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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Malattie croniche

Malattie croniche: l’Oms pubblica i profili nazionali

31 luglio 2014 - Nel 2011, durante il meeting delle Nazioni Unite sulle malattie croniche (19-20 settembre 2011), i leader mondiali si erano impegnati – con una dichiarazione politica ottenuta grazie a consultazioni regionali dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), riunioni ministeriali e audizioni della società civile – ad adottare azioni comuni per la prevenzione delle malattie croniche. Il documento “Political declaration adopted at the UN General Assembly - 18 September 2011” (pdf 68 kb), che riconosceva l’impatto globale di queste malattie e la necessità di intervenire rapidamente, impegnava i Governi a sviluppare Piani multisettoriali di prevenzione e controllo delle malattie croniche e a definire obiettivi nazionali per focalizzare gli interventi e valutarne i progressi.

 

Per sostenere le attività degli Stati e documentare i risultati ottenuti, l’Oms conduce periodicamente indagini che consentono di stimare i trend di mortalità per le malattie croniche, la prevalenza di alcuni fattori di rischio e la capacità dei sistemi nazionali di rispondere alla sfida posta dal crescente aumento della diffusione di queste patologie. Nel rapporto “Noncommunicable Diseases - Country Profiles 2014”, pubblicato a luglio 2014, vengono riportati i dati relativi a 178 Paesi, il 95% dei quali possiede un settore del ministero della Salute dedicato alle malattie croniche e la metà ha definito un piano operativo con un budget dedicato. Il numero di Paesi che ha condotto indagini recenti sulla prevalenza dei fattori di rischio è passato dal 30% del 2011 al 63% del 2013, e questo conferma che si stanno ponendo le basi per un reale controllo delle malattie croniche.

 

Un confronto tra cinque Paesi

Volendo provare a confrontare i dati sull’Italia con quelli di altri Paesi, viene naturale fare un paragone con quelli delle altre quattro nazioni dell’Europa occidentale che, storicamente, sono a noi più simili per tradizione, dimensioni e popolazione: Francia, Germania, Regno Unito e Spagna.

 

L’impatto delle malattie croniche su questi cinque Paesi è molto simile. I dati dei Country Profiles, mostrano che Germania e Regno Unito hanno tassi di mortalità standardizzata per età leggermente più elevati rispetto agli altri, ma il quadro non si discosta di molto.

 

In tutte le nazioni considerate, dal 2000 in poi si assiste a un progressivo calo della mortalità per malattie cardiovascolari (Cv) e cancro. In Germania la quota di mortalità attribuita a Cv è ancora la più alta (40%) mentre negli altri quattro Paesi gli ultimi anni indicano che i tassi di mortalità standardizzati per età più elevati sono attribuibili al cancro. Un fenomeno comune ai maschi e alle femmine, sebbene non manchino alcune differenze tra i sessi e tra i diversi Paesi.

 

In Francia, per esempio, la maggiore frequenza dei decessi per cancro rispetto a quelli legati alle malattie cardiovascolari era già precedente al 2000 e si è andata via via ampliando negli ultimi 15 anni, specialmente tra gli uomini. In Italia il sorpasso è avvenuto nel 2005 per i maschi e nel 2009 per le femmine (popolazione, quest’ultima, in cui la differenza di mortalità tra cancro e malattie cardiovascolari rimane ancora minima). Il Regno Unito, invece, è l’unico Paese in cui l’inversione è avvenuta prima nelle donne che negli uomini. In tutti i casi, comunque, la mortalità per cancro si attesta intorno al 30%, mentre si registra una maggiore variabilità per la mortalità per cause cardiovascolari: oltre al citato 40% della Germania, la forbice va dal 28% della Francia al 37% dell’Italia.

 

Fattori di rischio

Sappiamo che una quota non trascurabile delle malattie croniche è dovuta agli stili di vita. E proprio ai principali fattori di rischio per le malattie croniche il rapporto dedica un’apposita tavola dove vengono riportati una serie di dati che, seppur provenienti da indagini differenti e relativi ad anni diversi, consentono un confronto comunque utile.

 

La Francia, tra i cinque presi a confronto, è il Paese con il maggior tasso di fumatori (36%) mentre il Regno Unito quello con i tassi più bassi (22%). Il consumo di alcol pro capite va dai 12,2 litri della Francia ai 6,7 dell’Italia, la percentuale di ipertesi varia tra il 27% della Spagna e il 31,5 della Germania e i tassi di obesità tra il 26,9% del Regno Unito e il 18,2 della Francia.

 

«Attenzione, però», avverte Stefania Salmaso, direttore del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps) dell’Istituto superiore di sanità. «I numeri sui fattori di rischio rappresentano la realtà attuale, mentre i comportamenti che hanno inciso sui dati di mortalità che osserviamo adesso sono quelli di dieci-venti anni fa», precisa, invitando inoltre a usare particolare cautela nella lettura dei numeri: «Non sempre la mortalità osservata riflette l’incidenza di una malattia. Nel caso degli eventi acuti cardiovascolari, per esempio, la disponibilità di sistemi più sensibili di diagnosi aumenta l’incidenza delle malattie, ma anche grazie a questa anticipazione diagnostica si hanno migliori capacità di intervento e quindi si abbassa la mortalità».

 

Un ultimo aspetto messo in luce dal rapporto dell’Oms sono le risposte che i sistemi sanitari dei diversi Paesi hanno messo in atto contro le malattie croniche. L’Italia risulta tra le più attive su questo fronte, anche se mancano ancora un Registro tumori nazionale e protocolli di management integrato delle diverse malattie croniche. Qualcosa del genere è stato sviluppato con il progetto Igea nel campo del diabete. Questa esperienza è stata un modello, ora utilizzato per mettere a punto sistemi di gestione integrata della cronicità.

 

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