Si tratta probabilmente della malattia più antica di cui si ha
notizia. La parola "rabbia" deriva dal sanscrito "rabbahs", che
significa "fare violenza".
La rabbia è una zoonosi, causata da un virus appartenente alla famiglia
dei rabdovirus, genere Lyssavirus. Colpisce animali selvatici e
domestici e si può trasmettere all’uomo e ad altri animali attraverso il
contatto con saliva di animali malati, quindi attraverso morsi, ferite,
graffi, soluzioni di continuo della cute o contatto con mucose anche
integre. Il cane, per il ciclo urbano, e la volpe, per il ciclo
silvestre, sono attualmente gli animali maggiormente interessati sotto
il profilo epidemiologico.
La malattia sviluppa una encefalite: una volta che i sintomi della
malattia si manifestano, la rabbia ha ormai già un percorso fatale sia per
gli animali che per l’uomo. Senza cure intensive la morte arriva entro una
settimana.
La rabbia attualmente viene elencata dall’Oie (Organizzazione
mondiale di sanità animale), viene elencata nella “Lista B”, che
raccoglie le " malattie trasmissibili considerate di importanza
socio-economica e/o di sanità pubblica all'interno degli stati e che sono
significative nel commercio internazionale di animali e di prodotti di
origine animale".
Sintomi e decorso negli animali
Il decorso clinico dell’encefalite rabida è caratterizzato da due
possibili forme che hanno sempre in comune una prima fase caratterizzata da
sintomi generici e poco specifici che coinvolgono il sistema respiratorio,
gastrointestinale e il sistema nervoso centrale. Successivamente la malattia
può evolvere in due forme a decorso acuto.
Per l'identificazione di un caso di rabbia attenzione
particolare deve essere posta alle turbe del comportamento, a fenomeni di
aggressività da parte di animali normalmente mansueti o viceversa, e a
modifiche della fonesi. Questi sintomi sono ovviamente più facilmente
rilevabili da chi, come il proprietario di un animale domestico d’affezione
(cane, gatto), vive a continuo contatto con l'animale, che quindi diventa un
elemento importante per la sorveglianza e la prevenzione della malattia.
Trattamenti e profilassi
La prevenzione della malattia nell’uomo si basa sulla
vaccinazione preventiva per chi svolge attività professionale “a rischio
specifico” (veterinari, guardie forestali, cinovigili, guardie venatorie
ecc.) e sul trattamento vaccinale post esposizione, limitato a particolari
situazioni di rischio, come l’aggressione da parte di un animale sospetto.
In questo caso, l’animale deve essere sottoposto ad una osservazione di 10
giorni, in modo tale da poter escludere l’esposizione al virus al momento
dell’aggressione o esposizione.
Per quanto riguarda la prevenzione della malattia negli
animali è importante :
In caso di post-esposizione alla rabbia è importante lavare e sciacquare la ferita o il punto di contatto con acqua e sapone, detergenti o acqua naturale, seguito dalla applicazione di etanolo, tintura o soluzione acquosa di iodio. A questo punto, a seconda dei casi, si effettua la somministrazione del vaccino (che rappresenta uno strumento di profilassi ma è efficace anche quando viene somministrato dopo una esposizione) o di immunoglobuline anti-rabbiche. Per il dettaglio delle procedure da adottare dopo l'esposizione si può consultare il rapporto dell'Organizzazione mondiale della sanità “WHO Recommendations on Rabies Post-Exposure Treatment and the Correct Technique of Intradermal Immunization against Rabies”.