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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Fumo

Lotta al tabagismo: tra passato e futuro

26 marzo 2015 - I partecipanti alla sedicesima World Conference on Tobacco or Health – che si è svolta ad Abu Dhabi il 17-21 marzo − guardano al futuro e lanciano un appello per un mondo libero dal tabacco entro il 2040. A tal proposito, il 13 marzo, la rivista The Lancet ha pubblicato una “Series” dedicata dal titolo “Tobacco-free world”.

 

Quest’anno l’importante appuntamento che coinvolge tutte le figure coinvolte nella lotta al tabagismo (sostenitori del contrasto al fumo, decisori, ricercatori, esperti di salute pubblica e clinici) coincide con i dieci anni della Convenzione quadro sul controllo del tabacco dell’Organizzazione mondiale della sanità (Who Fctc, Framework Convention on Tobacco Control), approvata nel 2003 dall’Assemblea mondiale della salute ed entrata in vigore il 27 febbraio 2015. In Italia si celebra un altro decennale di rilievo: quello della Legge 3 del 16 gennaio 2003 (art. 51) (pdf 108 kb) (legge Sirchia) relativa alla “Tutela della salute dei non fumatori”, anch’essa entrata in vigore nel 2005, più precisamente il 10 gennaio.

 

Mentre si celebrano questi importanti anniversari, per fornire lo scenario di riferimento sul fumo agli operatori sanitari, EpiCentro propone una rassegna di documenti recenti che hanno come comune denominatore il contrasto al tabagismo.

 

I provvedimenti anti-fumo funzionano?

Il quadro tracciato di recente dall’Oms descrive una confortante progressione della quota di non fumatori tra gli adolescenti degli Stati membri che passa dal 78% del 2010 a una stima dell’81% nel 2025, anno in cui è attesa una riduzione del 30% del consumo di tabacco rispetto al 2013. Ma soprattutto si delinea l’avvicinarsi di un obiettivo inseguito per anni: la denormalizzazione del fumo di tabacco.

 

Dieci anni di vite salvate” così viene efficacemente rappresentata l’azione della Fctc sulla pagina del ministero della Salute. La Convenzione è oggi ratificata da 180 Paesi, rispetto ai 40 “fondatori”, e coinvolge il 90% della popolazione del pianeta. Questo risultato – secondo i vertici dell’Oms – è motivo di soddisfazione, ma non si può considerare ancora sufficiente.

 

Un’analisi pubblicata su The Lancet dai ricercatori dell’Università di Auckland sottolinea infatti che attualmente solo il 15% della popolazione mondiale ha effettivamente accesso a programmi per la cessazione del fumo e che meno del 10% è “protetto” da provvedimenti di tassazione dei prodotti del tabacco adeguatamente deterrenti. Nel decennio appena compiuto si contano ancora 50 milioni di decessi fumo-correlati. Da qui il suggerimento di accelerare le azioni contro la vendita e il consumo di tabacco ponendosi obiettivi più ambiziosi – ma realistici − di quelli finora considerati accettabili nelle strategie di contrasto al fumo ed estendendo ulteriormente a tutti i Paesi del mondo l’implementazione del programma del Fctc.

 

Un’indagine coordinata dall’Università di Tokyo è ancora più pessimistica. Assume che, a fronte della riduzione complessiva del tasso di fumatori nel mondo, alcuni Paesi dell’Africa e del Medio Oriente si muovono e si muoveranno in controtendenza e tiene conto dell’incremento demografico in atto. Su queste basi, le stime salgono a un miliardo di decessi fumo-correlati entro il 2025.

 

Se tutto sfuma nel 2040…

Lo scenario tracciato dagli esperti riuniti ad Abu Dhabi prevede che si realizzi lo stop alla vendita dei prodotti del tabacco entro il 2040, anno in cui, se nel frattempo si intensificano le iniziative di contrasto al fumo, fumerà meno del 5% degli adulti. 

 

Con oltre sei milioni di morti ogni anno, il tabacco è ancora la prima causa prevenibile di morte e di malattia a livello mondiale. Nella sola Europa è responsabile del 12% degli anni di vita persi e di un costo economico stimato in 500 miliardi di dollari l’anno. In Italia si stima che ogni anno muoiano circa 80 mila persone per il fumo da tabacco. Inoltre, uno studio della Commissione europea ha stimato che nel 2007 il tabacco ha causato al nostro Paese 21,5 miliardi di euro di costi. La prevalenza dei fumatori è in calo, seppure lentamente e in modo disomogeneo per classe sociale. Per approfondire, consulta i dati Passi 2013 sull’abitudine al fumo. Eppure in Italia, dopo i successi ottenuti nella lotta al fumo passivo e l’approvazione della Convenzione quadro per il controllo del tabacco, non sono più state varate strategie efficaci contro il flagello del fumo. Anche recentemente, un dibattito sulla rivista Epidemiologia & Prevenzione ha riguardato l’utilizzo della tassazione del tabacco come strumento di promozione della salute. Leggi in proposito l’articolo “La tassazione del tabacco è uno strumento di salute pubblica” pubblicato a settembre-ottobre 2014 su E&P.

