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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

tossinfezioni alimentari

Epidemia da E.coli O104:H4: le riflessioni della comunità scientifica e delle istituzioni in un workshop internazionale a Berlino

Rosangela Tozzoli, Gaia Scavia, Alfredo Caprioli - Laboratorio europeo di riferimento per E.coli, Iss

 

1 marzo 2012 - La vasta epidemia di infezione da E.coli O104:H4,, verificatasi in Europa nel corso del 2011 legata al consumo di germogli vegetali prodotti da semi di fieno greco contaminato, ha drammaticamente riportato alla ribalta dei media e all’attenzione dell’opinione pubblica l’attualità delle malattie trasmesse da alimenti e le problematiche connesse alla capacità di governance di questi eventi da parte delle istituzioni pubbliche, autorità sanitarie e organismi tecnico-scientifici. Il focolaio epidemico, centrato sull’area settentrionale della Germania ha visto coinvolte, a partire dal mese di maggio, oltre 3900 persone con 46 decessi, in 13 Paesi.  

 

Alcune peculiarità legate non solo alle specificità del ceppo epidemico ma anche alle modalità di produzione e consumo dei germogli vegetali, veicolo dell’infezione, hanno contribuito a rendere difficoltose le attività di indagine del focolaio, sia sul piano epidemiologico che microbiologico, ritardando la possibilità di adottare in fase precoce le opportune misure per contenere l’epidemia.

 

Per discutere di queste problematiche il 28 e il 29 novembre 2011 si è svolto a Berlino un workshop scientifico internazionale organizzato dal Robert Koch-Institute, dal ministero della Salute tedesco e con il supporto dell’Ecdc, dal titolo “Experiences of the STEC O104:H4 Outbreak in Germany, and Research needs for STEC”. Il workshop articolato in sezioni plenarie e gruppi di lavoro su specifici aspetti connessi alle infezioni da VTEC, ha riunito oltre un centinaio di esperti provenienti da diversi Paesi della Ue e da Paesi extra-europei, nel campo della medicina umana, salute pubblica, epidemiologia, microbiologia, sicurezza alimentare e scienze dell’ambiente. Nel corso del workshop, di cui un articolo pubblicato a febbraio 2012 su Eurosurveillance dà ampio resoconto, sono state affrontate e condivise in maniera trasversale le più importanti problematiche poste dalle infezioni da VTEC nei diversi ambiti di studio al fine di individuare i cosiddetti gaps in knowledge, cui le attività di ricerca dovrebbero rispondere.

 

Il complicato quadro epidemiologico

Il ceppo epidemico di E.coli produttore di verocitotossina (VTEC), identificato come E. coli O104:H4, sierotipo VTEC poco comune, presentava una combinazione inusuale di fattori di virulenza, che ne ha probabilmente determinato l’elevata patogenicità. Si trattava, infatti, di un ceppo mancante del gene eae, marcatore genetico del meccanismo di adesione alla mucosa intestinale definito “attaching-effacing” e considerato un carattere distintivo dei ceppi VTEC altamente patogeni per l’uomo, ma portatore di geni caratteristici di un altro gruppo di E. coli patogeni: gli E.coli enteroaggregativi, capaci di colonizzare la mucosa intestinale con un diverso meccanismo di adesione. Questa combinazione inusuale di geni caratteristici di pato-gruppi diversi di E.coli, potrebbe motivare l’elevato livello di virulenza e la capacità del ceppo di provocare la Sindrome emolitico uremica (SEU), patologia tipica dell’età pediatrica, che nel caso dell’epidemia tedesca ha colpito prevalentemente gli adulti. I casi pediatrici di SEU possono essere eventi sentinella di una possibile epidemia di infezione da VTEC nella popolazione, e questo è ormai ben noto ai nefrologi pediatri. I clinici che gestiscono le insufficienze renali nel paziente adulto sono probabilmente meno consapevoli del significato di sanità pubblica della SEU e questo potrebbe aver ritardato sia il riconoscimento dell’epidemia sia l’inquadramento dei casi di malattia sul piano eziologico. Da ultimo, la tipologia del veicolo d’infezione (germogli vegetali) e le particolari modalità e circostanze del consumo, talvolta non facilmente identificabili come nel caso di insalate miste, hanno contribuito a complicare ulteriormente il quadro epidemiologico.

 

Notevoli sono state le implicazioni internazionali dell’emergenza sul piano tecnico e politico, tanto da determinare nella Unione europea situazioni di vera e propria criticità nei rapporti istituzionali tra Stati membri e con alcuni Paesi terzi, causate primariamente dalle conseguenze che la gestione della epidemia ha comportato sul piano degli scambi commerciali, in particolare dei prodotti orto-frutticoli.

 

Per fronteggiare la crisi sono scese in campo, con un elevato sforzo di coordinamento, tutte le più importanti istituzioni operanti nel settore della sicurezza alimentare all’interno dei singoli Stati membri e in ambito europeo: dalla Commissione europea, all’European Food Safety Authority (Efsa), dall’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc) al Laboratorio europeo di riferimento per E. coli (EU-RL E.coli).

 

Le diverse criticità emerse nel corso dell’episodio epidemico hanno indotto l’intera comunità scientifica e le istituzioni a una riflessione condivisa volta ad approfondire questi aspetti per indirizzare sia la ricerca nell’ambito dei VTEC sia il potenziamento della preparedness necessaria ad affrontare con rapidità e adeguatezza le sfide poste dalle infezioni associate a questi patogeni. Il workshop di Berlino è stato l’occasione per un confronto internazionale su questi temi. La discussione si è soffermata, in particolare, sulla necessità di identificare e caratterizzare con rapidità i ceppi VTEC emergenti al fine di sviluppare tempestivamente nuovi metodi diagnostici, complementare i dati della sorveglianza di laboratorio sui VTEC con le informazioni derivanti dalla tipizzazione molecolare, potenziare l’utilizzo delle informazioni di caratterizzazione e sub-typing molecolare ai fini epidemiologici, condividere e integrare le informazioni della sorveglianza di laboratorio con i dati epidemiologici. L’articolo inoltre dà ampia illustrazione degli obiettivi di ricerca individuati dai gruppi di lavoro come prioritari, nell’ambito della clinica delle infezioni, microbiologia e patogenesi delle infezioni, epidemiologia, sicurezza alimentare e scienze dell’ambiente.

 

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