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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Fumo

Prevenzione primaria del fumo di tabacco: le linee guida del Snlg

31 ottobre 2013 - Mettere a disposizione degli operatori delle raccomandazioni di pratica preventiva che derivano da una revisione della letteratura scientifica e dal confronto di esperti che operano da tempo nel campo della prevenzione del tabagismo. Questo l’obiettivo principale della nuova linea guida “Prevenzione primaria del fumo di tabacco - 2013”, prodotta nell’ambito di un progetto del Network italiano di evidence-based prevention (Niebp), in accordo con il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm) e il Sistema nazionale linee-guida (Snlg).

 

L’idea alla base del documento Ŕ che per costruire valide strategie di prevenzione Ŕ indispensabile conoscere i risultati di efficacia dei diversi interventi. Il contrasto di un fenomeno tanto complesso come il fumo da tabacco richiede di mettere in campo programmi accuratamente valutati e strategie multicomponente.

 

Ventisei le raccomandazioni prodotte per gli interventi a livello di popolazione, in ambito familiare e nel contesto scolastico. Raccomandazioni che spaziano per esempio dalle azioni volte a limitare l’effetto delle scene di fumo nei film, agli interventi normativi sulla tassazione. I materiali che supportano le raccomandazioni sono accessibili sul sito della Scuola di Medicina dell’UniversitÓ degli studi del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”.

 

Prodotto sulla base del manuale metodologico “Come produrre, diffondere e aggiornare Linee guida per la salute pubblica”, pubblicato da Niebp-Snlg nel 2011, il documento Ŕ stato redatto da un panel di 13 esperti coordinati dall’UniversitÓ degli studi del Piemonte Orientale e dall’Osservatorio epidemiologico delle dipendenze del Piemonte, e ha coinvolto un gruppo allargato di consultazione di 29 stakeholder, provenienti dai settori della ricerca, dei Servizi sanitari regionali, dei dipartimenti di prevenzione e delle dipendenze, dei Ministeri, degli Enti centrali, della comunicazione, oltre che da esperti internazionali.

 

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