Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Salute materno-infantile

8 marzo 2012: i dati del Cnesps sulla salute delle donne

7 marzo 2012 - Non deve apparire rituale il riferirsi di Epicentro alla giornata internazionale della donna (che si festeggia ogni anno l’8 marzo). Infatti, al di là del dato quantitativo delle donne all’interno della società (di per se già importante), la specificità del dato femminile è significativa in molti aspetti di sanità pubblica.

 

In Italia, gruppi di ricerca e operatori sono impegnati ogni giorno su temi relativi alla salute della donna e anche le sorveglianze di popolazione dedicano un occhio particolare alla lettura dei dati che riguardano il genere femminile, fornendo informazioni utili sugli stili di vita delle donne italiane e permettendo di valutare precocemente tendenze positive o negative.

 

Il Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps) dell’Istituto superiore di sanità (Iss) lavora su un ampio campo di attività condotte dai diversi reparti. Grazie alla loro collaborazione, in occasione della festa della donna 2012, EpiCentro ha selezionato una sintesi di dati, materiali utili e riflessioni sui diversi aspetti che toccano la salute delle donne.

 

In quanto sistema di monitoraggio a 360 gradi sullo stato di salute della popolazione adulta (18-69 anni), attraverso la rilevazione sistematica delle abitudini, degli stili di vita e dello stato di attuazione dei programmi di intervento che il Paese sta realizzando per modificare i comportamenti a rischio, anche la sorveglianza Passi fornisce informazioni interessanti sulla salute delle donne italiane. Il Rapporto nazionale 2007-2009. Diseguaglianze sociali e salute (pdf 880 kb) riporta un’analisi sulla dimensione delle disuguaglianze sociali in Italia in relazione a stili di vita, fattori di rischio e presenza di malattie croniche, adesione a programmi di screening, percezione dello stato di salute e sintomi depressivi e, per ognuno di questi temi affronta le differenze di genere. Tra questi, alcuni determinanti di salute letti al femminile offrono una panoramica sullo stato di salute delle donne italiane:

  • fumo e donne nei dati Passi: complessivamente l’abitudine al fumo di sigaretta nelle donne è influenzata dallo stato socioeconomico riferito, ma l’andamento geografico è più complesso rispetto a quello osservato per gli uomini: tra 18 e 49 anni fumano di più le donne con svantaggio socioeconomico in tutte le ripartizioni geografiche; tra le ultra 50enni non emergono differenze al Nord, mentre al Centro-Sud la prevalenza di fumatrici aumenta all’aumentare dello stato socioeconomico. Il fenomeno è verosimilmente attribuibile alla diversa associazione tra fumo e livello d’istruzione nelle varie classi d’età. Per le donne con età inferiore a 49 anni la bassa istruzione sembra essere un fattore di rischio: tra le donne con scolarità elementare o nulla la percentuale di fumatrici è infatti il doppio di quella tra le laureate. Oltre i 50 anni, invece, l’abitudine al fumo cresce con il livello di istruzione. In tutte le classi d’età, la prevalenza di fumatrici aumenta tra le donne che riferiscono di “molte difficoltà economiche” (vedi pagine 27-30 del rapporto, pdf 880 kb)
  • alcol e donne nei dati Passi: nelle donne il consumo di alcol a rischio è associato al livello socioeconomico più alto nelle 18-34enni e nelle 50-6enni in tutte le ripartizioni geografiche. Questo andamento è particolarmente evidente in funzione del livello di istruzione: all’aumentare del titolo di studio cresce l’abitudine all’assunzione di alcol a rischio, fenomeno più evidente tra le donne più giovani, dove si passa dall’11% di quelle con scolarità elementare/nessuna al 27% delle laureate. Nella classe d’età 35-49 anni non si evidenzia un trend per stato socioeconomico, considerando soltanto il livello di istruzione si conferma, tuttavia, una prevalenza più bassa (8%) tra le donne con scolarità elementare/nessuna rispetto alle laureate (13%) (vedi pagine 31-34 del rapporto, pdf 880 kb). Una disamina su alcol e donne è anche riportata più avanti anche nell’approfondimento a cura dell’Osservatorio nazionale alcol del Cnesps
  • sedentarietà e donne nei dati Passi: anche nelle donne lo stato socioeconomico è associato al livello di attività fisica. Nelle Regioni centro-settentrionali la percentuale di sedentarie diminuisce passando dal livello socioeconomico più basso a quello più alto in tutte le fasce d’età. Nelle Regioni meridionali invece questo fenomeno raggiunge la significatività statistica solo tra le 50-69enni. Complessivamente il gradiente per livello d’istruzione è evidente in tutte le classi d’età, per esempio tra le 18-34enni si passa dal 42% delle donne con un titolo elementare o assente al 23% delle laureate. La percentuale di sedentarie è strettamente associata alle difficoltà economiche percepite, in modo particolare tra le 18-34enni e tra le 50-69enni. (vedi pagine 35-38 del rapporto, pdf 880 kb). Una disamina sulla prevalenza della sedentarietà tra le donne è anche riportata più avanti nell’approfondimento a cura del reparto di Epidemiologia delle malattie cerebro e cardiovascolari del Cnesps
  • diabete e donne nei dati Passi: nelle donne l’associazione tra prevalenza di diabete e stato socioeconomico è più marcata rispetto agli uomini, in particolare nella classe d’età 50-69 anni: nelle Regioni del Nord, ad esempio, la prevalenza è pari al 2% nelle donne con alto livello socioeconomico e al 12% in quelle con basso livello socioeconomico. Complessivamente la prevalenza di diabete è associata sia al livello d’istruzione sia alla percezione di avere difficoltà economiche. Nella classe 50-69 anni, per esempio, si scende dal 16% delle donne con titolo di studio assente o elementare al 4% di quelle con laurea. Nelle 35-49enni la percentuale è pari al 4% nelle donne con molte difficoltà economiche, all’11% in quelle con qualche difficoltà e al 6% in quelle che riferiscono di non avere difficoltà economiche. (vedi pagine 59-62 del rapporto, pdf 880 kb)

