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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Obesità

Contrasto all’obesità: cosa ci dicono i dati e come possiamo intervenire

Walter Ricciardi – Presidente dell’Istituto superiore di sanità

 

8 novembre 2018 - Dibattiti parlamentari, interviste e raccolte firme hanno portato ancora una volta il tema dell’alimentazione e degli stili di vita sotto i riflettori. Temi su cui l’Istituto superiore di sanità (Iss) è impegnato da anni su vari fronti monitorando lo stato di salute della popolazione (per esempio con i sistemi di sorveglianza come Passi, sulla popolazione di 18-69enni, OKkio alla Salute, sui bambini della scuola primaria e Passi d’Argento, sugli over 65enni o con indagini come quelle dell’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare/Health Examination Survey), promuovendo uno stile di vita attivo attraverso il programma nazionale Guadagnare Salute e partecipando a progetti e joint action internazionali (come la “Joint Action on Nutrition and Physical Activity, Janpa” che per 27 mesi ha visto 39 partner provenienti da 26 Paesi lavorare assieme per contrastare sovrappeso e obesità infantile in Europa).

 

Cosa ci dicono i dati

Pur essendo la patria della dieta mediterranea, nel nostro Paese sono sempre più diffuse abitudini alimentari scorrette che, unite alla scarsa attività fisica, stanno portando a un aumento dei fenomeni di sovrappeso e obesità. La conferma arriva dai dati delle sorveglianze: si stima che 4 adulti su 10 siano in eccesso ponderale (3 in sovrappeso e 1 obeso), che il 21,3% dei bambini sia in sovrappeso e il 9,3% obeso. Numeri che non solo confermano la diffusione del fenomeno, ma che sono aggravati dalla scarsa consapevolezza del proprio stato ponderale. Infatti, solo meno della metà degli adulti in sovrappeso ritiene il proprio peso troppo alto e il 37% delle madri di bambini in sovrappeso o obesi ritiene che il proprio figlio sia sotto o normopeso.

 

Dati che vedono una forte influenza di fattori come l’età, il genere e lo stato socio-economico (ad esempio la raccomandazione di consumare almeno 5 porzioni di frutta e verdura al giorno è un’abitudine che cresce con l’avanzare dell'età, è più frequente fra le donne, tra le persone senza difficoltà economiche e tra quelle persone più istruite), a dimostrazione che i cambiamenti nella società e forse anche la crisi economica ha portato molte famiglie verso uno stile alimentare basato su cibi non solo meno costosi ma anche meno salutari e a investire meno su attività fisica e sport. 

 

Come si può intervenire

La promozione della salute e il contrasto all’obesità passano per numerosi interventi che riguardano diversi settori. La promozione dell’attività fisica, per raggiungere i livelli raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), di ambienti e città che favoriscano scelte salutari, ma anche azioni più politiche che, attingendo alla letteratura scientifica, siano in grado di incentivare l’acquisto di prodotti alimentari salutari attraverso interventi multisettoriali che coinvolgono ambiti diversi come il marketing, le leve fiscali e i sistemi di etichettatura degli alimenti.

 

Tra i documenti da tenere presente nella realizzazione di politiche mirate al contrasto all’obesità c’è il recente aggiornamento delle raccomandazioni sulle pubblicità per i cibi e le bevande analcoliche destinate ai bambini (stilate dall’Oms nel 2010), un documento che oltre a tracciare una panoramica sull’argomento si propone come guida operativa per l’implementazione delle raccomandazioni a livello nazionale. Inoltre, numerosa letteratura scientifica identifica i prezzi dei prodotti come uno dei principali fattori implicati nelle scelte alimentari (il report dell’Oms Europa “Using price policies to promote healthier diets” fornisce informazioni sull’uso delle politiche dei prezzi per promuovere una sana alimentazione e sintetizza i recenti sviluppi e casi studio di alcuni Paesi). I cittadini vanno informati e aiutati nel fare le loro scelte. Un caso studio da monitorare è il sistema di etichettatura Nutri-Score adottato in alcuni Paesi europei in cui, attraverso una combinazione di colori e lettere, viene dato un colpo d’occhio sui livelli di grassi, sale e zucchero contenuti nei prodotti alimentari così da guidare i consumatori verso scelte più salutari (e allo stesso tempo incentivare le aziende alimentari a riformulare i loro prodotti). Anche la tassa sullo zucchero può essere uno strumento utile e per risultare efficace dovrebbe arrivare al 20%, così come indicato dall’Oms. Certamente un’istituzione come l’Iss, organo tecnico scientifico del Servizio sanitario nazionale (Ssn), ha il dovere di affrontare l’argomento obesità con tutti gli strumenti a disposizione, segnalando ai decisori le evidenze scientifiche disponibili che possono favorire l’adozione di stili di vita salutari.