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Aspetti epidemiologici

7 giugno 2012 - Fumare è il risultato di scelte individuali, spesso influenzate da fattori sociali e culturali. Oltre al sesso e all’età, altri fattori che incidono in maniera significativa sulla frequenza di tabagismo sono la classe sociale e il livello di istruzione: l’abitudine al fumo risulta più diffusa tra le persone con diploma di scuola media inferiore e con difficoltà economiche. Anzi, a fronte della riduzione complessiva verificatasi a partire dagli anni Ottanta, nel tempo si è ampliato il divario tra classi sociali, con una maggiore incidenza nelle categorie più svantaggiate. All’interno della popolazione dei fumatori si possono individuare alcune categorie di soggetti che richiedono un’attenzione particolare come gli adolescenti, le donne in età fertile e i soggetti esposti al fumo passivo. Negli ultimi quarant’anni è diminuita la percentuale di fumatori tra i maschi, mentre è aumentata tra le donne (fino a raggiungere in alcune zone valori simili a quelli maschili) e tra i giovani.

 

Nel mondo

Il fumo di tabacco è uno dei più gravi problemi di salute pubblica al mondo. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, ogni anno, sono 6 milioni le persone che muoiono per malattie correlate al fumo. Cifre destinate a crescere in assenza di rigide misure di controllo: per il 2030 si parla di oltre 8 milioni di morti, di cui l’80% nei Paesi economicamente avanzati. Il fumo è implicato in uno ogni dieci decessi in età adulta, manifestando i suoi danni nel lungo periodo, data la latenza tra l’inizio dell’abitudine e l’insorgenza della malattia. Per i fumatori si stima infatti una riduzione dell’aspettativa di vita di circa 10 anni e un aumento del rischio di malattie pneumologiche, cardiovascolari e oncologiche tanto maggiore quanto più è anticipata l’età di inizio dell’abitudine.

 

Nelle statistiche dei decessi e delle patologie fumo-correlati, oltre ai fumatori bisogna considerare anche le oltre 600 mila persone che muoiono ogni anno a causa del fumo passivo. A livello globale, solo l’11% della popolazione mondiale è protetta da leggi smoke free nazionali e il 40% dei bambini ha almeno un genitore che fuma.

 

In Europa

Secondo i dati riferiti dall’Oms Europa, la prevalenza dei fumatori all’interno della Regione si stima sia intorno al 28,6% con una grande differenza di genere (40% tra gli uomini e 18,2% tra le donne). Emerge inoltre che in media il 24% dei giovani di 15 anni fuma ogni settimana. Il fumo da tabacco è responsabile del 21% dei decessi della Regione e di 12-20 anni di vita persi in buona salute.

 

I dati della Comunità europea pubblicati nel 2009 su Eurobarometro (pdf 2,4 Mb), mettono in evidenza che tre cittadini europei su dieci, sopra i 15 anni di età, fumano: il 26% quotidianamente, il 5% occasionalmente, il 22% ha smesso di fumare e la metà circa dichiara di non avere mai fumato. I Paesi europei con più fumatori sono Grecia (42%), Bulgaria (39%), Lettonia (37%). Quelli con meno: Slovenia (17%) Svezia (18%) e Finlandia (19%). L’Italia si colloca in una posizione intermedia, con una prevalenza del 29%.

 

Lo studio multicentrico europeo Eudap (European Drug Addiction Prevention Trial), che esplora la dipendenza tra gli adolescenti, individua numeri preoccupanti tra i giovanissimi fumatori: la prevalenza di fumatori tra dodicenni, tredicenni e quattordicenni risulta del 6,9%, 8,5% e 28,8% rispettivamente. Tra i giovanissimi si annulla fino a invertirsi la differenza tra maschi (14,2%) e femmine (16,9%).