Donne, guadagnate salute

Nell’ambito del programma nazionale Guadagnare Salute, il progetto PinC coordinato scientificamente dal Cnesps, tra i diversi target individuati, ha dedicato uno spazio rilevante alla figura della donna per il ruolo chiave che riveste nell’ambito della salute sia personale sia degli altri (nel contesto familiare, in relazione alla fertilità e alla riproduzione, nella collettività). In occasione della festa della donna PinC ripropone i materiali “in rosa” prodotti durante la campagna di comunicazione.

  • Leggi l’approfondimento a cura dell’Unità di formazione e comunicazione, Cnesps-Iss.

Alcol e donne: la vulnerabilità femminile al bere

L’alcol rappresenta un paradigma per la prevenzione della salute e della sicurezza per la donna: nel ciclo della vita, dall'infanzia all'adolescenza, dalla maturità sino alla terza età, la donna manifesta una sensibilità massima agli effetti negativi dell'alcol, non solo di salute ma anche sociali: alcol e gravidanza, violenze dovute all’abuso di alcol subite o agite dalle donne stesse, conseguenze di salute alcolcorrelate a breve, medio e lungo termine. Per la giornata dell’8 marzo, l’Iss rivolge un’attenzione particolare a tutte le donne e all’esigenza di un’informazione dedicata alla prevenzione al femminile, basata sull’evidenza scientifica e proposta attraverso materiali sviluppati in collaborazione con il ministero della Salute.

  • Leggi l’approfondimento a cura di Emanuele Scafato - Direttore Osservatorio nazionale alcol, Centro Oms Ricerca Alcol,Cnesps-Iss.

La sedentarietà fra i fattori di rischio delle patologie cardiovascolari delle donne: i risultati conseguiti nell’ambito del progetto Cuore

Le indagini condotte nell’ambito dell’Osservatorio epidemiologico cardiovascolare (Oec)/Health Examination Survey permettono di descrivere, in diverse Regioni italiane la sedentarietà nel tempo libero e la prevalenza di obesità tra le donne del nostro Paese. La prevalenza dell’inattività fisica nel tempo libero supera il 40% nelle donne e dipende in modo chiaro dalla dislocazione geografica con un gradiente evidente di crescita passando dalle Regioni del Nord a quelle del Sud. I dati del progetto Cuore evidenziano anche come, fin dalla fine degli anni ’90, la sedentarietà in ambito lavorativo sia aumentata molto, passando nelle donne dal 14% al 21%, a fronte di una analoga riduzione della attività fisica pesante (dal 27% al 17% nelle donne).

  • Leggi l’approfondimento a cura del reparto di Epidemiologia delle malattie cerebro e cardiovascolari, Cnesps-Iss.

