Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

tossinfezioni alimentari

Report Ecdc Efsa 2017 su zoonosi e malattie a trasmissione alimentari: focus sulla situazione nazionale

Luca Busani¹, Caterina Graziani¹, Ida Luzzi¹, Gaia Scavia¹, Stefano Morabito¹, Antonietta Gattuso¹, Alfonsina Fiore¹, Antonia Ricci², Francesco Pomilio³

¹Istituto Superiore di Sanità, Roma

² Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, Legnaro (PD)

³ Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise, Teramo

 

25 gennaio 2018 - Il report “EU summary report on zoonoses, zoonotic agents and food-borne outbreaks 2016” pubblicato congiuntamente, a dicembre 2017, dallo European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc) e dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), fornisce un quadro della situazione relativa alle zoonosi e ai focolai epidemici di malattie trasmesse da alimenti (MTA) e acqua nell’Unione europea (Ue). Tuttavia, il documento non va ad analizzare gli aspetti specifici dei singoli Paesi che, per vari motivi (legati sia alle caratteristiche epidemiologiche, ecologiche e sociali, sia alle capacità dei sistemi di sorveglianza nazionali), richiedono alcuni approfondimenti. Questo breve commento mira ad aggiungere alcuni dettagli ai dati già pubblicati nel report Efsa-Ecdc in modo da favorire la lettura della situazione italiana riguardo alle zoonosi trasmesse da alimenti.

 

Salmonella

In Italia il numero di casi di salmonellosi è rimasto sostanzialmente stabile negli ultimi 4 anni (n=4138 nel 2016) con un tasso di notifica intorno a 7x100.000/casi per anno. Le informazioni relative ai sierotipi derivanti dalla sorveglianza EnterNet mostrano come nel nostro Paese, a differenza della media europea, il sierotipo prevalentemente isolato dalle infezioni umane è S. Typhimurium variante monofasica (36,4% di tutti i sierotipi ) seguito da S. Enteritidis (18,6%), che nel 2016 è aumentata rispetto al 2015 e da S. Typhimurium (10,7%). S. Infantis rappresenta, come nel resto d’Europa, il 2,8% di tutti sierotipi mentre S. Napoli e S. Derby vengono isolati con una frequenza maggiore nel nostro Paese (rispettivamente 4 e 3,3%).

 

Secondo i dati Enter-Vet (pdf 638 kb) elaborati dalla sorveglianza veterinaria in Italia, la variante monofasica di S. Typhimurium è il primo sierotipo (18%), sia per quanto riguarda i campioni isolati da animali, che in quelli isolati da alimenti. Nel suino rappresenta il 36% dei sierotipi isolati, con un leggero aumento rispetto agli anni precedenti. Il secondo sierotipo nelle matrici animali è S. Infantis (14%), seguito da S. Typhimurium (10%), mentre S. Enteritidis rappresenta solamente il 3% degli isolamenti, e appare in diminuzione negli isolamenti di origine avicola rispetto al biennio precedente. Negli avicoli il sierotipo assolutamente predominante è S. Infantis, che nel 2016 rappresenta il 37% degli isolati, ed è in costante aumento (27% nel 2014 e 35% nel 2015).

 

Campylobacter

Come per gli anni precedenti, anche nel 2016 il numero di infezioni da Campylobacter si aggira intorno ai 1000 casi. Occorre sottolineare che la campylobatteriosi nel nostro Paese non è una malattia a notifica obbligatoria pertanto i dati disponibili derivano da attività di laboratorio che non hanno una copertura e una rappresentatività nazionale.

 

E. coli-STEC

In Italia, le infezioni da E. coli produttori di Shigatossina (STEC) appaiono in lieve crescita rispetto agli anni precedenti. La sorveglianza delle infezioni da STEC nell’uomo si basa sull’attività del Registro Italiano della Sindrome Emolitico Uremica (SEU) che riguarda i casi di malattia più gravi. Ciò spiega perché il numero di casi di infezione da STEC sia assai inferiore rispetto a molti altri Paesi europei nei quali la sorveglianza include anche le gastroenteriti. Nel 2016, 49 dei 91 casi confermati di infezione da STEC registrati nel nostro Paese si riferiscono a episodi di SEU. Molti degli altri casi sono stati identificati estendendo ai contatti dei pazienti con SEU, le indagini microbiologiche. Alcuni dei casi registrati in Italia erano parte di un grave focolaio epidemico transnazionale da STEC O26 che ha coinvolto anche la Romania, nei primi mesi del 2016. Limitando l’analisi ai soli casi di SEU, i dati indicano che l’Italia è al terzo posto nell’Ue, per numero di casi dopo Francia (N=129) e Germania (N=51). Prevalgono inoltre rispetto al resto dell’Ue, le infezioni da sierogruppi STEC non-O157, in particolare STEC O26 e O111.

