhard I, Heuberger S, Camaroni I, et al. Effectiveness of antibiotics in preventing meningococcal disease after a case: systematic review. BMJ 2004; 328(7452):1339. (http://bmj.bmjjournals.com/cgi/content/full/328/7452/1339)