 

Anche l’indagine Hbsc (Health Behaviour in School-aged Children-Comportamenti collegati alla salute in ragazzi di età scolare) studia le abitudini dei giovani europei di 11, 13 e 15 anni. Secondo i dati pubblicati ad aprile 2012 nel documento “Social determinants of health and well-being among young people” (pdf 44,1 Mb) ci sono notevoli differenze tra i Paesi nella prevalenza dell’uso di tabacco tra i ragazzi di 13 anni o più piccoli e nell’abitudine al fumo settimanale tra i 15enni. I quindicenni che dichiarano di aver cominciato a fumare a 13 anni o ancora prima vanno dal 63% dei maschi e 48% delle femmine in Lettonia al 13% e 4% rispettivamente in Armenia. I tassi sul fumo settimanale crescono con il crescere dell’età: sono bassi in tutti i Paesi per gli undicenni ma per i quindicenni le differenze tra Paese e Paese sono significative.

 

In Italia

Secondo i dati riferiti dal ministero della Salute, si stima che in Italia siano attribuibili al fumo di tabacco dalle 70 mila alle 83 mila morti l’anno. Oltre il 25% di questi decessi è compreso tra i 35 e i 65 anni di età e oltre un milione sono gli anni di vita in buona salute persi. Questi dati fanno del fumo di tabacco la principale causa prevenibile di mortalità anche nel nostro Paese, come nel resto del mondo occidentale.

 

In Italia, secondo i risultati dell’indagine Iss-Doxa 2012 (pdf 4,4 Mb), sono 10,8 milioni i fumatori adulti al di sopra dei 15 anni di età (20,8% della popolazione). Di questi, 6,1 milioni sono uomini (24,6%), 4,7 milioni sono donne (17,2%). Tra il 2011 e il 2012 si registra un decremento della prevalenza del fumo di sigarette che è passato dal 22,7% al 20,8%. La fascia d’età con la più alta percentuale di fumatori è quella compresa tra i 25-44 anni dove si registra un 33,7% per gli uomini e un 24,1% per le donne. Per i giovani fumatori (15-24 anni) si ha una prevalenza del 20,9% per i maschi e del 16% per le donne e per gli ultra 65enni del 10,9% per gli uomini e del 5,6% per le donne. La percentuale dei fumatori che ha iniziato prima dei 15 anni è diminuita negli ultimi anni passando dal 18,8% nel 2009 al 13,3% nel 2012.

 

Secondo i dati pubblicati a giugno 2012 dal sistema di sorveglianza Passi, la maggioranza degli adulti di 18-69 anni in Italia non fuma o ha smesso di fumare. Solo 3 adulti su 10 hanno questa abitudine, più frequente tra gli uomini, negli adulti di 25-34 anni e nella popolazione più svantaggiata dal punto di vista socio-economico. Leggi l’approfondimento dedicato sulle pagine Passi.

 

Tentativi di cessazione

Il 23% dei fumatori intervistati per l’indagine Iss-Doxa 2012 (pdf 4,4 Mb), ha riferito di aver fatto almeno un tentativo di smettere di fumare. La grande maggioranza non ha fumato solo per qualche giorno, settimana o qualche mese (65%). Le motivazioni prevalenti al tentativo di cessazione sono generici motivi di salute (39,8%) e la consapevolezza dei danni provocati (37%).

 

Dai dati del sistema di sorveglianza Passi emerge che nel periodo 2008-11, quattro fumatori su dieci hanno tentato di smettere di fumare, restando almeno un giorno liberi dal fumo. Questo indicatore registra una diminuzione statisticamente significativa nel periodo di osservazione. Leggi l’approfondimento dedicato sulle pagine Passi.

 

Fumo tra i giovani

L’indagine Hbsc-Italia (Health Behaviour in School-aged Children-Comportamenti collegati alla salute in ragazzi di età scolare) è uno studio multicentrico internazionale, a cui l’Italia ha aderito nel 2001-2002, che ha l’obiettivo di incrementare le conoscenze sulla salute dei giovani (11, 13 e 15 anni). Hbsc ha una periodicità di raccolta dati quadriennale e l’indagine 2010 è stata coordinata dalle Università di Torino, Siena e Padova in collaborazione con l’Iss come parte del progetto “Sistema di indagini sui rischi comportamentali in età 6-17 anni”. Per la prima volta è stata realizzata su un campione di circa 4000 ragazzi, in ciascuna Regione. La conduzione della raccolta dati ha previsto l’utilizzo di due questionari (uno rivolto ai ragazzi e l’altro al dirigente scolastico) somministrati all’interno delle scuole campionate in ciascuna Regione e ha preso in esame un totale di 77 mila ragazzi.