 

I dati di monitoraggio degli STEC nei serbatoi animali e nelle fonti alimentari indicano che nel 2016 l’Italia è stata tra i Paesi europei più attivi nelle attività di campionamento e indagine per gli STEC, sia in termini di numerosità sia di tipologia delle matrici. Negli alimenti sono stati riscontrati livelli di prevalenza di contaminazione da STEC molto contenuti anche nelle matrici tradizionalmente considerate a maggiore rischio (carni bovine, latticini, latte crudo). La lettura integrata di questi dati sembra dunque confermare la natura elusiva e variegata dell’epidemiologia delle infezioni da STEC sebbene occorra interpretare con cautela i dati di monitoraggio e la loro rappresentatività a livello nazionale in assenza di criteri microbiologici e di un piano campionamento armonizzato.

 

Focolai MTA

Per quanto riguarda i focolai epidemici di MTA, nel 2016 l’Italia ha segnalato il più elevato numero di focolai degli ultimi 5 anni (N=91), con un incremento del 146% rispetto al 2015. Ciò è riconducibile a un sostanziale miglioramento nella capacità di raccolta e trasmissione delle informazioni dal livello regionale a quello centrale e, infine, all’Efsa. Un terzo dei focolai è riconducibile a Salmonella mentre per una quota simile non sono disponibili informazioni sull’agente causale. I rimanenti focolai sono attribuibili a Norovirus, C. botulinum, Campylobacter, Epatite A, tossine batteriche, STEC, Trichinella e a intossicazione da istamina. Da sottolineare il fatto che l’Italia riporta nell’Ue il maggior numero di focolai di botulismo. Per tutti i focolai, i veicoli alimentari più frequentemente implicati comprendevano prodotti della pesca, preparazioni alimentari combinate, uova e derivati, carne suina e derivati.

 

Listeria

Nel 2016, in Italia, sono stati notificati 179 casi di listeriosi, confermando un trend in aumento dal 2012 (112 casi), che colloca il nostro Paese al quarto posto per numero di casi in Europa, dopo Germania, Francia e Spagna. Anche la sorveglianza di laboratorio ha evidenziato un andamento in crescita nel numero di isolati raccolti dall’Iss e sottoposti a tipizzazione molecolare. Nel 2016, come negli altri Paesi europei, il 75,9% dei casi ha interessato individui di età superiore ai 64 anni, con un picco in soggetti di età compresa tra i 76 e gli 80 anni, mentre i casi correlati alla gravidanza rappresentavano solo il 3%, un valore molto inferiore ai dati europei e internazionali (16,7%). Ciò è probabilmente dovuto all’applicazione non sistematica dell’indagine diagnostica sugli eventi associati alla gravidanza (aborto, parto prematuro e forme simil-influenzali della madre). La manifestazione clinica più comune era la setticemia (71,7%) e il sierotipo 1/2a continua ad essere quello più frequentemente isolato, seguito dal sierotipo 4b. La percentuale di ospedalizzazione è stata del 100% e nei 34 casi per i quali l’esito della malattia è stato riportato, si è avuta una letalità del 29,4%. Quattordici casi di listeriosi del 2016 appartenevano a un vasto focolaio epidemico che ha avuto inizio nel 2015 e che ha coinvolto 24 soggetti, quattro dei quali deceduti. Le indagini epidemiologiche e microbiologiche hanno individuato la sorgente dell’infezione in un prodotto a base di carne.

 

Relativamente agli alimenti e ai campioni ambientali negli ambienti di produzione l’Italia, per il 2016, ha inviato informazioni su oltre 60.000 campioni in cui è stata effettuata ricerca e quantificazione di L. monocytogenes.