Le donne straniere: una realtà del nostro Paese

Negli ultimi 20 anni uno dei grandi cambiamenti osservati in Italia è la crescente immigrazione, fenomeno che ha fatto registrare progressivamente un aumento della componente femminile della popolazione straniera in Italia. Un’evidente ricaduta della presenza femminile straniera, che si caratterizza anche per la giovane età, è osservabile sulla natalità. A fronte di una situazione che sta assumendo dimensioni strutturali della nostra società, permangono delle differenze nell’assistenza e negli esiti relativi alla salute della donna. I servizi e le politiche sono quindi chiamati a impegnarsi a rafforzare l’intero ambito della salute riproduttiva e della prevenzione, attraverso strategie di empowerment e offerta attiva per una reale inclusione sociale delle donne immigrate.

  • Leggi l’approfondimento a cura del reparto Salute della donna e dell'età evolutiva, Cnesps-Iss.

Fertilità: Via col tempo… e attenti allo stile di vita

Nelle donne la capacità riproduttiva è fortemente legata all’età: tra i 20 e 24 anni raggiunge il picco massimo e poi gradualmente diminuisce. I dati elaborati dal Registro nazionale della procreazione medicalmente assistita (Pma) del Cnesps sottolineano che in 5 anni di monitoraggio, l’età media delle donne che si sono rivolte ai centri di Pma italiani è passata da 35 nel 2005 a 36 nel 2009 e che la percentuale del numero dei trattamenti eseguiti è aumentata nelle fasce delle pazienti con età superiore ai 40 anni. Adottare stili di vita salutari aumenta le probabilità di successo per chi desidera procreare.

  • Leggi l’approfondimento a cura di Paola D'Aloja - Registro nazionale della procreazione medicalmente assistita (Pma), Cnesps-Iss.

Programmi di prevenzione individuale al femminile

I dati raccolti dalle sorveglianze di popolazione rappresentano una fonte informativa importante sulla salute femminile. Ne sono un esempio quelli relativi ai programmi di prevenzione individuale rivolti alle donne come: lo screening mammografico, lo screening del tumore del colon retto, la vaccinazione antirosolia.

Menopausa: fase fisiologica o problema di salute?

La migliore letteratura scientifica e la maggior parte delle donne italiane intervistate in due indagini dell’Istituto superiore di sanità, ritengono che la menopausa non sia un problema di salute ma una delle tappe evolutive nella vita di ogni donna che, talvolta, può presentarsi in forma critica creando disturbi e malessere. Questa fase della vita rappresenta un’occasione preziosa per proporre cambiamenti salutari e non medicalizzanti dello stile di vita. Perché la donna possa compiere scelte di salute consapevoli sui comportamenti favorevoli alla tutela del proprio stato di salute è fondamentale che vengano veicolati messaggi univoci e evidence based.

  • Leggi l’approfondimento a cura del reparto Salute della donna e dell'età evolutiva, Cnesps-Iss.

Percorso nascita: ridurre la medicalizzazione e migliorare l’appropriatezza assistenziale

In tutte le fasi dell’assistenza al percorso nascita un maggiore rispetto della fisiologia favorisce la riduzione dell’eccesso di medicalizzazione e migliora l’appropriatezza assistenziale. Nell’agenda del ventunesimo secolo la “nascita naturale” figura tra gli obiettivi prioritari a livello europeo. Promuovere i servizi è uno dei modi per superare le disuguaglianze di salute che si registrano anche nel percorso nascita.

 

  • Leggi l’approfondimento a cura del reparto Salute della donna e dell'età evolutiva, Cnesps-Iss.

 

La riduzione dell’interruzione volontaria di gravidanza in Italia: risultati positivi in sanità pubblica

A partire dagli anni Ottanta, dopo un iniziale aumento del fenomeno delle interruzioni volontarie di gravidanza (Ivg), dovuto all’emergere dell’aborto clandestino presente in Italia prima della legalizzazione dell’Ivg, si è osservata una riduzione e una sostanziale scomparsa dell’aborto clandestino con conseguente eliminazione della mortalità e morbosità materna a esso associata. Dal 1981 è infatti operativo un Sistema di sorveglianza sulle interruzioni volontarie di gravidanza che vede impegnati l’Iss, il ministero della Salute, l’Istituto nazionale di statistica (Istat), le Regioni e le Province autonome. Oggi il tasso di abortività italiano è tra i più bassi dei Paesi industrializzati e l’evoluzione del fenomeno è uno dei migliori esempi della validità del modello dell’empowerment (promozione della riflessione sui vissuti e sviluppo di consapevolezze e competenze per scelte autonome) delle donne.

  • Leggi l’approfondimento a cura del reparto Salute della donna e dell'età evolutiva, Cnesps-Iss.