L’ehrlichiosi è una malattia batterica accompagnata da febbre, causata da un gruppo microrganismi della famiglia delle Rickettsiaceae, parassiti intracellulari da tempo conosciuti in ambito veterinario.
Le zecche sono fra i principali vettori della malattia, mentre ancora
non sono stati identificati con certezza i serbatoi dell’infezione,
anche se verosimilmente sono rappresentati da cani e animali selvatici.
La malattia si manifesta dal punto di vista clinico, dopo un periodo di
incubazione che va da 7 a
21 giorni, con sintomi simili a quelli di un’influenza e, soprattutto
nei bambini, è accompagnata da manifestazioni esantematiche simili a
quelle del morbillo. La malattia è a evoluzione benigna, specialmente
nei bambini e nei soggetti più giovani, anche in assenza di qualsiasi
trattamento. Gli adulti e le persone in età avanzata possono andare
incontro a complicazioni, anche gravi, a livello renale, vascolare ed
encefalico.
Aspetti epidemiologici
Mentre negli Stati Uniti l’ehrlichiosi è considerata una malattia
infettiva emergente, secondo i dati della
Circolare del Ministero della Sanità n. 10 del 13 luglio 2000, ad
oggi, in Italia, non sono stati notificati casi di questa malattia.
Studi epidemiologici hanno peraltro dimostrato che l’infezione da E.
canis sembra essere tutt’altro che infrequente nei cani, mentre
positività degli anticorpi per E. phagocytophila sono state
riscontrate, nelle zone alpine, in soggetti appartenenti a categorie
maggiormente esposte a rischio di punture da zecche (forestali,
cacciatori) con percentuali significativamente più alte che nei gruppi
di controllo.