Nel nostro Paese le positività riscontrate in alcune categorie di alimenti sono al di sotto della media registrata nell’intero territorio dell’Ue. Gli alimenti a base di latte (formaggi e altri latticini), i prodotti a base di carne e i prodotti della pesca rappresentano gli alimenti nei quali si rileva la maggior frequenza di campioni positivi. Da segnalare la presenza di L. monocytogenes anche in alimenti considerati non a rischio fino a pochi anni fa, quali la frutta, i vegetali e i prodotti da forno. L. monocytogenes è stata rilevata anche in alimenti “speciali”, destinati ai bambini al di sotto di 6 mesi di età o per fini medici specifici.

 

Per l’anno 2016 l’Italia ha inviato dati su oltre 500 accertamenti diagnostici effettuati su animali, di cui l’80% prelevato in ruminanti domestici (bovini, pecore e capre). Nella maggior parte dei casi gli accertamenti sono stati effettuati per conferma di sospetto clinico, e 57 animali sono risultati positivi. Sono stati inoltre testati campioni di ruminanti selvatici e la positività riscontrata in daini, caprioli e camosci cantabrici è stata elevata.

 

Conclusioni

Il quadro nazionale relativo alle zoonosi e malattie a trasmissione alimentare tracciato dal report Efsa/Ecdc risente degli aspetti critici che i sistemi di sorveglianza sui casi umani presentano, in particolare riguardo alla rappresentatività e la tempestività delle raccolte dati, che non facilitano la lettura della reale situazione epidemiologica e possono limitare le capacità di intervento per il controllo e la prevenzione delle infezioni.

 

I dati Enter-net ed Enter-vet indicano, per i casi di salmonellosi nell’uomo in Italia, il suino quale serbatoio animale più rilevante, mentre l’importanza del serbatoio avicolo è in continua diminuzione, anche se il ritorno di S. Enteritidis richiede attenzione. La situazione per Listeria sostanzialmente riflette il quadro epidemiologico osservato nel contesto internazionale, mentre per STEC la situazione è più complessa riflettendo la natura variegata dell’epidemiologia delle infezioni. Il rilievo di L. monocytogenes in alimenti di categorie considerate non a rischio è un’indicazione per la definizione dei futuri piani di campionamento degli alimenti. Riguardo alla campylobatteriosi, la prima zoonosi a trasmissione alimentare in Europa per numero di casi, il sistema attuale non è in grado di fornire indicazioni specifiche per il nostro Paese, per cui rimangono le indicazioni generali di una malattia in costante ascesa.

 

Risorse utili:

  • il commento “Zoonosi e tossinfezioni alimentari: da Ecdc ed Efsa il report 2017” pubblicato su EpiCentro a dicembre 2017 da Luca Busani, Caterina Graziani, Stefano Morabito, Gaia Scavia (Iss)
  • Luzzi I, García-Fernández A, Dionisi AM, Lucarelli C, Gattuso A, Gianfranceschi M, Maugliani A, Caprioli A, Morabito S, Scavia G (Ed.). Enter-Net Italia e Registro italiano della sindrome emolitico uremica: sorveglianza delle infezioni da Salmonella,Campylobacter, Escherichia coli produttore di Shiga-tossina e Listeria monocytogenes (2010-2015). Roma: Istituto Superiore di Sanità; 2017. (Rapporti Istisan 17/34)
  • European Centre for Disease Prevention and Control/European Food Safety Authority. Multi-country outbreak of STEC infection associated with HUS - 5 April 2016. Stockholm: ECDC; 2016
  • European Centre for Disease Prevention and Control. Surveillance Atlas of Infectious Diseases
  • The European Union summary report on trends and sources of zoonoses, zoonotic agents and food-borne outbreaks in 2016. EFSA Journal 2017;15(12):5077
  • Ronald F. Lamont, Jack Sobel, Shali Mazaki-Tovi, Juan Pedro Kusanovic, Edi Vaisbuch, Sun Kwon Kim, MD, Niels Uldbjerg, and Roberto Romero. 2011. Listeriosis in Human Pregnancy: a systematic review. J Perinat Med. 2011May; 39(3): 227–236
  • Graziani C, Duranti A, Morelli A, Busani L, Pezzotti P. Zoonosi in Italia nel periodo 2009-2013. Roma: Istituto Superiore di Sanità; 2016. (Rapporti Istisan 16/1)