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a cura del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

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alimentazione e salute
Ultimi aggiornamenti

(7 aprile 2016) Il decennio di azione sulla nutrizione

Lo scorso 1 aprile l’Assemblea generale delle Nazioni Unite (Onu) ha approvato una risoluzione che proclama il periodo 2016-2025 come il Decennio di azione sulla nutrizione. La risoluzione mira a dare il via ad azioni per eliminare la fame e la malnutrizione a livello mondiale, ma anche a promuovere abitudini alimentari sane e sostenibili per arrestare l’obesità. L’Onu invita quindi i governi a definire target nutrizionali per il 2025 sulla base degli indicatori internazionalmente riconosciuti. Per approfondire consulta il comunicato stampa sul sito dell’Organizzazione mondiale della sanità e il documento completo della risoluzione Onu “United Nations Decade of Action on Nutrition (2016-2025)” (pdf 217 kb).

 

(31 marzo 2016) Hbsc: il report 2016

È dedicato alle differenze di genere e socioeconomiche tra i giovani il nuovo rapporto dello studio internazionale Health Behaviour in School-aged Children, Hbsc – (Comportamenti collegati alla salute dei ragazzi in età scolare). Il documento, pubblicato a marzo 2016, presenta i risultati dell’indagine 2013-2014 che ha coinvolto circa 220 mila ragazzi in 42 Paesi della Regione europea dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e del Nord America. Dal report Hbsc emerge un quadro abbastanza positivo della salute e dei comportamenti degli adolescenti ma anche il persistere di ineguaglianze sociali, di età e di genere. Per approfondire consulta il documento completo “Growing up unequal: gender and socioeconomic differences in young people's health and well-being. Health Behaviour in School-aged Children (HBSC) study: international report from the 2013/2014 survey”.

 

(17 marzo 2016) Zoonosi e tossinfezioni alimentari: l’aggiornamento dei dati 2012 e 2013

I report annuali Efsa-Ecdc sulle zoonosi e sugli episodi epidemici di tossinfezione alimentare (The European Union summary report on trends and sources of zoonoses, zoonotic agents and food-borne outbreaks) relativi al 2012 e al 2013 sono stati revisionati e ripubblicati sulla base dell’aggiornamento dei dati forniti da alcuni Stati membri. In particolare, per il 2012, sono stati aggiornati i dati sulla Salmonella mentre, per il 2013, gli esperti hanno aggiornato Salmonella, Escherichia coli produttore di verocitotossina (VTEC) e virus West Nile. Nessuno di questi cambiamenti influisce in modo rilevante sull’interpretazione della situazione epidemiologica nell’uomo riportata per quegli anni. Le sezioni che hanno subito modifiche sono indicate alla pagina 2 di entrambe le relazioni. Per l’Italia non si riportano variazioni rispetto alle precedenti edizioni dei rapporti. Per maggiori informazioni consulta i due rapporti aggiornati: “The European Union Summary Report on Trends and Sources of Zoonoses, Zoonotic Agents and Food-borne Outbreaks in 2012” e “The European Union Summary Report on Trends and Sources of Zoonoses, Zoonotic Agents and Food-borne Outbreaks in 2013”. Consulta anche i comunicati stampa sul sito dell’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) e dell’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie).

 

