(Traduzione e adattamento a cura della redazione di EpiCentro)
Il 26 dicembre 2004 un terremoto di magnitudo 9.0 della scala Richter ha colpito il Sud-est asiatico (con epicentro all’altezza della costa nord occidentale dell’isola di Sumatra), provocando un’onda di maremoto che si è abbattuta sulle coste di India, Indonesia, Malaysia, Maldive, Myanmar, Seychelles, Somalia, Sri Lanka, Tanzania e Tailandia.
Devastante l’impatto dello tsunami su queste popolazioni: le stime ufficiali parlano di 183 mila vittime, più di 43 mila dispersi e circa 1,4 milioni di persone senza più mezzi di sostentamento. I danni materiali ammontano a 10 miliardi di dollari.
A distanza di un anno, i Paesi colpiti hanno recuperato gran parte delle proprie capacità in ambito sanitario, anche grazie all’assistenza di chi ha donato denaro e attrezzature e all’aiuto prestato dalle agenzie di sviluppo.
Oggi queste popolazioni sono più preparate ad affrontare eventuali emergenze del genere:
Le attività dell’Oms sono state coordinate dall’ufficio regionale di competenza per il Sud est asiatico, che ha guidato la risposta complessiva all’emergenza, in particolare per quanto riguarda la programmazione e le attività nazionali. Il quartier generale dell’Oms, invece, si è occupato della logistica, della mobilitazione delle risorse, delle comunicazioni internazionali e del coordinamento tra tutte le agenzie coinvolte.
Nel corso dello scorso anno, l’Oms ha lavorato con i Paesi colpiti per rafforzare il settore sanitario con l’obiettivo di rispondere in futuro in maniera più efficace ad eventuali calamità simili. Sono stati infatti organizzati meeting a livello regionale, che hanno permesso di fare il punto sullo tsunami e di fornire supporto ai Paesi di questa regione nella preparazione e nel rafforzamento delle capacità di programmazione e risposta.
Nel corso di un recente incontro internazionale sulla preparazione e sulla risposta alle emergenze, le autorità nazionali e le organizzazioni non governative hanno stabilito una serie di parametri chiave da seguire:
Dopo l’appello lanciato il 6 gennaio 2005 dalle Nazioni Unite, sono stati donati quasi 67 milioni di dollari. Per garantire efficacia e trasparenza, l’Oms ha organizzato una revisione regolare delle missioni per effettuare una valutazione delle proprie operazioni.