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Documentazione

In Italia

 

Rapporto acque di balneazione 2013

L’Italia, con oltre 5500 aree di balneazione, rappresenta il Paese europeo con il maggior numero di acque e, dai dati sulla qualità di tutte le acque di balneazione emerge che nel 2012 il 96% era in conformità ai valori obbligatori previsti dalla Direttiva europea 2006/7/CE (con un incremento del +4,8% rispetto all’anno precedente).

 

Ilva Taranto: le attività del Ministero della Salute

Nella nota, pubblicata sul sito del ministero della Salute il 27 agosto 2012, sono elencate le attività di monitoraggio ambientale e analisi epidemiologica svolte, negli anni, sulla zona di Taranto.

 

Ilva di Taranto: il comunicato stampa Aie

In questo comunicato, l’Associazione italiana di epidemiologia (Aie), considera solidi e affidabili i risultati della perizia epidemiologica che ha permesso al gip di Taranto di quantificare i danni sanitari determinati e auspica che la proprietà dell'Ilva metta in atto tutte le azioni di adeguamento e bonifica richieste.

 

Residential proximity to industrial sites in the area of Taranto (Southern Italy). A case-control cancer incidence study

Lo studio, pubblicato nel 2011 all’interno degli annali dell’Iss (volume 47, numero 2, 192-199), analizza l’associazione tra incidenza dei tumori e residenza in prossimità dell’area industriale di Taranto.

 

I risultati del progetto Sentieri (Studio epidemiologico nazionale dei territori e insediamenti esposti a rischio da inquinamento)

Supplemento di E&P dedicato ai risultati del progetto realizzato dal ministero della Salute e l’Iss.

 

Qualità delle acque di balneazione in Italia 2012 (pdf 2,3 Mb)

Rapporto del ministero della Salute pubblicato a giugno 2012 e contenente di dati 2011 di 5 mila siti marini, lacustri e fluviali del nostro Paese.

 

Cianobatteri in acque destinate a consumo umano: rapporto Istisan 11/35 parte 1 e parte 2

I rapporti, pubblicati nel 2011, presentano il quadro delle conoscenze sulla valutazione del rischio da cianobatteri e loro tossine nelle acque destinate al consumo umano. Forniscono inoltre gli elementi fondamentali per la strutturazione di piani di monitoraggio e misure di prevenzione e mitigazione del rischio nella filiera idro-potabile, illustrano il quadro normativo e la definizione dei valori di riferimento nazionali per le cianotossine nelle acque destinate a consumo umano e offrono una trasposizione sintetica sulle conoscenze dal settore della ricerca e dello sviluppo tecnologico nel campo dei cianobatteri. Leggi i rapporti completi “Cianobatteri in acque destinate a consumo umano. Stato delle conoscenze per la valutazione del rischio” parte 1 e parte 2.

 

Rifiuti urbani in Italia: il rapporto Ispra 2011

Scende dell’1% il valore della produzione nazionale dei rifiuti urbani in Italia, arrivando tra il 2008 e il 2009 a 32,1 milioni di tonnellate. In calo anche il valore pro capite (circa l’1,6% in meno): ogni abitante ha prodotto circa 9 kg in meno all’anno, per un valore complessivo di circa 532 kg per abitante. Lo riferisce il rapporto 2011 sui rifiuti urbani pubblicato, a luglio 2011, dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). In aumento la raccolta differenziata con il Nord che, con il 48%, raggiunge quasi l’obiettivo del 50%, ma con il Centro e il Sud che, anche se in crescita, rimangono lontani dall’obiettivo (rispettivamente con il 24,9% e il 19,1%). Particolarmente interessanti i dati di Sardegna e Campania: la prima registra valori positivi raggiungendo il 42,5% di raccolta, la seconda (anche se con ancora solo il 29,3%) è la Regione del Sud a registrare la crescita più significativa. Tra le grandi città (più di 150 mila abitanti), Reggio Emilia raccoglie e differenzia la percentuale maggiore di rifiuti con il 49,9%, per la prima volta Roma e Genova oltrepassano la soglia del 20% e Napoli, con 18,3%, registra quasi il 10% in più rispetto al 2008. Riguardo alle discariche, l’Italia (al 40,6%) è ancora oltre la media europea del 38%. In aumento i costi di gestione: nel 2008 ogni persona ha speso 138,22 euro per la gestione dei rifiuti urbani, mediamente il 5,1% in più rispetto al 2007. Leggi il rapporto completo e il comunicato stampa dell’Ispra (pdf 147 kb).