(3 marzo 2016) World Salt Awareness Week 2016

Si svolge dal 29 febbraio al 6 marzo la settimana mondiale per la riduzione di sale promossa dalla Wash (World Action on Salt & Health), associazione internazionale con partner in 95 Paesi dei diversi continenti. L’iniziativa, in linea con gli obiettivi del programma nazionale Guadagnare Salute e con il Piano nazionale della prevenzione 2014-2018, mira a sensibilizzare i consumatori sulla presenza di sale nascosto in molti alimenti e a coinvolgere l’intera comunità (decisori, industria, settore della ristorazione, professionisti della salute) nell’impegno verso la riduzione del consumo di sale. L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda l’uso di non più di 5 grammi di sale al giorno (g/die) per la popolazione adulta, che corrisponde a non oltre 2000 mg di sodio. Questo valore, secondo i dati dell’Iss, coincide con circa la metà dell’attuale consumo medio individuale di sale in Italia: negli uomini 10,6 g/die, nelle donne 8,2 g/die (la distribuzione non varia nelle diverse fasce di età, diminuendo leggermente solo tra i più anziani; inoltre, il consumo di sale risulta maggiore nelle Regioni del Sud rispetto al Nord e al Centro Italia). Inoltre, è importante ricordare che le fonti di sodio nell'alimentazione si distinguono in discrezionali (il sodio contenuto nel sale aggiunto ai cibi in cucina o a tavola, circa il 36% del consumo abituale ) e non discrezionali (il sodio contenuto naturalmente negli alimenti - circa il 10% - o aggiunto nelle trasformazioni artigianali, semi-industriali o industriali 54% del consumo abituale). Il sale aggiunto nelle trasformazioni artigianali o industriali comprende non solo gli alimenti “salati”, cioè formaggi, insaccati e salumi, ma anche altri prodotti, cioè biscotti, cereali e dolci. Meno dell’11% dell’industria utilizza sale iodato (dati Iss del 2011). Dunque un’iniziativa che riporti l’attenzione sulla necessità di ridurre il cosiddetto “sale nascosto” risulta molto importante a livello di sanità pubblica. Per approfondire leggi la presentazione dell’iniziativa sul sito del ministero della Salute.

 

(25 febbraio 2016) Sistema di allerta comunitario: la relazione 2016

Nel 2015, i Paesi dell’Unione europea hanno inviato 2967 notifiche al Sistema di allerta rapido per alimenti e mangimi (Rapid Alert System in Feed and Food, Rasff) e, con 511 segnalazioni, l’Italia si conferma il primo Paese per numero di segnalazioni inviate. È quanto emerge dalla “Relazione sul sistema di allerta europeo” (pdf 4,2 Mb) pubblicato a febbraio 2016 dal ministero della Salute. Il Rasff è il sistema ufficiale con cui la Commissione europea condivide con gli stati membri le informazioni relative ai contaminanti (pericoli) chimici, fisici e biologici riscontrati negli alimenti e nei mangimi. I dati evidenziano che la Salmonella è il primo contaminante biologico per numero di segnalazioni (507), mentre le micotossine sono i contaminanti chimici più frequentemente notificati (496). Infine, per quanto riguarda l’origine delle merci, sono stati segnalati 115 prodotti nazionali irregolari. Per maggiori informazioni leggi la notizia sul sito del ministero della Salute e scarica il documento completo (pdf 4,2 Mb).

 

(25 febbraio 2016) Zoonosi in Italia nel periodo 2009-2013

Il nuovo rapporto Istisan 16/1 “Zoonosi in Italia nel periodo 2009-2013” (pdf 7 Mb) fa il punto, per la prima volta in modo descrittivo, sulla situazione nazionale relativa a 30 zoonosi. Attraverso l’uso delle dimissioni ospedaliere come fonte di informazione principale, il rapporto cerca di ovviare ad alcuni limiti dei sistemi informativi delle malattie infettive nel settore delle zoonosi, permettendo di tracciare la distribuzione spaziale e temporale dei ricoveri per 30 zoonosi, fornendo informazioni di base sui casi, quali distribuzioni per classi di età e sesso. Per maggiori informazioni scarica il documento completo (pdf 7 Mb).

 

(28 gennaio 2016) Fermare l’obesità infantile: è tempo di agire

A livello globale, il numero di bambini obesi o in sovrappeso, con meno di 5 anni di età, è passato da 31 milioni nel 1990 a 41 milioni nel 2014, con un aumento della prevalenza dal 4,8% al 6,1%. Una crescita che trova in prima linea principalmente i bambini che vivono nei Paesi a basso-medio reddito e che mette sempre più in evidenza la necessità di azioni dedicate. Si inserisce in questo contesto il lavoro della Commission on Ending Childhood Obesity (Echo) che, il 25 gennaio scorso, ha pubblicato il proprio report conclusivo. Istituita nel 2014 dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), la Commissione ha coinvolto oltre 100 Paesi membri con l’obiettivo di fornire raccomandazioni ai governi per prevenire lo sviluppo di obesità nelle giovani generazioni, ridurre il rischio di morbosità e mortalità a causa di malattie non trasmissibili, nonché diminuire gli effetti psicosociali negativi dell’obesità sia in infanzia che in età adulta. Leggi l’approfondimento a cura di Angela Spinelli e Paola Nardone (Cnesps-Iss).

 

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Ultimo aggiornamento venerdi 6 maggio 2016

 

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