Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

sindrome emolitico-uremica

Focolaio epidemico di infezione da E. coli produttore di verocitotossina (VTEC) O26 in Puglia, agosto 2013: il punto della situazione

A cura di Gaia Scavia1, Cinzia Germinario2, Mario Giordano3, Vincenza Carbone3, Tommaso DePalo3, Alessandra Gianviti4, Gianluigi Ardissino5, Maria Chironna2, Onofrio Mongelli6, Massimo Ricci7, Fabio Minelli1, Antonella Maugliani1, Alfredo Caprioli1

 

1 - Istituto superiore di sanità, Roma. Dipartimento di Sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare. Laboratorio nazionale di riferimento per E.coli. Coordinamento del Registro italiano della Sindrome emolitico uremica

2 - Dipartimento di Scienze Biomediche e Oncologia Umana, Sezione Igiene, Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Osservatorio Epidemiologico Regione Puglia

3 - Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII – Az. Ospedaliero Universitaria Consorziale Policlinico, Bari. UO di Nefrologia e dialisi Pediatrica

4 - Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma

5 - Fondazione Irccs Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, Milano. Centro per la cura e lo studio della Sindrome emolitico uremica

6 - Regione Puglia, Bari. Servizio Programmazione assistenza territoriale e prevenzione sanità veterinaria

7 - Arpa Brindisi, Brindisi. Ruo alimenti e bevande

 

 

29 agosto 2013 - All’inizio del mese di agosto 2013, il sistema di sorveglianza del Registro italiano della Sindrome emolitico uremica, coordinato dall’Iss, ha riscontrato un significativo aumento di casi di SEU rispetto all’atteso stagionale, in alcune Province della Puglia. L’aumento era dovuto in particolare a segnalazioni di casi a partire dal 20 luglio 2013.

 

Come è noto la maggior parte dei casi di SEU fa seguito all’infezione intestinale da Escherichia coli produttore di verocitotossina (VTEC) di cui la SEU rappresenta la complicanza più grave che si manifesta in una proporzione generalmente compresa tra il 5% e il 10% dei casi di infezione da VTEC e colpisce in modo particolare i bambini. La SEU è dunque un robusto indicatore delle infezioni da VTEC nella popolazione e come tale è considerata un importante evento sentinella.

 

Secondo i dati raccolti tra il 1988 e il 2012 dalla Società italiana di nefrologia pediatrica attraverso il Registro italiano SEU in collaborazione con l’Iss, in Puglia si registrano mediamente 2,3 casi di SEU all’anno, con una tendenza all’aumento negli ultimi 3 anni (5 casi in media per anno.

 

In seguito all’allerta diramata dall’Iss il 9 agosto 2013 circa la possibile esistenza di un focolaio epidemico di infezione da VTEC, la Regione Puglia, con il supporto Laboratorio nazionale ed europeo di riferimento per E.coli presso l’Iss, ha avviato un indagine epidemiologica mirata a confermare l’esistenza del focolaio epidemico, descriverne l’estensione e indagarne l’origine.

 

Situazione epidemiologica

Tra il 1 luglio 2013 e il 28 agosto 2013 sono stati registrati 18 casi di malattia (11 casi confermati, 1 caso probabile, 6 casi possibili)* ascrivibili al focolaio epidemico in altrettanti pazienti residenti in Puglia o che vi avevano soggiornato durante il periodo di incubazione. I pazienti sono stati tutti ospedalizzati e, in 17 casi, è stata riscontrata la SEU. Tutti i pazienti colpiti (11 maschi e 7 femmine) erano bambini, con un’ età compresa tra 11 mesi e 15 anni.

 

Il focolaio epidemico è risultato circoscritto alla sola Regione Puglia. Non risultano infatti riscontri di altri casi ascrivibili all’epidemia in pazienti che non abbiano soggiornato in Puglia né a livello nazionale né in altri Paesi dell’Unione europea.

 

I risultati delle indagini microbiologiche condotte presso il Laboratorio nazionale di riferimento per E. coli dell’Iss sui campioni prelevati da 12 dei 18 casi hanno consentito di confermare un’infezione da E.coli O26 in tutti i pazienti e di isolare da alcuni il ceppo epidemico di E.coli VTEC O26 (vtx2+; eae+). Evidenza di infezione da VTEC è stata preliminarmente riscontrata anche su 2 dei rimanenti casi, grazie alle attività analitiche condotte dal dipartimento di Scienze Biomediche e Oncologia Umana, Sezione Igiene, Università degli Studi di Bari Aldo Moro, Osservatorio Epidemiologico Regione Puglia, e dal laboratorio dell’Ospedale Irccs Ca’Granda Policlinico di Milano.

 

Le informazioni epidemiologiche finora raccolte suggeriscono un quadro epidemico di infezione da VTEC da fonte protratta circoscritto alla sola Puglia. In altri termini la possibile sorgente d’infezione da VTEC potrebbe essere stata attiva per un periodo prolungato di tempo.

Questo quadro appare compatibile sia con la via di trasmissione alimentare che con la via mediata dall’ambiente.

 

Poiché i risultati delle indagini finora condotte sull’esposizione a possibili fattori di rischio per infezione da VTEC non indicano l’esistenza di un unico palese legame tra i casi, le indagini attualmente in corso sono concentrate ad approfondire a monte la catena di approvvigionamento e distribuzione di alcune filiere di produzione di alimenti, sia di origine animale sia vegetale, al fine di indirizzare le attività di campionamento e controllo microbiologico. Queste ultime sono indirizzate anche a verificare potenziali fonti di contaminazione ambientale.

 

Allo stato attuale il focolaio epidemico appare in marcato declino, con i più recenti casi epidemici esposti alla potenziale fonte d’infezione non oltre le la seconda settimana del mese di agosto. Considerando il tempo d’incubazione delle infezioni da VTEC (3/5 giorni), questo rilievo suggerisce una ridotta o forse cessata attività della fonte epidemica.

 

Appare comunque necessario continuare ad assicurare un elevato livello di attenzione mantenendo una sorveglianza clinica e microbiologica per VTEC intensificata sui casi di gastroenterite (soprattutto quelli caratterizzati da diarrea emorragica) in persone che giungono all’osservazione delle strutture sanitarie (specialmente se bambini) sia in Puglia che nel resto d’Italia, in particolare in casi con anamnesi di soggiorno in Puglia.

 

Nota

*Definizioni di caso:

  • Caso possibile: qualsiasi persona che abbia soggiornato in Puglia a partire dal 1/7/2013 e che abbia riportato entro dieci giorni dal soggiorno in Puglia:
    • diarrea (almeno 3 scariche di feci liquide o semiliquide in 24 ore) e che sia risultato positivo ad un test di laboratorio per la ricerca di VTEC nelle feci
      oppure
    • Sindrome emolitico uremica
  • Caso confermato: qualsiasi persona che abbia soggiornato in Puglia a partire dal 1/7/2013 e che abbia riportato entro dieci giorni dal soggiorno in Puglia:
    • diarrea oppure Sindrome emolitico uremica
      e
    • con una diagnosi di laboratorio di infezione da VTEC O26
  • Caso probabile: qualsiasi persona che:
    • abbia presentato diarrea o Sindrome emolitico uremica e abbia un link epidemiologico con un caso confermato
      oppure
    • sia risultata positivo ad un test di laboratorio per la ricerca di VTEC nelle feci e abbia un link epidemiologico con un caso confermato.