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Salute materno-infantile

Chirurgia ginecologica per patologia benigna in Toscana

Francesca Collini – Osservatorio per la Qualità e l’equità, Agenzia regionale di sanità della Toscana (Ars)

 

14 marzo 2018 - Per la prima volta l’Agenzia regionale di sanità della Toscana pubblica un lavoro volto a esplorare le caratteristiche qualitative della chirurgia effettuata in Toscana per la patologia ginecologica benigna nel periodo 2009-2016. Si tratta di un settore specialistico che non era stato ancora oggetto d’interesse specifico da parte dell’Osservatorio per la qualità e l’equità.

 

Le condizioni da analizzare e i criteri adottati per la definizione della loro qualità assistenziale sono stati oggetto di una discussione condivisa da parte di un gruppo di specialisti esperti della materia che ha deciso di esaminarne sette:

  1. polipi endometriali
  2. leiomiomi uterini
  3. cisti ovariche
  4. endometriosi
  5. displasia della cervice uterina
  6. gravidanza ectopica
  7. prolasso degli organi pelvici

Il documento riporta i tassi di ricovero e di intervento della popolazione femminile toscana per le diverse condizioni prese in esame sia a livello regionale sia per zona-distretto, evidenziando così eventuali variabilità territoriali.

 

Dall’indagine emerge che la chirurgia con caratteristiche di minore invasività si sta progressivamente delineando come tecnica di scelta nella maggior parte delle condizioni in oggetto grazie ai progressi delle metodiche di definizione preoperatoria, agli sviluppi della tecnologia e alla maggiore esperienza delle équipe chirurgiche.

 

L’intervento chirurgico in assoluto più eseguito è rappresentato dall’exeresi di polipi endometriali (circa 200 interventi su 100.000 donne residenti per anno) dei quali il 94% sotto visione isteroscopia.

 

La patologia più frequente è invece rappresentata dai leiomiomi uterini, trattati chirurgicamente in circa 140 casi su 100.000 donne residenti per anno. Anche per questa condizione la chirurgia isteroscopica (passata dal 21,3% al 27,9% nel periodo di osservazione) sta progressivamente sostituendo quella laparatomica (passata dal 59,1% al 54%).

 

L’attività chirurgica è stata esaminata anche dalla prospettiva della struttura ospedaliera che raccoglie e accoglie i bisogni sanitari delle donne. Sono stati esaminati i volumi di attività di ogni singolo ospedale, e dove possibile anche alcuni trattamenti farmacologici e prestazioni ambulatoriali correlati alle diverse condizioni patologiche.

 

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