 

VII rapporto Ispra sulla qualità dell'ambiente urbano

Nel periodo 2000-2009, il consumo pro-capite di acqua è calato dell’11,4%, tra il 2001 e il 2009 sono diminuite le precipitazioni e, a partire dal 1971 e sino al 2000, si è assistito all’aumento generalizzato delle temperature. Sul fronte automobilistico è diminuito il numero di veicoli circolanti ed è aumenta la preferenza per i motori a gasolio, di alta cilindrata e per le automobili con basse emissioni. Sono alcuni dei risultati emersi dal VII rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano (pdf 6,5 Mb) dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) che riunisce i principali indicatori riferiti a 48 tra i maggiori centri urbani del Paese. Per maggiori informazioni scarica il rapporto (pdf 6,5 Mb) e consulta le pagine dedicate sul sito Ispra.

 

Qualità dell’aria: un quadro unitario a livello nazionale

Con il decreto del 13 agosto 2010 è stata recepita la direttiva comunitaria sulla qualità dell’aria 2008/50/Ce (pdf 212 kb), che istituisce un quadro normativo unitario in materia di valutazione e di gestione della qualità dell'aria. Il decreto, che ha lo scopo di assicurare che le stesse situazioni di inquinamento siano valutate e gestite in modo uniforme in tutto il territorio nazionale, fissa il limite e gli obiettivi di qualità per le concentrazioni nell’aria di: biossido di zolfo, biossido di azoto, benzene, monossido di carbonio, piombo, particolato PM10, particolato PM2,5 e ozono. Sul sito del Governo italiano consulta il dossier “Qualità dell'aria: in GU decreto recepimento direttiva 2008/50/CE”.

 

Istat: i dati 2004-2008 sulla qualità dell’aria nelle città europee

Tra le prime 30 città europee maggiormente inquinate, più della metà sono italiane. In particolare, Torino è la città europea con la situazione peggiore relativamente alla presenza nell’aria di ozono troposferico, e Napoli è in testa alla graduatoria europea per il valore più elevato di concentrazione annua di biossido di azoto. Questi alcuni dei risultati presentati dall’Istat, ricavati dal database Airbase dell'Agenzia europea per l'ambiente (Eea) e relativi al periodo 2004-2008. Vai alla scheda dell’Istat.

 

Acque di balneazione: rapporto 2010 e Portale Acque

In Italia, dei 5175 chilometri di costa sottoposti a controllo (sui 7375 chilometri di costa italiana), 4969 sono risultati balneabili (pari al 96%) e 224,3 sono stati temporaneamente interdetti alla balneazione perché inquinati. È quanto emerge dal rapporto sulle acque di balneazione 2010, pubblicato dal ministero della Salute, basato su indagini portate avanti dalle Agenzie regionali per l’ambiente nel corso del 2009. Disponibile anche il sito “Portale Acque”, che mette a disposizione del cittadino tutte le informazioni sulle coste balneabili. Leggi l’approfondimento.

 

Qualità dell’ambiente urbano: il rapporto Ispra 2009

Il numero di autovetture immatricolate in Italia, tra il 2007 e il 2008, è rimasto sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente. Le emissioni scendono per tutti gli inquinanti, fatta eccezione di quelli più pericolosi per l’uomo, vale a dire le cosiddette polveri sottili PM10 e PM2,5, con superamenti dei valori limite consentiti in tutte le città della Pianura padana e anche in molti capoluoghi del Centro-Sud e della Sicilia. È quanto riporta il sesto rapporto Ispra sulla qualità dell’ambiente urbano: oltre all’inquinamento dell’aria, emergono problematiche come l’eccessivo consumo del suolo, l’assenza di una corretta pianificazione territoriale, la presenza di fenomeni franosi in aree densamente urbanizzate e l’esposizione a fenomeni alluvionali. Scarica il comunicato stampa (pdf 28 kb) e il rapporto completo (pdf 6,1 Mb).

 

A Parma, per firmare la Dichiarazione su ambiente e salute

Una dichiarazione che affronta i temi principali su salute e ambiente. È la Parma Declaration on Environment and Health (pdf 83 kb), appoggiata e sottoscritta dai governi europei dei 53 Stati membri che hanno partecipato, a Parma dal 10 al 12 marzo 2010, alla quinta conferenza ministeriale su ambiente e salute. Il documento promette di ridurre gli effetti avversi per la salute dovuti ai cambiamenti climatici nei prossimi 10 anni.

