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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

morbillo

Rinnovare l’impegno per eliminare morbillo e rosolia

Stefania Iannazzo - ministero della Salute

 

7 marzo 2013 - L’Italia si è impegnata formalmente nel 2003 per l’eliminazione di morbillo e rosolia congenita, con l’approvazione del Piano per l’eliminazione del morbillo e della rosolia congenita, Pnemorc. È innegabile che siano stati raggiunti risultati significativi, ma evidentemente non sufficienti se si guarda l’epidemiologia del morbillo e della rosolia: si pensi al fatto che continuano a verificarsi vaste epidemie di morbillo e a nascere bambini con sindrome/infezione da rosolia congenita.

 

Il fatto che il fallimento abbia interessato altri Paesi occidentali della Regione europea dell’Oms non deve servire da alibi, piuttosto portare a una riflessione sulle cause, sia comuni sia circostanziate, e spronare all’azione.

 

Certamente, si possono individuare alcuni forti elementi di criticità. Tra i quali:

  • la crisi economico-finanziaria, con il corteo di incertezza globale che la accompagna
  • la difficoltà di gestire i fondi per la prevenzione proprio per le attività cui sarebbero destinati e di individuare/riassegnare le priorità
  • i continui attacchi che le vaccinazioni e le istituzioni coinvolte nelle attività vaccinali subiscono e che negli ultimi tempi sono diventati più insistenti e pretestuosi
  • i mutamenti demografici ed epidemiologici che spostano le malattie infettive in secondo piano rispetto ad altri complessi quadri morbosi
  • il fatto che le vaccinazioni stiano sempre più acquisendo i connotati di interventi poco attraenti anche per gli attori della prevenzione e lo siano classicamente per i decisori.

E l’elenco sarebbe sicuramente più lungo, se si potessero riportare le esperienze di ogni singolo operatore, a tutti i livelli.

 

Credo, però, che la prima certezza sia rappresentata dal fatto che occorre non abbassare mai la guardia di fronte alle malattie infettive. Il secondo punto importante è che una riflessione è sicuramente più produttiva, e porta a valutazioni più ottimistiche, se fatta condividendo le esperienze, non solo quelle di fallimento ma anche e soprattutto di successo. Questo è il punto di forza maggiore del meeting che si è svolto a Roma a metà febbraio.

 

Questo incontro è stato un momento importante di informazioni per le delegazioni provenienti dai Paesi dell’area mediterranea, riguardo al processo e alle tappe di verifica dell’eliminazione di morbillo e rosolia. Ma è stato anche l’occasione per condividere le strategie adottate, individuare gli elementi di forza e le “best practice”, dissuadere su interventi troppo complessi da realizzare rispetto al risultato ottenibile.

 

Un’esperienza del genere dovrebbe, probabilmente, essere replicata anche a livello nazionale, allo scopo di rinnovare l’impegno e la motivazione nei confronti di un obiettivo di eliminazione che è stato definito “irrinunciabile”, di raccontare le proprie esperienze e di condividere le pratiche di successo. Ciò permetterebbe, tra l’altro, di ottimizzare le scarse risorse disponibili, contribuendo a rendere il sistema più efficiente e facendoci sentire, anche, un po’ più efficaci.

 

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