 

I dati relativi a Hbsc, presentati in occasione del convegno del 12 ottobre 2010 hanno evidenziato che nella maggior parte dei casi, e in tutte le fasce di età considerate, i ragazzi dichiarano di non fumare abitualmente o, addirittura, di non aver mai fumato nella loro vita.

 

Tra i ragazzi che riferiscono di fumare “almeno una volta alla settimana”:

  • gli undicenni sono solo l’1% circa dei maschi e lo 0,2% delle femmine
  • la quota di ragazzi che riferisce questa abitudine cresce maggiormente nel passaggio tra i 13 e i 15 anni. Inoltre, mentre fra i più giovani sono i maschi a fumare di più, mano a mano che l’età aumenta i tassi di maschi e femmine diventano molto simili o, addirittura, superiori nelle femmine. Questa percentuale è sostanzialmente invariata rispetto ai dati italiani del 2006 e si colloca al di sopra della media internazionale del 18% registrata per i 15enni e riferita nel rapporto “Social determinants of health and well-being among young people” (pdf 44,1 Mb), pubblicato dall’Oms Europa ad aprile 2012.

Fumo passivo

In Italia il divieto del fumo nei luoghi pubblici in applicazione alla legge n.3 del 16 gennaio 2003 ha indotto un netto calo del consumo di sigarette, che si è rapidamente tradotto in una riduzione dei ricoveri per infarto del miocardio. Approvando questa legge l’Italia è stato uno dei primi Paesi europei a regolamentare il fumo nei locali pubblici, compresi i luoghi di lavoro. Nel 2007, la comunità scientifica internazionale ha riconosciuto all’Italia un ruolo di capofila nella promozione di politiche smoke free.

 

Secondo i dati Passi, la legge sul divieto di fumo dei locali pubblici e sui luoghi di lavoro rappresenta un importante traguardo per la salute pubblica nel nostro Paese. Tuttavia, sono ancora presenti aree territoriali con margine di miglioramento. L’attività ispettiva in luoghi di lavoro e locali pubblici potrebbe quindi ridurre le disuguaglianze rispetto all’applicazione della legge sul divieto di fumo ancora registrabili fra le diverse Regioni. L’esposizione al fumo passivo in ambito domestico è ancora frequente, soprattutto se si considera che il divieto parziale ha un’efficacia ridotta. La situazione migliora in case in cui sono presenti minori di 15 anni, ma in circa 2 abitazioni su 10 c’è comunque la possibilità di fumare. Si dovrebbe dunque promuovere una maggiore comunicazione sulla pericolosità dell’esposizione al fumo passivo, rivolta principalmente ai genitori di bambini.

 

I dati del Progetto Cuore

Anche nell’ambito del Progetto Cuore del Cnesps-Iss sono disponibili dati misurati sull’abitudine al fumo. I dati sono raccolti nell’ambito dell’Osservatorio epidemiologico cardiovascolare (Oec), costituito da una rete di centri ospedalieri pubblici dislocati in modo omogeneo su tutto il territorio italiano. Fra il 1998 e il 2002, la prima indagine dell’Osservatorio ha fornito stime dei rischi per l’Italia a livello nazionale e per macroaree geografiche (Nord Est, Nord Ovest, Centro, Sud e Isole). Dal 2008 al 2012 si è svolto un nuovo esame della popolazione (II indagine). Consulta i dati per Regioni.

 

Negli ultimi 10 anni, la condizione riguardante l’abitudine al fumo di sigaretta ha registrato un miglioramento con risultati incoraggianti. L’aspetto più critico è che tale andamento positivo risulta più evidente nelle persone più istruite. È quanto emerge dall’analisi dei dati raccolti nell’ambito dell’Osservatorio epidemiologico vascolare (Oec) in due indagini condotte a dieci anni di distanza. Leggi l’approfondimento “L’abitudine al fumo nella popolazione adulta italiana negli ultimi 10 anni: i dati Oec/Hes”, a cura del reparto di Epidemiologia delle malattie cerebro e cardiovascolari, pubblicato in occasione del World No Tobacco Day 2012.

 


Ultimo aggiornamento lunedi 11 maggio 2015