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incidenti stradali
Aspetti epidemiologici

Gli incidenti stradali sono un problema di salute pubblica molto importante, ma ancora troppo trascurato. Per l’Oms sono la nona causa di morte nel mondo fra gli adulti, la prima fra i giovani di età compresa tra i 15 e i 19 anni e la seconda per i ragazzi dai 10 ai 14 e dai 20 ai 24 anni. Si stima, inoltre, che senza adeguate contromisure, entro il 2020 rappresenteranno la terza causa globale di morte e disabilità. Il peso di questo problema non è distribuito in maniera uniforme ed è fonte di una crescente disuguaglianza tra i diversi Paesi, con svantaggi socioeconomici delle categorie di persone più a rischio.

 

In Italia

Secondo il rapporto Istat-Aci 2010 relativo agli incidenti stradali avvenuti in Italia nel 2009 (pdf 170 kb), si sono verificati 215.405 incidenti stradali, che hanno causato oltre 300 mila infortuni e più di 4 mila decessi. Rispetto al 2008, tuttavia, si segnala un miglioramento: gli incidenti sono diminuiti dell’1,6%, i decessi del 10,3% e i feriti del 1,1%. A fronte di un aumento del parco veicolare di circa il 18% (+0,2% tra il 2008 e il 2009), tra il 2001 e il 2009 gli incidenti con lesioni a persone sono passati da 263.100 a 215.405 (-18,1%), i decessi da 7.096 a 4.237 (-40,3%) e i feriti da 373.286 a 307.258 (-17,7%).

 

Sono le città i luoghi in cui avviene la maggior parte degli incidenti in Italia. Nel 2009, infatti, il 76% degli incidenti si è verificato su strade urbane, causando oltre 223 mila feriti (il 72,6% del totale) e quasi 2 mila morti (44,7% del totale). Con oltre 21 mila incidenti, il mese di luglio è stato quello più colpito e con la media giornaliera maggiore (705 incidenti al giorni). Nel mese di agosto è stato invece rilevato un più alto indice di mortalità (2,5 morti ogni 100 incidenti), livello connesso al maggior tasso di utilizzo dei veicoli in occasione degli esodi estivi. In generale il giovedì e il venerdì sono i giorni della settimana in cui si concentrano il maggior numero di incidenti (33.414 e 33.349, 15,5% del totale per entrambi i giorni) e di feriti (46.120 e 46.038, 15% del totale per entrambi i giorni), mentre il sabato presenta la frequenza più elevata, in valore assoluto, di decessi (708, pari al 16,7% del totale).

 

Le persone maggiormente colpite sono i conducenti dei veicoli coinvolti (il 69,2% dei morti e il 69,4% dei feriti). I passeggeri trasportati rappresentano il 15% dei morti e il 24% dei feriti, mentre per i pedoni i dati sono più bassi (6,6% di feriti e 15,7% dei morti).

 

Il dato più allarmante si conferma anche in Italia: sono i giovani tra 20 e 24 anni la categoria più colpita dalle conseguenze degli incidenti stradali, ma valori molto elevati si riscontrano anche tra le classi di età 25-29 e 30-34.

 

Alcol e guida

Il consumo di alcol influenza sia il rischio di incidenti da traffico, sia la gravità delle conseguenze che questi provocano. Secondo i dati 2010 del sistema di sorveglianza Passi, il 9,8% degli intervistati dichiara di aver guidato sotto l’effetto di alcol e il 6,6 di essere stato passeggero in una macchina con conducente sotto l’effetto di alcolici. L’abitudine a guidare poco dopo aver bevuto è più frequente negli uomini e nei giovani della fascia di età 25-34 anni. Si osservano differenze statisticamente significative nel confronto interregionale, con frequenze di guida sotto l’effetto dell’alcol più alte al Nord che al Centro e al Sud. Dei circa 33.600 intervistati che dichiarano di essere andati in auto o in moto negli ultimi 12 mesi, il 34% ha riferito di aver subito un controllo da parte delle forze dell’ordine, in veste di guidatore o di passeggero. Solo l’11% degli intervistati fermati dalle forze dell’ordine riferisce che il guidatore è stato sottoposto anche all’etilotest. Per i dettagli visita le pagine del rapporto nazionale Passi 2010 dedicate ad “alcol e guida”.

