La
peste è una malattia infettiva di origine batterica tuttora diffusa in molte
parti del mondo, anche in alcune regioni dei paesi industrializzati. E’
causata dal batterio
Yersinia pestis, che normalmente ha come ospite
le pulci parassite dei roditori, ratti, alcune specie di scoiattoli, cani
della prateria. In qualche caso le pulci possono infettare anche gli animali
domestici come i gatti. Normalmente,
Yersinia circola tra queste
specie senza causare alti tassi di mortalità, e quindi questi animali sono
sostanzialmente delle riserve infettive di lungo termine. Occasionalmente,
un’epidemia può uccidere anche grandi quantità di roditori e le pulci, in
cerca di nuovi ospiti, si trasmettono anche agli esseri umani, diffondendo la
malattia.
L’origine della peste è molto antica, e per la sua forza distruttrice, è
diventata nell’immaginario collettivo la ‘morte nera’, la malattia che ha
accompagnato l’umanità nei secoli e che per questo è spesso presente nelle
grandi opere letterarie e artistiche. La storia della grande peste
nell’Europa del 1350, che ha causato la morte di quasi un terzo della
popolazione europea e ha letteralmente contagiato tutti i paesi dal
Mediterraneo alla Scandinavia e la Russia nel giro di cinque anni, è
particolarmente sinistra perché è stata la conseguenza di un atto deliberato
di bioterrorismo. Nel 1347, infatti, l’esercito dei tartari stava assediando
Caffa, scalo commerciale della città di Genova in Crimea. Le fila
dell’esercito orientale erano sconvolte da un’epidemia di peste, diffusa da
qualche anno in Asia e così il khan Ganibek decise di utilizzare i corpi dei
soldati morti per espugnare la città, catapultandoli oltre le mura. I marinai
genovesi scappando da Caffa portarono la peste nei porti del Mediterraneo e
da lì la malattia si diffuse in tutta Europa. E in Europa rimase come
endemica, tornando a cicli di 10-12 anni, per i successivi tre secoli almeno.
Anche oggi, nonostante sia ormai una malattia dalla diffusione molto
limitata, la peste ha un potere evocativo notevole e riporta immediatamente a
immagini di orrore e di devastazione.
Epidemiologia
La
peste è diffusa in tutte le realtà dove le abitazioni sono infestate da pulci
e da ratti, e quindi in condizioni di scarso livello di igiene.
Clicca qui per vedere la mappa della diffusione mondiale della peste.
L’ultima epidemia urbana di peste negli Stati Uniti è stata nel 1924-25, a
Los Angeles, e da allora la malattia si manifesta soprattutto nelle aree
rurali al ritmo di 10-15 casi all’anno, soprattutto in due zone, quella del
New Mexico, nord Arizona e sud Colorado e tra California, sud dell’Oregon e
Nevada occidentale. Globalmente invece, l’OMS riporta dai 1000 ai 3000 casi
di peste ogni anno, distribuiti soprattutto tra Africa, Asia e Sudamerica. In
Asia, la peste è diffusa nelle zone del Caucaso, in Russia, nel medioriente,
in Cina, e anche in alcune zone dell’Asia sudoccidentale e sudorientale.
Manifestazioni regolari della malattia si hanno in Madagascar, in Uganda e in
Sudafrica. Recentemente, si sono avute epidemie consistenti in Kenia,
Tanzania, Zaire, Mozambico, Botswana e anche in zone isolate nell’ovest e nel
nord Africa. In Sudamerica, ci sono ancora due zone di attività della
malattia, la regione andina montagnosa (in Bolivia, Perù ed Ecuador) e in
Brasile. La peste è assente in Europa e in Australia.
Trasmissione e sviluppo della malattia
La
peste si manifesta principalmente sotto tre forme diverse, che a volte
possono anche essere compresenti:
Peste polmonare: il batterio infetta i polmoni. Questa forma della
malattia può trasmettersi da persona a persona attraverso l’aria o gli
aerosol di persone infette e quindi costituisce una delle forme più
pericolose per il potenziale epidemico che la caratterizza. La forma
polmonare può derivare anche dalla degenerazione delle altre forme se non
sono curate prontamente.
Peste bubbonica: è la forma di peste più comune e si manifesta in
seguito alla puntura di pulci infette o per contatto diretto tra materiale
infetto e lesioni della pelle di una persona. Manifestazione tipica di questa
forma è lo sviluppo di bubboni, ingrossamenti infiammati delle ghiandole
linfatiche, seguiti da febbre, mal di testa, brividi e debolezza. In questa
forma la peste non si trasmette da persona a persona.
