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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Alimentazione e salute

Efsa: consultazione pubblica sul bisfenolo A

Alberto Mantovani - Dipartimento di Sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare, Iss

 

23 gennaio 2014 – L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) avvia una consultazione pubblica sulla bozza del documento che riporta il parere dell’Efsa riguardo ai rischi per la salute umana legati all’esposizione al bisfenolo A (Bpa), sostanza chimica usata per la produzione del policarbonato per recipienti a uso alimentare (biberon, stoviglie di plastica, recipienti di plastica, bottiglie, ecc), oltre che per numerosi altri usi. Il Bpa è da anni una sostanza controversa, in quanto numerosi studi sperimentali e anche epidemiologici indicano una capacità di alterare l’equilibrio endocrino (in particolare interagendo con i recettori estrogeni) soprattutto nell’organismo in via di sviluppo. I consumatori sono inevitabilmente esposti a piccole quantità di Bpa tramite lo spostamento nei cibi e nelle bevande dai materiali che lo contengono e, dunque, è fondamentale valutare e monitorare gli eventuali rischi per la salute.

 

Attualmente, l’uso del bisfenolo A è autorizzato nell’Unione europea ai sensi del regolamento 10/2011/Ue ma è proibito per la produzione di biberon per l’infanzia in policarbonato, secondo la direttiva 2011/8/Ue. L’uso del Bpa nei biberon in plastica è stato l’aspetto più discusso di questa sostanza, sia perché il bambino piccolo è più suscettibile dell’adulto agli interferenti endocrini come il Bpa, sia perché è il soggetto più esposto: il divieto nei biberon è scaturito da un precedente parere dell’Efsa (2010).

 

L’Efsa chiama dunque tutti i portatori di interesse (in particolare, ma non solo, gli organismi degli stati membri della Ue che hanno già valutato il Bpa) a formulare e inviare commenti entro il 13 marzo prossimo tramite la consultazione on line. Un segnale importante questo sia dal punto di vista della trasparenza e della validità del documento definitivo che verrà alla fine pubblicato, sia perché non è poi così frequente che le Agenzie internazionali mettano in discussione le proprie valutazioni.

 

L’attività passata dell’Efsa sul Bpa

L’Efsa ha concluso la prima valutazione del rischio completa sul Bpa nel 2006 stabilendo una Dgt per il Bpa di 0,05 mg/kg pc, ma ha analizzato nuove informazioni anche negli anni successivi (2008, 2009, 2010 e 2011). In particolare, il parere, molto articolato, del 2010 ha ritenuto che non vi fossero prove sufficienti per poter rivedere la Dgt, ma ha identificato una serie di possibili effetti a dosi molto basse in studi tossicologici su animali in via di sviluppo: anche se la qualità degli studi lasciava a desiderare, questi effetti meritavano un approfondimento. Pertanto, nel 2012, la Commissione europea, considerando anche il vasto uso del Pba nei materiali a contatto con gli alimenti, ha chiesto all’Efsa una rivalutazione complessiva e (nei limiti del possibile) definitiva riguardo sia all’esposizione (per quali vie, alimentari e non, e quanto viene assorbito dall’organismo: parere finalizzato nel 2013) sia ai possibili effetti sulla salute, con particolare a quelli osservabili a dosi più basse di quelle utilizzate per definire la Dgt.

 

I risultati della valutazione

L’Efsa ha concluso una revisione dettagliata della letteratura scientifica sul bisfenolo A e delle valutazioni del rischio precedentemente eseguite da istituzioni con specifiche competenze in materia, individuando probabili effetti avversi sul fegato, sui reni e sulla ghiandola mammaria a dosi nettamente minori rispetto a studi precedentemente valutati e raccomandando di conseguenza che l’attuale dose giornaliera tollerabile (Dgt) venga abbassata da 50 µg/kg pc/die (o 0,05 mg/kg pc/die) al valore provvisorio di 5 µg/kg pc/die (0,005 mg/kg pc/die).

 

Da sottolineare è che in questa indagine l’Efsa ha preso in esame anche studi di ricerca che non rientrano negli usali test per sostanze chimiche ma che riguardano aspetti “non convenzionali” dei possibili effetti del Bpa sulla salute (per esempio sulla promozione di tumori e su aspetti specifici dello sviluppo dei sistemi riproduttivo, nervoso, immunitario, metabolico e cardiovascolare). Pertanto, il documento dedica particolare attenzione agli effetti a lungo termine dell’esposizione precoce in gravidanza e nella prima infanzia.

 

Il confronto con la valutazione dell’esposizione (ovviamente escludendo i biberon, ora proibiti nell’Ue) mostra che i livelli sono inferiori alla Dgt, pertanto l’attuale uso del Bpa presenta un basso rischio anche per i gruppi vulnerabili come donne in gravidanza e bambini piccoli. Nel contempo, dopo la valutazione dell’Efsa e l’abbassamento della Dgt sarà difficile ipotizzare un incremento dell’uso del BpA nella Ue, mentre potrà ricevere ulteriore incentivo la ricerca di sostanze alternative.