Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

norovirus

Aspetti epidemiologici

I Cdc americani stimano che siano almeno 23 milioni ogni anno i casi di gastroenteriti acute dovute a un’infezione da norovirus e che, nel complesso, questi agenti siano responsabili del 50% del totale delle gastroenteriti. Tra le 232 epidemie riportate e monitorate dai Cdc tra il 1997 e il 2000, il 57% sono state attribuite a cibo infetto, il 16% a contatto diretto tra persone e il 3% ad acqua contaminata, mentre nel 23% dei casi la fonte non è stata identificata. Nel 36% dei casi l’epidemia ha avuto origine in un ristorante o una mensa, nel 23% in case di riposo, nel 13% in una scuola e nel 10% in villaggi vacanze o navi crociera. Esiste, secondo i dati dei Cdc, anche un trend di aumento della diffusione di norovirus negli ultimi anni. Dal luglio 2002, per esempio, il 41% delle epidemie totali di gastroenterite sono state associate con l’identificazione di un nuovo ceppo di norovirus.


In Italia

Il fatto che solo recentemente sia aumentata l’attenzione sul norovirus fa sì che siano poche le ricerche epidemiologiche sull’argomento in Italia. La provincia di Taranto è stata colpita da un’epidemia di norovirus nel 2006: secondo uno studio pubblicato su Eurosurveillance, che ha analizzato il caso, la causa è da attribuirsi con molta probabilità all’acqua contaminata. In tutto, fra maggio e settembre, sono stati registrati 2860 casi: un notevole aumento rispetto ai 586 casi dello stesso periodo nel 2005. In particolare è stata colpita la città capoluogo, con 9,5 casi per 1000 abitanti.

 

Un altro studio descrive un’epidemia di gastroenterite da norovirus in un villaggio turistico nel golfo di Taranto, nel mese di luglio 2000, che in due settimane ha coinvolto più di 340 persone, di cui 69 operatori e lavoratori. La fonte della contaminazione in quel caso è stata probabilmente l’acqua potabile, dato che si è verificata l’esistenza di una falla nel sistema di distribuzione e che campioni d’acqua si sono rivelati contaminati con batteri fecali.


In Europa

I norovirus sono considerati i più importanti agenti di infezione gastrointestinale non batterica anche nei Paesi dell’Europa occidentale. È nato quindi in Europa un network di ricerca sulle tossinfezioni alimentari di origine virale.

Nella maggior parte dei Paesi europei è stato registrato un andamento crescente dei casi di infezione da norovirus a partire dal 1997, con un picco significativo nel 2006 in molti Paesi.

 

Uno studio su Eurosurveillance ha preso in esame l’andamento nel corso del 2006 in 13 Paesi europei: Germania, Danimarca, Spagna, Finlandia, Francia, Inghilterra e Galles, Ungheria, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, Slovenia. Solo in Francia e Spagna non è stato registrato un aumento della diffusione del virus, che invece è stato particolarmente sensibile in tutti gli altri Paesi considerati. L’Italia è l’unico Paese i cui dati sono sconosciuti.

 

Uno studio delle epidemie che si sono manifestate tra il 1995 e il 2000 fornisce alcuni dati di base per effettuare confronti su base europea. La ricerca si è svolta inviando un questionario alle 13 istituzioni partecipanti, di 10 Paesi (Germania, Paesi Bassi, Svezia, Slovenia, Inghilterra e Galles, Spagna, Italia, Francia, Danimarca e Finlandia), per raccogliere informazioni sui sistemi di sorveglianza, sulle fonti di dati, sulle definizioni di caso e sul numero di epidemie analizzate. I risultati suggeriscono che oltre l’85% delle epidemie di gastroenterite di origine non batterica siano dovute a norovirus.

 

Questi studi hanno portato vari paesi a mettere in atto iniziative a livello nazionale. In Svezia, per esempio, l’incremento osservato nella stagione invernale 2002-2003 ha portato alla nascita di un apposito sistema di sorveglianza del virus. Lo stesso gruppo di ricercatori che ha avviato lo studio europeo ha pubblicato nel febbraio 2004 un articolo su Lancet, dove viene effettuata la correlazione tra l’aumento significativo nel corso del 2002 del norovirus in tre aree europee (Inghilterra e Galles, Germania e Paesi Bassi) e la comparsa di una nuova variante del virus, GII4, identificata in nove Paesi europei. La comparsa di questa variante, inoltre, sembra aver preceduto un picco di epidemie anomale che si sono manifestate nel corso della primavera e non, tipicamente, nell’autunno-inverno. Secondo gli autori, i risultati di questi studi sottolineano la necessità di un sistema di sorveglianza europeo coordinato. Lo studio infatti ha messo in evidenza anche notevoli differenze da Paese a Paese non solo per quel che riguarda i dati sulla prevalenza della malattia, ma anche i metodi di sorveglianza, le definizioni di caso, le modalità di campionamento e controllo della popolazione. Anche i luoghi dove si manifestano le epidemie sono diversi: in Inghilterra e Galles, Spagna e Paesi Bassi la maggior parte dei casi sono stati registrati in ospedali e residenze per anziani (rispettivamente 78%, 64% e 66%). In Danimarca, invece, il 76% delle epidemie (13 su 17 registrate), si sono verificate in negozi e spacci di alimentari. Questo dato però potrebbe essere viziato dal fatto che nei Paesi Bassi la sorveglianza è effettuata dall’Ispettorato della sicurezza alimentare, che raccoglie principalmente i dati relativi ai casi di malattia trasmessa dal cibo e non dalle persone, modalità che invece prevale nelle case di cura e ospedali. In Slovenia, la maggior parte delle epidemie (71%) avviene nei centri di cura diurni, mentre in Francia nelle case private (78%).

 

Per quanto riguarda l’Inghilterra, è la Health protection agency britannica a raccogliere dati sulle infezioni intestinali dal 1992. Secondo questo sistema di sorveglianza, il norovirus è responsabile di circa 1812 casi ogni anno, con due picchi significativi nell’arco del periodo 1992-2006: uno nel 2002, con oltre 4308 casi, in coincidenza con la comparsa di un nuovo ceppo virale, e uno nel 2006. In questo caso, in base ai dati provvisori del 2006, i casi sono stati 4446. I dati degli ultimi anni, e del 2006 in particolare, rispecchiano l’aumento dei casi di norovirus in Europa. Uno studio nella zona sudoccidentale dell’Inghilterra ha identificato il norovirus come causa del 63% delle epidemie. La stessa agenzia ha anche stimato il costo sanitario della malattia e quello dovuto all’assenza dal lavoro in oltre 115 milioni di sterline, pari a oltre 160 milioni di euro. Nel 2003 in Gran Bretagna ci sono state 220 epidemie, e 148 nel corso dell’anno 2004, fino al mese di ottobre. In oltre il 70% dei casi, le epidemie si sono verificate in centri di assistenza sanitaria, con un 86% di casi dovuti a trasmissione diretta da persona a persona e un 4% a cibo contaminato.

 

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