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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Incidenti

Oms e Unicef: la prevenzione degli infortuni e degli incidenti nei bambini

Ogni giorno migliaia di bambini rimangono vittima di infortunio e di questi, 2300 muoiono per le conseguenze degli incidenti subiti. Se fossero applicate adeguate misure preventive, potrebbero essere salvati più di 1000 bambini al giorno. È quanto emerge dal rapporto “World report on child injury prevention” (pdf 3,4 Mb) sulla prevenzione degli infortuni infantili, promosso da Oms e Unicef. Il documento analizza le prime cinque cause d’infortunio e propone alcuni interventi per ridurne la diffusione.

 

Nel mondo

Gli incidenti infantili causano 950 mila decessi all’anno e costituiscono, insieme alle violenze, la prima causa di morte dei bambini sotto i 18 anni. Di questi, 830 mila decessi sono considerati non intenzionali e vengono quindi classificati tra gli infortuni accidentali. Il 95% degli incidenti si verifica nei Paesi in via di sviluppo, ma anche nei Paesi industrializzati, dove gli infortuni dei bambini costituiscono il 40% delle morti infantili, la situazione non è confortante.

 

Un ruolo chiave nel determinare la frequenza degli incidenti è giocato dai fattori sociali: tra le famiglie più povere si registra, infatti, un maggior numero di morti accidentali. L’Africa ha il più alto tasso di decessi infantili per infortuni accidentali e supera di dieci volte Paesi industrializzati come Australia, Olanda, Nuova Zelanda, Svezia e Gran Bretagna. Gli infortuni dei bambini sono una questione importante sia per la salute pubblica, sia per lo sviluppo: ogni anno milioni di bambini sono vittime di incidenti non fatali che spesso richiedono lunghi periodi di ospedalizzazione e di riabilitazione e i costi di questi trattamenti possono portare intere famiglie alla povertà. I bambini delle comunità e delle famiglie più povere sono a maggior rischio perché hanno minore probabilità di beneficiare delle campagne di prevenzione e dei servizi sanitari.

 

Le 5 principali cause di morte

Il rapporto Oms-Unicef ha analizzato le cinque principali cause di morte. Dai 10 ai 19 anni la prima causa di morte e di inabilità sono gli incidenti stradali, con circa 10 milioni di sinistri all’anno, di cui circa 260 mila mortali. Tra gli interventi di prevenzione, i più efficaci sono: l’uso delle cinture di sicurezza e dei caschi di protezione, l’attraversamento sulle strisce pedonali, l’obbligo dei fari accesi per le auto anche durante il giorno, il rispetto dei limiti di velocità, il divieto di guida dopo l’assunzione di alcol e l’introduzione di patenti a punti che limitino i privilegi per i nuovi guidatori.

 

Al secondo posto si trova l’annegamento, con più di 175 mila morti. Si tratta della prima causa di decesso infantile in molti Paesi asiatici e uccide circa 480 bambini al giorno in tutto il mondo. Ogni anno, 3 milioni di bambini sopravvivono a questo tipo d’incidente, ma i danni riportati dal cervello ne fanno uno degli infortuni di maggiore impatto sanitario ed economico. La prevenzione include: l’uso dei giubbotti salvagente, la recinzione delle piscine, la copertura dei bacini d’acqua pericolosi e la disponibilità di un primo soccorso rapido.

 

Terza causa di morte sono le ustioni, di cui ogni giorno muoiono 260 bambini, per un totale di quasi 96 mila decessi all’anno. Nei Paesi in via di sviluppo le ustioni sono 11 volte più frequenti che nei Paesi industrializzati e possono causare inabilità permanenti anche gravi. Gli allarmi antifumo, le sicure degli accendini, gli impianti di controllo per l’acqua calda e la possibilità di accesso a centri antiustione specializzati possono ridurre la frequenza e l’impatto di questi incidenti.

 

Ogni anno le cadute causano circa 47 mila morti e centinaia di migliaia di lesioni meno gravi. Le cadute sono la ragione della metà delle visite ai bambini nei dipartimenti di emergenza degli ospedali. Questi infortuni nel mondo causano circa 130 morti ogni giorno e possono essere evitati soprattutto scegliendo abiti e giocattoli adeguati per le attività dei bambini, sia all’aperto, sia in casa.

 

Con più di 45 mila decessi all’anno, l’avvelenamento è l’ultima delle cinque cause di morte segnalate nel rapporto. Le chiamate ai centri antiveleni sono migliaia al giorno, anche se la maggior parte degli incidenti sono risolti al telefono, quotidianamente ogni giorno muoiono circa 125 bambini per avvelenamento. La prevenzione consiste in un’adeguata conservazione dei detergenti tossici per la casa, nei tappi di sicurezza di medicine e altre sostanze, nel controllo delle quantità di prodotti utilizzati o somministrati e in un più ampio accesso ai centri antiveleni.

