4 giugno 2009 - Sebbene in Italia, rispetto alla fine degli anni ’80, si siano fatti enormi progressi, gli incidenti rimangono la prima causa di morte nella fascia di età 0-19 anni e sono responsabili del 24% di tutti i decessi giovanili (oltre mille morti nel 2003). Nel 2003, 1027 bambini e adolescenti in questo gruppo di età è morto per un infortunio. Se il tasso di infortuni in Italia fosse ridotto al livello registrato in Olanda, il Paese più sicuro, si stima che 270 (pari al 28%) di queste vite sarebbero potute essere salvate.
Gli incidenti stradali continuano a essere la prima causa di morte, in particolare tra i 15 e i 19 anni e, soprattutto, tra i maschi. In questa fascia di età sono elevati anche i tassi di mortalità legati alle cadute e all’annegamento. I dati elevati relativi ai pazienti ricoverati per ustioni e avvelenamenti, inoltre, sottolineano la necessità di porre attenzione alla prevenzione di questi tipi di infortuni nella prima infanzia.
L'Italia ha svolto un buon lavoro in materia di sicurezza di ciclomotori e motorini, tuttavia altri settori, come la sicurezza di passeggeri e conducenti, ciclisti e pedoni e gli infortuni in ambito domestico (come annegamento, avvelenamento e cadute) non hanno ricevuto la stessa attenzione.
Nel nostro Paese, gli incidenti si distribuiscono in modo disomogeneo nelle diverse classi sociali. I bambini che nascono in famiglie a basso reddito, con un livello di educazione minore e che vivono in condizioni più affollate, hanno maggiori probabilità dei loro coetanei benestanti di rimanere vittima di incidenti. Questo è senza dubbio un aspetto fondamentale da considerare per la prevenzione degli incidenti tra i giovani. È quindi necessario sostenere e finanziare misure di prevenzione delle lesioni personali con un approccio che combini istruzione, ingegneria e rispetto delle norme e delle regolamentazioni.
Che cosa si può ancora fare
Le azioni suggerite dal rapporto 2009 di Eurosafe puntano principalmente a:
L'Italia deve lavorare per garantire che a ogni bambino nato venga assicurato un ambiente sicuro in cui vivere, imparare, crescere e giocare. Ciò richiede che le disuguaglianze, comprese quelle relative alla disponibilità e all'accessibilità alle attrezzature di sicurezza raccomandate, siano affrontate nelle politiche e nei programmi di prevenzione degli infortuni.
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