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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

morbillo

Tanti elementi per la buona attuazione del Piano nazionale

Renato Pizzuti, Osservatorio Epidemiologico regionale, Regione Campania


A mio parere il Piano nazionale per l’eliminazione del morbillo richiede, per poter raggiungere gli obiettivi stabiliti, un forte coordinamento a cui devono partecipare le Istituzioni centrali (Ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità) e le Regioni. Infatti tutti i lavori preparatori al piano, principalmente le conclusioni della Consensus conference, sono stati condotti e portati a termine dai soggetti istituzionali centrali proprio perché venisse assicurata la massima partecipazione possibile da parte di tutte le regioni e di tutte le componenti scientifiche del Paese. Pur con le difficoltà emerse dal confronto tra regioni spesso molto diverse tra di loro e con le conseguenti prevedibili diversificazioni nel recepimento del piano, sembra che tale obiettivo sia stato sufficientemente raggiunto.

A tale proposito la regione Campania ha recepito il piano già nel marzo di quest’anno, con un atto deliberativo, aderendo integralmente agli obiettivi proposti e cercando quindi di portarlo avanti rispettandone lo spirito iniziale.

La possibilità di osservare una disomogeneità nell’attuazione di quanto programmato comporta un rischio di rendere meno efficace il lavoro di tutti. Questo rischio è stato messo ben in luce con l’esperienza dell’epidemia di morbillo, in Campania, l’anno scorso. Si è trattato di una delle più grosse epidemie nel mondo occidentale degli ultimi anni,  perlomeno in epoca post vaccinale, con una stima di circa 40 mila casi. Nella regione, a fronte di tassi di copertura medi bassi ma non molto distanti da valori di altre regioni italiane, c’era una situazione di forte disomogeneità tra distretti sanitari. Alcuni di essi presentavano coperture molto alte, superiori al 90 per cento, altri molto basse. Questo ha fatto sì che nelle zone a bassa copertura si è osservato il grosso dell’epidemia, con quattro decessi e circa una ventina di encefaliti, mentre anche in distretti a copertura elevata si sono verificati casi secondari della malattia. Questo è il motivo di ciò che ho affermato all’inizio, vale a dire l’esigenza di un forte coordinamento centrale delle politiche sanitarie in campo vaccinale per dare uguali opportunità a ciascun partecipante per ottenere il vantaggio di tutti. E’ questo un discorso che riguarda sia le regioni a livello nazionale, che le singole ASL a livello regionale.

La corretta attuazione del piano richiederà anche una forte iniziativa di monitoraggio delle singole azioni regionali. In questo modo sarà possibile identificare eventuali punti critici e prospettare una serie di correttivi e di misure di supporto, specie per quelle aree del Paese tradizionalmente più svantaggiate sul piano della disponibilità di risorse e dell’organizzazione dei servizi.

E’ importante anche sottolineare due possibili punti critici. Il primo è quello che riguarda i sistemi informativi. Non è infatti sufficiente programmare una campagna di vaccinazione se non si ha a disposizione uno strumento informativo con cui programmare e valutare. I registri vaccinali, in particolare quelli informatizzati, sono un patrimonio comune di certe realtà sanitarie più avanzate. In altre, come la nostra, la situazione è più difficile da questo punto di vista. Quindi, un punto importante nell’atto deliberativo della regione Campania è proprio l’attenzione verso la creazione di un sistema informativo adeguato: un sistema che dia la possibilità di avere a disposizione le informazioni riguardanti le singole vaccinazioni fatte dai bambini e dagli adulti, e di calcolare in tempo reale gli indicatori utili, come le coperture vaccinali. Se non si ha a disposizione questo fondamentale strumento di programmazione, si tenderà inevitabilmente a lavorare molto e a produrre poco.

Un’altra cosa molto importante che si è cercato di introdurre nella delibera regionale, è la chiarezza degli obiettivi da raggiungere. Si sono dati degli obiettivi quantitativi alle aziende introducendo tali indicatori tra quelli utili per la valutazione dei direttori generali. Questo è un altro punto critico perché spesso le attività di prevenzione sono di fatto trascurate in un sistema a risorse predefinite, con il risultato che si rinuncia più facilmente a una campagna vaccinale che non alla creazione, ad esempio, di un nuovo ambulatorio.

Infine, un altro aspetto fondamentale per la buona riuscita del piano è costituito da ciò che riguarda gli aspetti relativi alla formazione degli operatori sanitari e alla corretta informazione dei cittadini. Sia per la rosolia che per il morbillo, c’è probabilmente un messaggio positivo che deve essere diffuso rispetto all’applicazione di alcune attività di prevenzione. E quindi la formazione degli operatori in questo senso diventa molto importante. Per quanto riguarda il morbillo, inoltre, l’impegno della formazione è sì essenziale, ma soprattutto mirato allo sviluppo di un clima di collaborazione tra i pediatri di base e quelli dei centri vaccinali. Molti dei problemi nella nostra regione sono nati proprio dalla mancanza di dialogo tra i pediatri di libera scelta e quelli dei centri vaccinali. Nel piano della regione Campania, quindi, è stato dato grande risalto proprio a questi aspetti di collaborazione tra pediatri appartenenti a categorie diverse. Soprattutto, si è riconosciuto alla figura del pediatra di libera scelta un ruolo preminente nella diffusione della corretta informazione, perché, a causa del suo rapporto continuativo con la famiglia, si trova nella condizione migliore per operare efficacemente.


 

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