Peste
setticemica: deriva dalla moltiplicazione della Y. Pestis nel sangue, e può
essere una conseguenza di complicazioni delle due forme precedenti. Viene
contratta per le stesse cause di quella bubbonica, e non si trasmette da
persona a persona. Causa febbre, brividi, dolori addominali, shock e
prostrazione, sanguinamenti della pelle e di altri organi, ma non si
manifesta con bubboni.
Il
sospetto di peste si dovrebbe avere in seguito alla manifestazione dei primi
sintomi, soprattutto in presenza di un bubbone, e di una possibile storia di
esposizione a roditori o pulci. I bubboni solitamente si manifestano dopo 2-6
giorni dall’esposizione, e la malattia procede in modo rapido, eventualmente
degenerando nelle forme polmonare e setticemica se non è trattata
prontamente. L’incubazione della forma polmonare primaria invece dura da uno
a tre giorni ed è caratterizzata da una polmonite acuta con tosse e sputo di
sangue. Il tasso di morte nei pazienti con peste polmonare è del 50 per
cento.
Azioni preventive per ridurre l’incidenza della peste si possono orientare
soprattutto al trattamento igienico degli ambienti, con disinfestazione dei
ratti e di altri roditori e delle pulci che li accompagnano, e all’educazione
sanitaria pubblica. Campagne per la disinfezione anche delle aree rurali,
così come già applicato nelal maggior parte delle aree urbane, per
l’eliminazione di rifiuti e di materiali che possono fungere da attrazione
per i roditori e per il controllo costante dello stato di salute dei propri
animali domestici, che andrebbero tenuti puliti da pulci e altri parassiti,
ha contribuito in molte zone e può contribuire alla riduzione della presenza
della peste.
L’agente patogeno
L’ultima grande pandemia di peste iniziò in Cina a fine ‘800 e da lì si
diffuse al resto dei continenti, contagiando oltre 30 milioni di persone e
uccidendone 12 milioni. Questa nuova diffusione della malattia fu affrontata
con uno sforzo multinazionale di ricerca che portò all’identificazione
dell’agente della malattia. Nel 1894, Yersin e Kitasato, lavorando
separatamente, descrissero un batterio gram negativo, isolato a Hong Kong dai
bubboni di persone morte di peste. In seguito allòa coerenza e ai risultati
raggiunti dal primo dei due ricercatori, il batterio prese il suo nome,
Yersinia pestis. Fu chiaro da subito che i portatori della malattia erano
i ratti, visto che l’epidemia umana solitamente scoppiava in seguito a una
grande moria di roditori. L’osservazione che non fosse necessario il contatto
umano per diffondere la malattia, portò alla comprensione del ruolo delle
pulci nella sua trasmissione.
Oggi,
esistono
numerosi studi sulla trasmissione, l’epidemiologia e la patogenesi della
peste di cui uno di Gage, apparso su
Bacteriological review nel 1998,
che analizza il percorso scientifico che ha portato alla diagnosi della
malattia da parte dei due ricercatori.
Trattamento
Il momento non è disponibile un vaccino contro la peste, per
cui non è possibile effettuare un trattamento preventivo di questa malattia.
Diventa quindi essenziale riconoscerne i sintomi rapidamente e intervenire
nelle prime ore dalla loro comparsa.
La peste polmonare si manifesta con febbri, mal di testa,
debolezza, e un rapido sviluppo di polmonite, con i suoi segnali
caratteristici: respiro corto, dolori toracici, tosse. Se il trattamento non
è rapido, il paziente può morire nel giro di pochi giorni. Per ridurre le
probabilità di morte è essenziale trattare con antibiotici entro le prime 24
ore dalla comparsa dei sintomi, con streptomicina, gentamicina, tetracicline
o cloramfenicolo. Il trattamento con antibiotici è raccomandato, secondo i
CDC americani, per sette giorni anche nelle persone che entrano
potenzialmente a contatto con il malato, per prevenire l’insorgenza della
malattia.
I CDC americani hanno pubblicato, nel 1996, una serie di
Raccomandazioni sulla prevenzione della peste, sul bollettino settimanale
Morbidity and Mortality Weekly Report, con indicazioni messe a punto dal
Comitato per le pratiche immunitarie.