 

L’idea di una strategia di endgame sta maturando e viene ripetutamente proposta da più parti. Alcuni Paesi hanno già elaborato proprie strategie, e anche fissato la data dell’endgame: la Nuova Zelanda e l’Irlanda nel 2025, la Scozia nel 2034, la Finlandia nel 2040. Altri Stati si stanno muovendo in questa direzione come l'Australia, l'Uruguay e il Canada. In Italia 24 società scientifiche di sanità pubblica hanno dato vita a un Manifesto (pdf 316 kb) che sollecita le autorità nazionali ad impegnarsi in una strategia a lungo termine di “fine corsa” (endgame) per il tabacco in Italia, in grado di portare la prevalenza di fumatori al di sotto del 5% nell’arco di 20-25 anni.

 

L’alternativa è drammatica: un miliardo di morti fumo-correlate entro la fine di questo secolo, l’80% delle quali in Paesi con reddito medio-basso. Ed è proprio verso i contesti socialmente ed economicamente svantaggiati che si sta orientando l’industria del tabacco. Sempre su The Lancet, i ricercatori britannici dell’Università di Bath descrivono le strategie e le alleanze, talora poco trasparenti, con cui le multinazionali del tabacco prendono piede nei mercati africani e asiatici, interessanti e poco regolamentati, mentre un articolo cinese denuncia il conflitto di interesse del governo locale che detiene la Chinese National Tobacco Company. Diventa altamente improbabile qualsiasi iniziativa di contrasto al fumo, piuttosto si registra il record mondiale di fumatori (300 milioni) e la prevalenza è persino in crescita.

 

Una grande protagonista del decennio

Tra pareri anche autorevoli pro e contro la sigaretta elettronica (e-cig) comparsa sul mercato nel 2006, non si è ancora giunti al consenso.

 

Come noto, in Italia l’ordinanza del ministero della Salute del 2 aprile 2013 ha vietato la vendita dell’e-cig con nicotina ai minori di 18 anni. Questo provvedimento è stato seguito nel giugno 2013 dal parere del Consiglio superiore di sanità che, in assenza di dati di efficacia e di sicurezza della sigaretta elettronica, ha invitato il ministero della Salute a mantenere il divieto di vendita ai minori di anni 18 di sigarette elettroniche che contengono presenza di nicotina (come previsto dall’ordinanza ministeriale) e a mettere in atto iniziative di approfondimento.

 

Il divieto all’uso delle e-cig nei locali pubblici, che di fatto la equipara alla sigaretta tradizionale, è stato introdotto nel giugno dello stesso anno, ma ha avuto breve vita, essendo stato abrogato nel mese di novembre. A questo proposito quattro importanti società scientifiche di sanità pubblica, l’Associazione italiana di epidemiologia (Aie), Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (Siti), Federazione italiana della pneumologia (Fip), Società italiana di tabaccologia (Sitab) hanno pubblicato una lettera aperta alle istituzioni (pdf 86 kb) sulle sigarette elettroniche, esprimendo preoccupazione sui rischi correlati all’uso della sigaretta elettronica e sottolineando che una normativa volta a promuovere la salute non deve disincentivare la sostituzione della sigaretta tradizionale con quella elettronica nell’ottica dell’harm-reduction, ma allo stesso tempo deve evitare che la e-cig diventi la porta di ingresso dei giovani al tabagismo.

 

Alcuni documenti hanno cercato di fare chiarezza sul tema della sigaretta elettronica. Tra questi: il rapporto Istisan 13/42 (pdf 1,5 Mb) “Sigaretta elettronica: conoscenze disponibili e azioni di sanità pubblica”, di giugno 2014, ha raccolto tutte le informazioni disponibili in ambito scientifico e normativo. Inoltre, la prima revisione della Cochrane Collaboration su questo argomento aggiunge qualche elemento chiarificatore, ma non è comunque in grado dare una risposta a tutte le questioni aperte. Emerge che la sigaretta elettronica con nicotina può essere un valido aiuto per smettere di fumare, essendo in grado di determinare un tasso di astinenza per 6 mesi [verificato biochimicamente] superiore a quello della sigaretta elettronica senza nicotina e simile a quello della terapia sostitutiva con cerotti. La e-cig con nicotina avrebbe inoltre un effetto sulla riduzione della quantità di sigarette fumate più marcato della e-cig senza nicotina e dei cerotti, ma questi risultati non erano confortati dalla conferma biochimica. Quanto alla sicurezza la revisione conclude che non ci sono dati che possano indicare un pericolo per la salute associato all’uso della sigaretta elettronica.

 

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