 

I gas serra in Italia: l’inventario Ispra 1990-2007

In Italia, dal 1990 al 2007, le emissioni totali dei sei gas serra, espresse in termini di CO2 equivalente, sono aumentate del 7,1% e sono passate da 516 a 553 milioni di tonnellate. Sul totale delle emissioni, l’anidride carbonica rappresenta l’86%, il metano il 6,9% e l’azoto il 5,8%. È quanto emerge dai dati pubblicati dall’Ispra nell’Inventario dei gas serra in Italia 1990-2007. Il documento mette in evidenza che il nostro Paese è ancora lontano dagli obiettivi del Protocollo di Kyoto, secondo cui entro il 2012 le emissioni di gas serra dovrebbero essere ridotte del 6,5%. Il settore economico che più contribuisce alla produzione di questi gas è quello energetico (83%). I settori maggiormente responsabili della crescita di emissioni di CO2 sono quello dei trasporti (+25,6%) e quello delle industrie energetiche (+17,7%). Nello stesso arco di tempo, invece, risultano in diminuzione le emissioni di metano (-8,4%) e di ossido di azoto (-14,9%). Scarica il rapporto "Italian Greenhouse Gas Inventory 1990-2007" (pdf 4,9 Mb).

 

Uranio impoverito: i risultati del convegno Iss di dicembre 2008

Dal punto di vista epidemiologico, nel Regno Unito non si evidenzia un eccesso di tumori o leucemie nelle coorti degli esposti a contaminazioni ambientali da uranio impoverito, di cui comunque non esiste una stima attendibile dell'inalazione o dell'ingestione. Diverso è il discorso per i veterani americani che, colpiti da "fuoco amico", hanno frammenti di munizioni all'interno del corpo e mostrano segni di intossicazione (chimica, più che radiologica). Nell'ambito degli studi in vitro, un interessante filone di ricerca è quello appunto che studia il legame tra l'azione chimica e radiologica nella cancerogenicità dell'uranio. Il monitoraggio svolto in Bosnia-Erzegovina e in Serbia ha confermato che in questi territori non vi è contaminazione ambientale diffusa anche se, nei dintorni dei siti più colpiti, esistono "punti caldi" dove si è accumulato il dilavamento di frammenti di uranio impoverito o è stato disperso particolato a seguito dell’impatto dei penetratori all'uranio impoverito con un corpo rigido. L'indagine nel sud dell'Iraq, infine, ha dimostrato che le esposizioni più elevate sono causate dall'inalazione di polveri sospese da parte di bambini che giocano o adulti che lavorano all'interno di veicoli militari colpiti. Sono le principali conclusioni emerse al convegno internazionale "Uranio impoverito: aggiornamenti sullo stato della ricerca - Depleted uranium research: an update", che si è tenuto il 17 dicembre 2008 all’Iss. Visita il sito dell’Iss per scaricare le relazioni del convegno.

 

 

Rapporto acque di balneazione 2008: in regola il 96% delle coste

Il 96,2% delle coste italiane sottoposte a controllo è balneabile, per un totale di 4970 chilometri su 5170. È quanto risulta dal Rapporto acque di balneazione 2008 (pdf 172 kb) del ministero della Salute. I dati del rapporto confermano che l’Italia, oltre ad avere il più alto numero di siti di balneazione in Europa, è anche fra le prime posizioni dal punto di vista dei controlli e della conformità alle direttive europee. Leggi l’approfondimento a cura della redazione di EpiCentro.

 

Incidente nucleare di Krsko: nessun rischio per l’Italia

L’agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (Apat), il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali e l’Arpa del Friuli Venezia Giulia concordano nell’affermare che non vi è pericolo per il territorio italiano riguardo a possibili fuoriuscite radioattive dalla centrale nucleare slovena di Krsko. L’incidente del 4 giugno 2008 ha riguardato la fuoriuscita di acqua di raffreddamento del reattore che però è rimasta all’interno dell’edificio di contenimento della centrale. La notizia della fine dell’emergenza è stata data dal Sistema di notifica delle emergenze radiologiche e nucleari della Commissione Europea (Ecurie) il 4 giugno stesso. Nel pomeriggio del 5 giugno, la sezione di fisica ambientale dell’Arpa del Friuli Venezia Giulia ha monitorato in continuo il particolato atmosferico per rilevare l’eventuale presenza di radionuclidi artificiali gamma emittori. Leggi il comunicato stampa dell’Apat (pdf 20 kb). Leggi il comunicato dell’Arpa del Friuli Venezia Giulia. Leggi il comunicato del ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali.