 

Inoltre, come riportato nella pubblicazione dell’Osservatorio nazionale alcol “Epidemiologia e monitoraggio alcol-correlato in Italia” (pdf 2,7 Mb), secondo il XVII rapporto Aci-Censis, per i giovani di 18-29 anni, la guida sotto l’influsso di alcol e droghe rappresenta il più grande problema (61,6%), seguito dall’eccesso di velocità (57%). I dati mostrano che il 37,9% di soggetti di età inferiore a 30 anni, rispetto ad una media totale del 36,9%, sceglie responsabilmente di limitare il consumo di alcolici (il valore più basso si registra nella classe di età 45-69 anni). Il 47,1% degli intervistati afferma di non preoccuparsi del problema della guida dopo il consumo di alcol “perché non è un bevitore abituale”, e la percentuale si abbassa notevolmente nella fascia d’età 18-29 (36,6%). Preoccupante risulta la percentuale di giovani (3,4% rispetto allo 0,7% di chi ha più di 30 anni) che pur sapendo di doversi mettere alla guida sceglie di non limitare il consumo di alcol.

 

In Europa

Secondo il rapporto 2009 “European status report on road safety. Towards safer roads and healthier tran sport” dell’Oms Europa, ogni anno circa 120 mila persone muoiono a causa di incidenti stradali nella Regione europea dell’Oms, mentre 2,4 milioni rimangono infortunate.

 

Pedoni, ciclisti e motociclisti costituiscono circa il 39% delle vittime della strada e, mediamente, i Paesi a basso e medio reddito hanno un numero complessivo di incidenti pari al doppio di quello dei Paesi industrializzati. Gli incidenti stradali sono la prima causa di morte nei giovani di età compresa tra i 5 e i 29 anni e hanno un impatto sulle economie dei singoli Paesi superiore al 3% del prodotto interno lordo. 

 

Il 70% degli incidenti mortali avviene nei Paesi più poveri e, all’interno dei Paesi dell’ex Unione sovietica, il tasso di mortalità è circa quattro volte superiore a quello dei Paesi nordici. I Paesi dell’Est europeo sono quelli con la più alta proporzione di incidenti mortali per i pedoni, mentre Italia, Grecia, Malta, Cipro e Francia sono gli Stati con il più elevato numero di decessi per incidenti mortali in moto.

 

Significativi anche i dati sulle cinture di sicurezza: indossarle riduce il rischio di morte del 40-65% per chi sta nei sedili anteriori e del 25-75% per chi sta nei sedili posteriori. Fondamentale anche l’uso del casco: abbassa del 40% il rischio di morte e del 70% il rischio di danni gravi alla testa.

 

Inoltre secondo l’Osservatorio nazionale alcol, in Europa un incidente su quattro (il 25%) è correlato all’alcol. Inoltre, negli incidenti causati da guida in stato di ubriachezza il 96% delle persone coinvolte è rappresentato da individui di sesso maschile, di cui il 33% giovani o giovani adulti di età compresa tra i 15 e i 34 anni.

 

Nel mondo

Secondo le stime pubblicate nel 2009 dall’Oms nel “Global status report on road safety”, ogni anno i morti sulle strade sono circa 1,3 milioni e le persone che subiscono incidenti non mortali sono tra i 20 e i 50 milioni.

 

Nel 2004 gli incidenti stradali si collocavano al quarto posto nella classifica delle cause più importanti di morte della popolazione mondiale, ma per il 2030 si prevede che raggiungano la quinta posizione. I Paesi a basso e medio reddito hanno un tasso di incidenti mortali maggiore rispetto ai Paesi più ricchi: rispettivamente 21,5; 19,5; 10,3 ogni 100 mila persone. Pur avendo solo il 48% del totale dei veicoli registrati, nei Paesi più poveri si verifica il 90% degli incidenti globali. Malgrado nei Paesi industrializzati negli ultimi 40-50 anni il tasso di mortalità per incidente stradale sia diminuito, l’incidente stradale rimane una delle più importanti cause di morte e disabilità.

 

Solo il 29% dei Paesi analizzati ha adottato i criteri minimi di base per ridurre la velocità nelle aree urbane e meno del 10% dei Paesi ha limiti di velocità effettivi. Quasi il 90% dei Paesi ha delle leggi che regolano il consumo di alcol in relazione alla guida, ma solo il 49% ha un limite di concentrazione alcolica nel sangue inferiore o uguale a 0,05 grammi per decilitro, come raccomandato. Solo il 40% dei Paesi ha leggi che prevedono l’obbligo del casco per motocicli con caratteristiche specifiche sia per chi guida sia per i passeggeri. Per quanto riguarda il trasporto di bambini, il 90% dei Paesi industrializzati prevede l’obbligo di misure di sicurezza, contro il 20% dei Paesi più poveri.

 

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Ultimo aggiornamento mercoledi 22 giugno 2016