Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Salute materno-infantile

L’Italia SottoSopra: l’atlante di Save the Children sulle condizioni di vita dei più piccoli

Angela Spinelli - Reparto salute della donna e dell'età evolutiva, Cnesps-Iss

 

23 gennaio 2014 - Il quarto volume di questo atlante, che annualmente Save the Children pubblica, si concentra sulle disuguaglianze presenti nel nostro Paese e gli effetti che la crisi economica sta avendo sui diritti e la salute dei bambini: “L’Italia SottoSopra”. È un volume di facile lettura, ben redatto e con una serie di grafici e figure che illustrano chiaramente la situazione.

 

In Italia, nel 2013, è notevolmente aumentato il numero e la percentuale di bambini in condizione di assoluta povertà, oltre 1 milione di minori, +30% rispetto al 2012. Tra i dati più allarmanti ci sono quelli sulla situazione abitativa che evidenziano come 1 milione e 344 mila bambini vivono in condizioni di disagio abitativo e 650 mila risiedono in Comuni in default o sull’orlo del fallimento.

 

Le conseguenze della crisi economica sulla salute dei bambini vengono affrontate nel quarto capitolo del rapporto, intitolato “Ambarabà ciccì coccò. La salute dei bambini ai tempi della crisi”. Si tratta di un focus sulla povertà, intesa nel suo senso più ampio, e il suo essere di fatto un importante “determinante di salute”.

 

I dati sulla salute

I dati sulla mortalità infantile, principale indicatore dello stato di salute, benché oggi riguardi molti meno bambini del passato, ancora evidenziano delle differenze significative tra regioni, con valori generalmente più elevati al Sud. Inoltre, secondo i professionisti della salute la crisi sta avendo degli effetti sul ricorso ai servizi da parte delle famiglie: una famiglia su tre non può affrontare il costo di un apparecchio dei denti per i propri figli, tre pediatri su quattro riferiscono che i genitori dei loro assistiti dichiarano di avere difficoltà economiche nel garantire cure appropriate ai figli. Povertà e precarietà occupazionale colpiscono innanzitutto famiglie giovani con figli a carico e si ripartiscono in modo diseguale tra le Regioni, facendo segnare valori peggiori nel Sud in quasi tutti i settori.

 

L’evento nascita e la rete dei servizi

Nonostante i dati dimostrino che l’età della prima gravidanza sta progressivamente slittando in avanti, in Italia nel 2011 sono stati registrati 6500 parti tra giovani donne di età compresa tra i 18 e i 19 anni e circa 2000 tra adolescenti (di cui il 62% concentrato nel Mezzogiorno e nelle Isole). Il 13,3% delle madri più giovani ritarda la prima visita alla dodicesima settimana di gestazione, mentre tra le donne con scolarità elementare, o senza alcun titolo, la percentuale delle visite tardive (9,9%) è tre volte superiore a quella delle madri con un livello di istruzione alto (3%).

 

Dal rapporto emerge che il 33,3% delle neomamme è in possesso della licenza media e il 30,7% è formato da casalinghe, appartenenti a famiglie monoreddito. Situazioni di particolare vulnerabilità si riscontrano anche tra donne migranti: 1 su 2 ha bassi titoli di studio e 2 su 3 non hanno un lavoro (per il 54,8% sono casalinghe e per il 10,7% disoccupate). Condizioni di non occupazione materna e paterna e bassi livelli di istruzione sono spesso associati a basso peso neonatale.

 

Come riportato nell’Atlante, nel 2010, circa il 15% dei parti è avvenuto in strutture con livelli di attività inferiori a 800 parti annui e, con l’eccezione della Puglia, nelle Regioni del Sud i punti nascita sono risultati per lo più dislocati in case di cura private accreditate. Inoltre, oltre il 40% delle nascite avviene in strutture inferiori a 1000 parti annui (tasso che arriva al 67% in Calabria).

 

Un altro aspetto problematico è rappresentato dall’indebolimento della rete dei quasi 2000 consultori familiari che devono fare i conti con la progressiva riduzione dei servizi e la carenza di personale. Questi servizi sono molto importanti, specie in un periodo di crisi, in quanto è a loro che si rivolgono prevalentemente le popolazioni più disagiate. Il primo Rapporto nazionale sui consultori familiari pubblicato dal ministero della Salute rilevava nella quasi totalità dei casi (96%) l’assenza delle équipe complete e in 1 struttura su 5 un organico più che dimezzato (da 1 a 3 specialisti) rispetto a quanto previsto dal Progetto Obiettivo Materno Infantile.

 

Sovrappeso e obesità

Come esempio di una cattiva condizione di salute, il rapporto di Save the Children riporta la situazione dell’obesità e sovrappeso nei bambini italiani. Riprendendo i dati della sorveglianza OKkio alla Salute sottolinea ancora una volta le disuguaglianze tra Regioni e fa un focus sullo stato nutrizionale dei bambini e la relazione tra le condizioni di svantaggio sociale nei primi anni di vita, l’adozione di stili di vita a rischio e l’insorgenza di malattie croniche come ipertensione, diabete, malattie cardiache, anemia e obesità.

 

Risorse utili

  • Le pagine del sito di Save the Children dedicate all’atlante