Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

sindromi parainfluenzali

Precauzioni e trattamento

In generale, il trattamento più normale contro tutte le infezioni virali, per un paziente adulto non immunodepresso, consiste nel riposo che permette all’organismo di rispondere naturalmente. Trascurare queste infezioni espone l’organismo a rischi di indebolimento e quindi di suscettibilità ad altre malattie infettive, sia di natura virale che batteriche.

Per prevenire la diffusione di infezioni virali negli ambienti domestici e lavorativi, è importante aereare bene l’ambiente, mantenere temperature non superiori ai 25 gradi centigradi, per evitare la secchezza delle vie respiratorie che facilitano l’attacco del virus, umidificare l’ambiente e eliminare il fumo, irritante e dannoso per le vie respiratorie. Il periodo di massima infettività di un raffreddore è tra il secondo e il quarto giorno dall’inizio dell’infezione.

I comuni rimedi per il raffreddore, come i decongestionanti e sciroppi per la tosse, aiutano nel trattamento dei sintomi, ma non prevengono o curano la malattia stessa, che fa il suo decorso naturale.

E’ importante ricordare che gli antibiotici non uccidono i virus, e quindi un trattamento antibiotico non previene né cura le sindromi influenzali e parainfluenzali. Trattamenti antibiotici vanno fatti, dietro prescrizione medica, solo nel caso di complicazioni dovute a infezioni batteriche secondarie.

Non è stato possibile sviluppare un vaccino contro il comune raffreddore per la quantità e varietà di virus in grado di causarlo e per il fatto che spesso questi stessi virus si modificano nel tempo. Gli studi si sono così concentrati sulla ricerca di un vaccino, oltre che quello già disponibile per l’influenza la cui composizione viene adattata di anno in anno a seconda del ceppo virale più presente, per le sindromi da RSV e da PIV, ben più dannose del comune raffreddore, soprattutto per i bambini e le persone immunocompromesse.

SRV - Nei paesi industrializzati sono state messe a punto una serie di misure preventive. Esiste una profilassi che fa uso di anticorpi monoclonali o di immunoglobuline anti RSV per aiutare i pazienti immunodepressi a prevenire l’infezione, anche se un vaccino vero e proprio non è ancora al momento disponibile. Gli sforzi nella produzione di un vaccino sono orientati al momento nei confronti di un vaccino attenuato, che è in corso di sperimentazione in diversi trial clinici, dato che precedenti esperimenti con forme di vaccino inattivato hanno dato risultati deludenti.

PIV - Al momento non sono ancora disponibili sul mercato vaccini preventivi, anche se sono allo studio vaccini contro i virus PIV-1 e PIV-3 da virus attenuati di origine umana e bovina. Un ruolo positivo nella protezione dei tipi –1 e –2 nei primi mesi di vita viene data dagli anticorpi materni trasmessi attraverso l’allattamento al seno. Un’attenzione particolare alle pratiche di controllo dell’infezione dovrebbe ridurre la possibilità di contrarre il virus: frequente lavaggio delle mani, non condivisione di bicchieri, tazze e altri oggetti personali con persone infette, uso di camici e guanti da parte degli operatori sanitari che lavorano negli ambienti ospedalieri.

 

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