 

Ambiente urbano: il rapporto Apat 2007

Aumentano gli spazi verdi in tutti i 24 capoluoghi di provincia italiani con più di 150 mila abitanti, diminuiscono ovunque le emissioni di polveri sottili PM10 rispetto al 2000. Continua a crescere il numero di automobili circolanti anche se, parallelamente, sono sempre più numerose quelle a basse emissioni, con le Euro 4 che superano il 10% in tutte le città. Mare pulito per oltre il 90% delle zone costiere idonee alla balneazione. Sono alcuni dei dati che emergono dal rapporto Apat 2007 sulla qualità dell’ambiente urbano, giunto alla sua quarta edizione. Quest’anno la pubblicazione presenta un approfondimento dedicato alla natura e alla biodiversità in città, considerati importanti indicatori della qualità della vita urbana. Leggi l’approfondimento a cura della redazione di EpiCentro.

 

Epidemiologia ambientale: il manuale Oms ora anche in italiano

È stata pubblicata l’edizione italiana del volume “Epidemiologia ambientale - Metodi di studio e applicazioni in sanità pubblica”, il manuale di epidemiologia ambientale a cura dell’Oms e dell’Environmental Protection Agency degli Stati Uniti. La traduzione, disponibile sul sito dell’Arpa Toscana, è stata autorizzata dall’Oms e condotta sotto la revisione scientifica di Fabio Barbone dell’Università di Udine. Leggi il comunicato sulla newsletter Arpat (pdf 128 kb) e consulta il documento completo.

 

Ondate di calore: il piano 2007 potenzia le iniziative a livello locale

Con l’arrivo dell’estate, il ministero della Salute ha aggiornato il piano per ridurre le conseguenze sulla salute delle ondate di calore. Sono state rafforzate le iniziative a livello locale. I bollettini quotidiani della Protezione civile sono stati estesi a 17 città, mentre il numero verde 1500 è stato potenziato con lo smistamento delle chiamate a operatori presenti direttamente sul territorio. Altre azioni vengono avanti per iniziativa di singole Regioni, Comuni o Asl. Su EpiCentro, leggi l’approfondimento su: il piano caldo 2007, il sistema di sorveglianza, il numero verde 1500 e le iniziative avviate a livello locale.

 

L’Apat presenta il rapporto rifiuti 2006

Il 13 febbraio 2007 l’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (Apat) ha presentato il rapporto rifiuti 2006. Il documento fa un’analisi sulla produzione e gestione dei rifiuti sia urbani che speciali a livello regionale e delle singole città. Viene anche preso in esame il tema della produzione degli imballaggi e di gestione dei rifiuti di imballaggio. Il rapporto fornisce infine un’analisi economica dei costi di gestione del ciclo integrato dei rifiuti urbani. Leggi su EpiCentro un approfondimento sul rapporto rifiuti 2006 dell’Apat e consulta il focus rifiuti e salute.

 

Presentato il rapporto Apat 2006

È stata presentata a Roma lo scorso 18 gennaio l’edizione 2006 del rapporto annuale Apat (Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici), quest’anno dedicato in particolare all’ambiente delle città. Qualità dell’aria, trasporti, verde urbano, acque e rifiuti sono alcuni dei temi trattati. Il documento rappresenta uno strumento prezioso per la pianificazione di politiche di sostenibilità. In questa terza edizione l’analisi è stata estesa a tutti i capoluoghi di Provincia con popolazione superiore a 150 mila abitanti. Su EpiCentro, un approfondimento sul rapporto Apat 2006.

 

Mi ricordo Seveso

Il 10 luglio 1976 una nube tossica di diossina contaminava l’area di Seveso. Dopo 30 anni, sono ancora pesanti le conseguenze: in aumento neoplasie, diabete e malattie cardiocircolatorie e respiratorie. EpiCentro dedica un nuovo focus al disastro di Seveso, con i dati su mortalità e morbosità provocate dalla diossina. Per il piacere di leggerli, la testimonianza di Luigi Bisanti, che ha lavorato a Seveso negli anni subito successivi all’incidente.

