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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

rabbia

Consultazione di esperti Ecdc sulla rabbia: la profilassi post-esposizione (2009)

(traduzione e adattamento a cura della redazione di EpiCentro
 revisione a cura di Paolo D’Ancona, epidemiologia delle malattie infettive, Cnesps - Iss)

 

25 giugno 2009 - La rabbia è una zoonosi virale, che nell’uomo è quasi sempre fatale. La profilassi post-esposizione (Pep) per questa malattia consiste nella semplice somministrazione di specifiche immunoglobuline e nella vaccinazione, eppure, di recente, numerosi Paesi hanno fatto registrare una scarsa disponibilità di farmaci per questo tipo di profilassi che, secondo alcune stime, potrebbe protrarsi nel tempo. Per dare una risposta comune a questa situazione, il 15 gennaio 2009 l’Ecdc ha organizzato un meeting di esperti sulla rabbia, con l’intento di:

  • descrivere l’attuale situazione epidemiologica della rabbia in Europa
  • identificare i diversi approcci riguardo la somministrazione della Pep, con particolare attenzione alle zone di rischio e al tipo di esposizione
  • identificare soluzioni per la scarsa disponibilità dei farmaci per la Pep, tra cui la possibilità di stabilire una riserva di farmaco, potenzialmente disponibile per tutti i Paesi membri dell’Unione.

Le linee guida dell’Oms

La rabbia è diffusa in tutto il mondo. Secondo i dati dell’Oms, ogni anno sono più di 55 mila le persone che muoiono a causa della rabbia, il 95% delle quali in Africa e in Asia. E’ È una malattia che può essere trasmessa da diversi animali, ma la maggior parte dei decessi per rabbia sono causati da morsi di cani infetti e nel 30-60% dei casi le vittime dei morsi di cani sono bambini sotto i 15 anni. Il trattamento per la prevenzione della rabbia dopo un’eventuale esposizione dipende dal tipo di esposizione. Le linee guida Oms individuano tre tipologie di esposizione:

  • contatto di una superficie cutanea intatta con animali, con le loro mucose o con il loro cibo (se la ricostruzione dei fatti è attendibile, non c’è esposizione e quindi non è necessaria una profilassi)
  • graffi minori o abrasioni senza sangue o leccate di animali su pelle tagliata e piccoli morsi su pelle abrasa (si consiglia sola la vaccinazione)
  • morsi singoli o multipli transdermici, graffi o contaminazione della membrana della mucosa con saliva o contatti sospetti con pipistrelli (in questo caso si devono somministrare sia le immunoglobuline, che il vaccino).

Le cure post-esposizione per prevenire la rabbia includono la pulizia e la disinfezione della ferita o dei punti di contatto e la somministrazione precoce della vaccinazione (se necessaria), senza aspettare i risultati dei test diagnostici di laboratorio e, comunque, senza ritardi per l’osservazione dell’animale sospetto. Per quanto riguarda le immunoglobuline, non ci sono limiti di tempo alla somministrazione. La maggior parte delle immunoglobuline deve essere somministrata in profondità nella ferita, mentre la parte restante, se avanza, dovrebbe essere iniettata in un altro sito muscolare aggiuntivo lontano dalla ferita. L’Oms raccomanda, infine, l’osservazione dell’animale sospetto per 10 giorni, perché i primi sintomi nei cani e nei gatti non sono molto specifici. Francia, Spagna e Inghilterra raccomandano 14 giorni di osservazione.

 

La rabbia canina

La rabbia canina è scomparsa dai Paesi dell’Europa centrale e occidentale nella prima metà del ventesimo secolo. Ma nell’Europa sud-orientale la rabbia canina è ancora presente, così come in alcune aree geografiche confinanti con l’Europa, come il Medio Oriente e il Nord Africa.

 

Alcuni casi di animali da compagnia infetti in Paesi altrimenti liberi dalla rabbia sono stati riportati in diversi Paesi dell’Ue:

  • un cane proveniente dalla Croazia, importato in Germania (dicembre 2008)
  • un cane, probabilmente proveniente dal Marocco, è passato dalla Spagna ed è arrivato in Francia dove non è stata registrata alcuna trasmissione secondaria (novembre 2008)
  • un cane proveniente dal Gambia, passato da Bruxelles, Belgio e Saint Tropez, Francia (aprile 2008)
  • un cane importato dal Marocco alla Francia nell’ottobre 2007, passato attraverso Spagna e Portogallo, ha causato trasmissione secondaria ad altri cani (febbraio 2008).

La rabbia in animali selvatici

La rabbia trasmessa da animali selvatici è un rischio per l’uomo ed è ancora endemica in alcuni Paesi europei. In Polonia e in altri Paesi centro-orientali sono stati trovati infetti alcuni procioni.

La riserva del virus è nei pipistrelli, tra i quali la rabbia è comune, ma spesso non diagnosticata. Ci sono due categorie di virus dei pipistrelli:

  • l’EBLV-1, che colpisce i pipistrelli insettivori e la cui trasmissione è stata registrata nell’uomo, nei gatti, in una martora e nelle pecore
  • l’EBLV-2, che colpisce i pipistrelli e la cui trasmissione all’uomo è stata registrata.

Dagli anni ’30 agli anni ’80 la rabbia delle volpi si è diffusa nel sud-ovest dell’Europa. Nel 1978 è iniziata una campagna di vaccinazione delle volpi che ora copre più di 12 Paesi in Europa e che è stata molto efficace per controllare la malattia. In nord Italia sono comunque state individuata nel novembre 2008 due volpi infette.

 

Le conclusioni degli esperti

Dal meeting di esperti sulla rabbia del gennaio 2009 sono emerse le seguenti raccomandazioni:

  • rafforzare il collegamento tra i medici e le autorità per la salute pubblica
  • mappare l’attuale situazione in Europa della profilassi antirabbica pre e post esposizione
  • prendere in considerazione l’ipotesi di stabilire una riserva di immunoglobuline
  • mantenere uno stretto contatto tra Stati membri, Oms, Ecdc e Commissione
  • mantenere una stretta collaborazione con le industrie.

Consulta il rapporto “Expert onsultation on rabies post-exposure prophylaxis” (pdf 361 Kb) e leggi anche l’articolo di Eurosurveillance del 2 aprile 2009 relativo alla scarsità del vaccino e delle immunoglobuline in Europa.