È una malattia infettiva di origine batterica molto contagiosa, causata dal batterio Bordetella pertussis. Un altro batterio della stessa famiglia, il Bordetella parapertussis, è all’origine di una malattia simile, la parapertosse, che si manifesta però con sintomi più lievi. La pertosse viene annoverata fra le malattie infantili, come la rosolia, il morbillo, la varicella e la parotite, e colpisce prevalentemente bambini sotto i 5 anni.
L’uomo è l’unico serbatoio noto del batterio; di conseguenza la trasmissione
della malattia avviene solo fra esseri umani. Un adeguato trattamento
antibiotico permette la guarigione in una quindicina di giorni. A differenza
delle altre malattie infantili, l’immunità conferita da una prima infezione
non è definitiva, ma declina col tempo.
La pertosse è diffusa in tutto il mondo, ma è diventata assai rara,
specialmente nei Paesi in cui è stata introdotta la vaccinazione
generalizzata nell’infanzia. Oggi il 90% dei casi di pertosse si registrano
proprio nelle popolazioni in cui non viene effettuata la vaccinazione, e in
questi casi la pertosse può portare a una mortalità elevata nei bambini.
Nelle popolazioni vaccinate si è osservato un ritorno della pertosse a causa
della perdita progressiva di immunità e, in effetti, quando è stato
introdotto il vaccino 30 anni fa non venivano utilizzate le dosi di
richiamo.
In Italia la pertosse viene obbligatoriamente notificata alle autorità sanitarie.
Contrariamente ad altre malattie infettive, la pertosse può colpire anche i neonati di madre immune. Sembra infatti che gli anticorpi materni che costituiscono le loro prime difese non siano in grado di proteggerli contro questa infezione.
Sintomi, diagnosi e complicazioni
Il batterio della pertosse causa infezioni alle vie respiratorie che
possono essere inapparenti, ma anche estremamente gravi, specie quando il
paziente è un neonato. La pertosse si caratterizza per una tosse persistente
(per più di tre settimane). L’esordio della malattia si manifesta con una
tosse lieve, accompagnata da qualche linea di febbre e copiose secrezioni
nasali: è la fase catarrale, che dura da
1 a
2 settimane. Progressivamente la tosse diventa parossistica e si associa a
difficoltà respiratorie: è la fase convulsiva o parossistica, che può durare
più di 2 mesi in assenza di trattamento. In seguito a parossismi, si possono
verificare anche casi di apnea, cianosi e vomito.
Nei bambini piccoli, le complicazioni più gravi sono costituite da
sovrainfezioni batteriche, che possono portare a otiti, polmonite, bronchiti
o addirittura affezioni neurologiche (crisi convulsive, encefaliti). I colpi
di tosse possono anche provocare delle emorragie sottocongiuntivali e nel
naso. Nel neonato e nei bambini al di sotto di 1 anno, la pertosse può essere
molto grave, addirittura mortale.
La conferma della diagnosi si ha principalmente isolando il batterio responsabile, a partire da un’aspirazione nasofaringea.
Il periodo di incubazione è di circa 10 giorni. La pertosse è altamente contagiosa, soprattutto nel periodo iniziale, prima dell’insorgenza della tosse parossistica. Dopo tre settimane dall’inizio della fase parossistica, nei pazienti non trattati il contagio si considera trascurabile. Invece nei pazienti trattati con antibiotici il periodo di infettività è ridotto a circa 5 giorni dall’inizio della terapia.
Il contagio avviene per via aerea, probabilmente attraverso goccioline di
saliva diffuse nell’aria quando il malato tossisce. La terapia consiste di
antibiotici, spesso l’eritromicina. Se viene preso prima della fase
parossistica, l’antibiotico abbrevia il tempo di contagiosità e la durata
della malattia, ma i sintomi non sempre vengono ridotti.
Per alleviare i sintomi, vengono prescritti anche antitussivi, sedativi,
antispasmodici.
Il vaccino si basa su batteri interi inattivati dal calore. È spesso
associato con il vaccino antidifterico e antitetanico (Dtp).
In Italia la vaccinazione non è obbligatoria. Viene raccomandata nei
bambini a partire dal compimento dell’ottava settimana di vita. A causa
della perdita di immunità nel tempo, sono necessari più richiami: la prima
dose, la seconda e la terza vengono fatte a 6-8 settimane di distanza, a cui
si aggiunge un’ultima dose di richiamo verso i 2 anni.
Questo vaccino è molto efficace, ma la sua tolleranza non è sempre buona. Per questo sono stati messi a punto dei vaccini acellulari, in cui non compare il batterio intero, ma solo qualche proteina batterica, capace comunque di attivare il sistema immunitario. I vaccini acellulari, efficaci e meglio tollerati nei neonati, vengono consigliati per le dosi primarie e le dosi di rinforzo.