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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

incidenti stradali

Oms Europa: il rapporto 2009 sulla sicurezza stradale

3 dicembre 2009 - In Europa, gli incidenti e le morti violente sono responsabili di circa 800 mila decessi all’anno (il 10% di tutti i decessi) e del 14% dei Daly (anni di vita persi a causa della disabilità). Strumento indispensabile per portare avanti in modo efficace le azioni per il controllo degli incidenti stradali è il documento pubblicato nel novembre 2009 dall’Oms Europa “European status report on road safety. Towards safer roads and healthier transport”. L’indagine, che ha coinvolto 49 Paesi membri su 53, copre circa il 99% della popolazione europea e costituisce la prima fotografia completa sulla sicurezza stradale in Europa, è stata condotta attraverso i sondaggi elaborati dalle istituzioni dei singoli Paesi e dalle organizzazioni non governative.

 

I dati che emergono dal rapporto sono allarmanti: ogni anno, in Europa, in seguito agli incidenti stradali muoiono circa 120 mila persone e circa 2,4 milioni rimangono infortunate. Pedoni, ciclisti e motociclisti costituiscono circa il 39% delle vittime della strada e, mediamente, i Paesi a basso e medio reddito hanno un numero complessivo di incidenti pari al doppio di quello dei Paesi industrializzati. Gli incidenti stradali sono la prima causa di morte nei giovani di età compresa tra i 5 e i 29 anni e hanno un impatto sulle economie dei singoli Paesi superiore al 3% del prodotto interno lordo.

 

Il ruolo dell’Oms Europa

Nel 2004 Oms e Banca mondiale hanno prodotto il “Rapporto mondiale sulla prevenzione degli incidenti stradali”, con l’obiettivo di mettere in evidenza l’enorme impatto che gli incidenti hanno a livello sociale ed economico e di fornire ai Paesi membri raccomandazioni relative all’adozione di opportune strategie di prevenzione.

 

Per affrontare il problema della sicurezza stradale, l’Oms Europa ha adottato un approccio multi-settoriale che prevede di fornire sostegno agli Stati membri attraverso: la raccolta di dati sull’impatto degli incidenti, la somministrazione di aiuti destinati alla prevenzione e incentivi alla condivisione delle strategie preventive che si sono dimostrate efficaci.

 

Le strategie nazionali e la normativa vigente

Il 70% degli incidenti mortali avviene nei Paesi più poveri e, all’interno dei Paesi dell’ex Unione sovietica, il tasso di mortalità è circa quattro volte superiore a quello dei Paesi nordici. I Paesi dell’Est europeo sono quelli con la più alta proporzione di incidenti mortali per i pedoni, mentre Italia, Grecia, Malta, Cipro e Francia sono gli Stati con il più elevato numero di decessi per incidenti mortali in moto.

 

Circa un terzo dei Paesi che ha preso parte al sondaggio non possiede una strategia nazionale multi-settoriale sulla sicurezza stradale e anche i Paesi che hanno un piano strategico di prevenzione non sono sempre in grado di gestirlo.

Dal rapporto emerge l’inadeguatezza delle leggi di alcuni Paesi in materia di sicurezza stradale. In particolare, ciò è vero per la normativa relativa a: il controllo della velocità nelle aree urbane, la guida in stato di ebbrezza e l’uso di caschi, cinture e seggiolini per i bambini. Dove presenti, le leggi sulla sicurezza stradale non sono abbastanza efficaci.

 

Un esempio interessante che mette in luce l’importanza delle misure di sicurezza stradale e, nello specifico, del controllo della velocità, sono i dati sul tasso di sopravvivenza dei pedoni coinvolti in incidenti: se investiti da mezzi che viaggiano a velocità inferiori a 30 Km/h, i pedoni hanno una probabilità del 90% di sopravvivere; se investiti a velocità superiore ai 45 Km/h, la loro probabilità di sopravvivenza scende drasticamente al 50%.

 

Significativi anche i dati sulle cinture di sicurezza: indossarle riduce il rischio di morte del 40-65% per chi sta nei sedili anteriori e del 25-75% per chi sta nei sedili posteriori. Fondamentale anche l’uso del casco: abbassa del 40% il rischio di morte e del 70% il rischio di danni gravi alla testa.

 

La mancata incentivazione dei mezzi alternativi

Per quanto riguarda la promozione di trasporti e di stili di vita più sani, come ad esempio l’uso della bicicletta o gli spostamenti a piedi, le strategie sono piuttosto scarse: solo un terzo dei Paesi ha, infatti, implementato le proprie politiche in tal senso. Si tratta di una mancanza molto grave, soprattutto perché un aumento degli spostamenti a piedi e in bicicletta avrebbe molteplici vantaggi, tra cui la riduzione degli incidenti, la diminuzione delle malattie respiratorie e la prevenzione di alcune patologie legate all’inattività fisica.

 

I punti su cui lavorare

Per fare fronte al problema degli incidenti stradali, l’Oms raccomanda:

  • una maggiore attenzione al problema degli incidenti stradali nei Paesi a minor reddito
  • una maggiore protezione delle categorie più vulnerabili (pedoni, ciclisti e motociclisti)
  • la creazione di gruppi d’azione multi-settoriali specializzati nella sicurezza stradale
  • il miglioramento della legislazione in materia di sicurezza stradale e della sua attuazione
  • il potenziamento dei trasporti sostenibili.

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