 

Interventi di prevenzione

Tutte le cause di infortunio si amplificano nelle aree più svantaggiate in cui i bambini hanno maggiori probabilità di essere esposti a rischi: fuochi aperti nelle case, finestre senza inferriate, tetti e scale poco sicuri e traffico intenso, riducono gli spazi sicuri per il gioco e aumentano la frequenza degli incidenti. Il rapporto sugli infortuni in età infantile sottolinea come la prevenzione possa ridurre enormemente gli infortuni. Interventi che si sono dimostrati efficaci, sia a livello legislativo sia a livello privato, sono quelli relativi a:

  • cinture di sicurezza e caschi per i bambini
  • rubinetti per l’acqua calda
  • tappi di medicinali, accendini e prodotti tossici
  • separazione delle corsie per le moto e per le biciclette
  • canale di scolo dell’acqua superflua nelle vasche da bagno
  • arredamento delle camere e design dei giochi (per ambienti all’aperto e non)
  • rafforzamento dei servizi di pronto soccorso e di riabilitazione.

Maggiore attenzione, invece, dovrebbe essere destinata agli airbag dei sedili anteriori, al packaging e alle campagne di educazione pubblica per la prevenzione. Negli ultimi 30 anni molti Paesi industrializzati hanno ridotto gli infortuni in età infantile del 50%, grazie a: il consolidamento delle leggi sulla sicurezza (come le chiusure ermetiche di medicine e prodotti tossici), la modifica delle caratteristiche di alcuni ambienti, come le scale e le piscine, la realizzazione di campagne di informazione e prevenzione e il potenziamento dei servizi di emergenza. Tutti questi interventi, rivelatisi molto efficaci nella difesa del diritto dei bambini a un ambiente sicuro e a un’adeguata protezione dagli infortuni, andrebbero promossi a livello globale.

 

In Europa

Su 6 decessi infantili dovuti a infortunio, 5 si verificano nei Paesi poveri, ma il rischio è altrettanto elevato per i bambini meno abbienti dei Paesi ricchi. In Europa i tassi di infortunio infantile sono al contempo i più alti e i più bassi del mondo. Con circa 115 decessi ogni giorno, gli infortuni sono la principale minaccia per i bambini e gli adolescenti nella regione europea dell'Oms. Incidenti stradali, annegamento, avvelenamento, incendi e cadute causano ogni anno 42 mila decessi nei giovani sotto i 20 anni e 70 milioni di ricoveri ospedalieri e visite ai reparti di emergenza.

 

Il rapporto “European report on child injury prevention” (pdf 4,1 Mb), redatto da Unicef e Oms Europa, analizza la situazione della Regione europea dell’Oms, presenta gli interventi efficaci per prevenire gli incidenti che coinvolgono i minori e chiede a politici e operatori un maggiore impegno per fornire ambienti più sicuri ai minori. Gli incidenti infantili sono distribuiti in modo diseguale in Europa: i tassi più elevati si registrano soprattutto nei Paesi che attraversano una fase di grandi mutamenti socioeconomici. In questi territori, i decessi raggiungono percentuali fino a otto volte superiori a quelle dei Paesi europei più sicuri.

 

La povertà come principale fattore di rischio

Inflazione elevata, disoccupazione, aumento delle disparità di reddito, mancanza di coesione sociale, povertà, consumo di alcol, hanno contribuito a un picco di mortalità infantile sin dai primi anni Novanta nei Paesi dell’ex Unione Sovietica. In questi Paesi, il numero di decessi infantili è tre volte superiore a quello dell'Unione europea.

 

Studi condotti in Irlanda, Paesi Bassi, Spagna, Svezia e Regno Unito mostrano che i bambini meno abbienti muoiono per incidenti fino a cinque volte di più rispetto ai loro coetanei più ricchi. Ciò significa che un bambino povero dei sobborghi di una metropoli occidentale è esposto allo stesso rischio di infortunio di uno che vive in un Paese in via di sviluppo. Le famiglie più povere non possono permettersi alloggi o equipaggiamenti di sicurezza, né di vigilare costantemente i propri figli. Una volta feriti, inoltre, i bambini più poveri hanno uno scarso accesso ai servizi sanitari di qualità.

 

Risorse utili

 

Rapporto Oms-Unicef

Rapporto Oms Europa-Unicef