Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

trichinella

Un'epidemia di trichinellosi in Sardegna

Edoardo Pozio – Malattie infettive, parassitarie e immunomediate - Istituto superiore di sanità (Iss)

Marta Ciofi degli Atti – reparto Malattie infettive - Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps), Istituto superiore di sanità (Iss)

Paolo D'Ancona – reparto Malattie infettive - Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps), Istituto superiore di sanità (Iss)

Maria Cristina Rota – reparto Malattie infettive - Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps), Istituto superiore di sanità (Iss)

 

 

Nel dicembre 2005, è stato segnalato in Sardegna un focolaio epidemico di trichinellosi, con sette casi notificati. I sette pazienti, di età compresa tra i 5 e i 32 anni, hanno presentato i sintomi tipici di questa infezione parassitaria, che colpisce soprattutto la muscolatura scheletrica con mialgie ed edemi, unite ad eosinofilia. Ad oggi, l'infezione è stata confermata sierologicamente in quattro dei sette casi notificati.

 

Tutte le persone coinvolte avevano mangiato carne suina e derivati (salsicce) crudi o poco cotti, provenienti da un animale allevato allo stato brado nel comune di Orgosolo, e macellato clandestinamente il 5 dicembre 2005. Gli insaccati prodotti con le carni del suino sono risultate positive per la ricerca delle larve di trichinella.

 

È stata quindi effettuata una indagine epidemiologica per rintracciare le persone che hanno mangiato o ricevuto la carne del suino in causa. Gli esami sierologici per valutare l'esatto numero di persone coinvolte e la specie di trichinella responsabile sono ancora in corso. Questo è il secondo focolaio epidemico di trichinellosi segnalato dalla Provincia di Nuoro; nell'aprile 2005 erano stati infatti segnalati 11 casi, anch'essi correlati al consumo di carne suina.

 

Come per altre malattie trasmesse da alimenti, la trichinellosi può essere evitata consumando solo carne cotta in modo appropriato; infatti, le larve incistate nelle cellule dei muscoli striati non sono resistenti al calore poiché muoiono dopo un minuto a 65°C. Un buon criterio da seguire per valutare l'appropriatezza della cottura è controllare il colore della carne, che deve virare uniformemente dal colore rosa al marrone.

 

Nelle carni suine (maiale e cinghiale) le larve sopravvivono invece al congelamento a -15°C per periodi inferiori al mese (in particolare, per almeno 3 settimane). Il periodo di sopravvivenza diminuisce con l'abbassarsi della temperatura di congelamento. La salagione delle carni per la produzione degli insaccati uccide il parassita, ma essendo molto variabili i tempi e le modalità di stagionatura, non è possibile stabilire dei criteri oggettivi. Pertanto, è importante che coloro che macellano a domicilio suini per il consumo alimentare facciano sempre esaminare a un veterinario le carni al momento della macellazione.