Marta Ciofi degli Atti, Antonietta Filia
Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute –
Istituto Superiore di Sanità, Roma
Il 1 gennaio 2005 è entrato in vigore il
decreto del ministero
della Salute che introduce a livello nazionale la sorveglianza della
sindrome/infezione da rosolia congenita e la rosolia in gravidanza, come
previsto dal piano nazionale di eliminazione del morbillo e della rosolia
congenita.
Come noto, l’obiettivo dei programmi vaccinali contro la rosolia è la
prevenzione dell’infezione nelle donne gravide e quindi della rosolia
congenita. La rosolia è infatti una malattia esantematica generalmente
benigna ma che può avere conseguenze drammatiche per il feto se acquisita
dalle donne in gravidanza (per esempio: morte in utero, nascita di bambini
affetti da sordità, ritardo mentale, cataratta, malformazioni cardiache).
Purtroppo nel nostro Paese il rischio di rosolia congenita continua ad
essere presente. Il piano nazionale di eliminazione del morbillo e della
rosolia congenita ha proposto delle strategie di vaccinazione specifiche per
la prevenzione della rosolia nelle donne in età fertile. L’obiettivo è
ridurre e mantenere l’incidenza della rosolia congenita a valori inferiori a
1 caso ogni 100.000 nati vivi, entro il 2007.
Per valutare l’impatto delle strategie vaccinali contro la rosolia era
indispensabile avviare un sistema di sorveglianza specifico per la rosolia
congenita (RC) e per l’infezione da virus della rosolia in gravidanza. Da
1992, infatti, non esistono dati annuali di incidenza della rosolia
congenita; questa patologia è stata soggetta a notifica obbligatoria solo
tra il 1987 e il 1991, mentre negli anni successivi è rientrata, come ogni
altra malattia infettiva non specificamente identificata, nella V classe di
notifica, con una pressoché completa mancanza di segnalazioni. L’infezione
da virus della rosolia in gravidanza, invece, non è mai stata soggetta a
notifica in Italia: la rosolia post-natale viene segnalata su un modulo
comune a tutte le malattie di classe II, su cui viene riportato sesso ed età
del paziente, ma non l’eventuale stato di gravidanza.
Il nuovo decreto include rosolia congenita e rosolia in gravidanza tra le
malattie infettive comprese nella classe III. Questa classe prende in
considerazione le malattie per le quali sono richieste particolari
documentazioni e flussi informativi ad hoc, quali la malaria e la
tubercolosi.
Per quanto riguarda l’infezione da virus della rosolia in gravidanza, il
decreto prevede che vengano segnalati tutti i casi sospetti, inclusi quelli
in cui solo la presenza di IgM positive è alla base del sospetto
diagnostico. Per la rosolia congenita, invece, la scheda di notifica va
compilata per tutti i casi sospetti di infezione/sindrome di rosolia
congenita, inclusi i nati morti e i bambini nati da madre con infezione
confermata da rosolia in gravidanza asintomatici alla nascita. I casi
sospetti dovranno essere adeguatamente indagati sia dal punto di vista
clinico che di laboratorio.
La prevenzione della rosolia congenita comporta la partecipazione di
numerosi soggetti quali i medici di medicina generale, i pediatri, i servizi
di igiene e sanità pubblica, i ginecologi, i laboratori. Inoltre, sarà di
fondamentale importanza sensibilizzare i centri di patologia neonatale, ma
anche gli specialisti di settori che normalmente non sono coinvolti nella
sorveglianza delle malattie infettive (per esempio: neurologi, audiologi,
oftalmologi, cardiologi, cardiochirurghi, endocrinologi) alla diagnosi di
rosolia congenita e delle sue complicanze e sull’obbligo della sua
segnalazione.