 

L’impatto sanitario del PM10 e dell’ozono in Italia

Sono oltre 8000 ogni anno i decessi stimati nelle maggiori città italiane per gli effetti a lungo termine dell’inquinamento da particolato. I dati dello studio “Impatto sanitario del PM10 e dell’ozono in 13 città italiane”, effettuato dall’Oms Europa per conto dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (Apat), analizzano 13 città con più di 200 mila abitanti: Torino, Genova, Milano, Trieste, Padova, Venezia-Mestre, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Catania e Palermo: circa 9 milioni di persone, pari al 16% del totale della popolazione nazionale.
I risultati, in linea con quelli europei, si riferiscono alla mortalità attribuibile alle concentrazioni di PM10 superiori ai 20 μg/m3, limite massimo che la direttiva comunitaria 99/30/EC ha indicato per il 2010 e valore proposto anche dalle linee guida sulla qualità dell’aria dell’Oms.
Tra il 2002 e il 2004, una media di 8220 morti l’anno sono state provocate dagli effetti a lungo termine delle concentrazioni di PM10 superiori ai 20 μg/m3: il 9% della mortalità negli over 30 per tutte le cause (esclusi gli incidenti stradali). Anche per le malattie i numeri sono elevati e includono bronchiti, asma, sintomi respiratori in bambini e adulti, ricoveri ospedalieri per malattie cardiache e respiratorie che determinano perdita di giorni di lavoro.
Lo studio si estende anche all’impatto dell’ozono. Le concentrazioni sono in aumento e si stima che abbia un impatto annuale di 516 morti nelle città italiane, che si aggiungono a quelle dovute al PM. Leggi l’executive summary e il comunicato stampa. Scarica lo studio integrale (pdf 980 kb).

 

Parte il piano caldo 2006

Alte temperature al via. Dopo le ondate di calore 2003 e le estati più fresche 2004 e 2005, le autorità sanitarie si preparano ad affrontare l’imminente stagione estiva. In Italia è attivo un sistema di sorveglianza, previsione e allarme per la prevenzione degli effetti delle ondate di calore sulla salute. Il sistema, in funzione fino al 15 settembre, terrà sotto controllo i valori di temperatura, umidità e inquinamento in più di 20 città italiane, da nord a sud. I dati permetteranno di proteggere in particolare le fasce più deboli della popolazione. Leggi il piano per l’estate 2006.

 

Polveri sottili: i dubbi dei ricercatori

L’Unione Europea sta lavorando al testo di una nuova direttiva sui livelli massimi degli inquinanti atmosferici tollerati. Gran parte degli scienziati che hanno lavorato su progetti relativi agli effetti sulla salute delle polveri sottili sostengono che il documento è troppo blando: le evidenze sperimentali dimostrerebbero, infatti, la pericolosità del particolato fine già a livelli inferiori da quelli stabiliti dalla direttiva. Leggi la lettera aperta inviata dai ricercatori alla Commissione, consulta la bozza di lavoro della direttiva e la scheda a cura di Francesco Forastiere (Asl Roma E). I particolari sul grandetema salute e ambiente.

 

Italia-Iran: due volti del terremoto

Dopo il sisma che ha devastato la città di Bam in Iran, l'Organizzazione mondiale della sanità mentre teme l'arrivo di un nuovo nemico, ossia il freddo, mostra come a tutt'oggi non ci sia evidenza di focolai epidemici. Intanto in Italia uno studio della Asl di Campobasso e Termoli ha mostrato i primi dati dell'impatto psicologico del terremoto di San Giuliano, a oltre un anno dal sisma: colpiti soprattutto i bambini, la maggior parte dei quali mostra segni di Post Traumatic Stress Disorder. Per i dati, informazioni e il testo completo dello studio clicca qui.

 

Città: che aria fa? Gennaio 2002 verrà sicuramente ricordato per i rischiosi livelli raggiunti dall'inquinamento urbano in Italia. Epicentro offre on-line i dati degli studi appena conclusi su città italiane ed europee e i link alle banche dati europee e statunitensi sull'impatto delle condizioni ambientali sulla salute. Inoltre è possibile scaricare on-line AirQ, un software per la valutazione del rischio dell'inquinamento messo a disposizione dall'Oms.

 

Ambiente territorio e salute: i controlli per la prevenzione. V Conferenza nazionale agenzie ambientali. Lunedì 17 Dicembre 2001 Bologna ha riunito operatori ambientali e sanitari insieme per valutare l'impatto dell'ambiente sulla salute. Epicentro offre una ampia documentazione on-line sui temi salienti della discussione.

 

 

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Ultimo aggiornamento martedi 1 aprile 2014
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