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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Salute materno-infantile

Consumo di farmaci in gravidanza e appropriatezza prescrittiva nella Regione Lazio

Serena Donati, Alice Maraschini, Marta Buoncristiano, Ilaria Lega, Paola D’Aloja – reparto Salute della donna e dell'età evolutiva, Cnesps – Iss

Martina Ventura, Ursula Kirchmayer – Dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario della Regione Lazio

 

3 marzo 2016 – Analizzare i pattern di consumo di farmaci delle donne in gravidanza residenti nel Lazio con un particolare focus sui farmaci inappropriati e a rischio teratogeno (che possono cioè causare malformazioni fetali): questo l’obiettivo di un progetto i cui risultati sono stati presentati il 19 maggio scorso al convegno “Consumo di farmaci in gravidanza e appropriatezza prescrittiva nella Regione Lazio”.

 

Il progetto – condotto nel 2013-2014 dall’Istituto superiore di sanità (Iss) in collaborazione con il Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio e finanziato dalla Regione Lazio fra i progetti di farmacovigilanza attiva del 2011 – ha raccolto i dati mediante una duplice metodologia: uno studio di popolazione generale basato su Sistemi informativi sanitari e un’indagine campionaria basata su interviste alle donne nei primi giorni dopo il parto.

 

Nella Regione Lazio si riscontra un numero consistente di prescrizioni durante la gravidanza, e la prevalenza di almeno una prescrizione è in linea con altri studi europei. Le prescrizioni considerate clinicamente inappropriate o a rischio teratogeno per il feto risultano molto contenute ma, nonostante il rischio sia riconosciuto, non del tutto assenti.

 

Lo studio di popolazione generale ha incluso 189.923 donne, l’81% delle quali ha ricevuto almeno una prescrizione durante la gravidanza. I due principi attivi a rischio maggiormente prescritti in gravidanza sono l’idrossiprogesterone (3,5%), classificato tra i farmaci a rischio teratogeno dalla Food and Drug Administration (Fda) americana, e il progesterone per il trattamento della minaccia d’aborto (19%) la cui prescrizione è da considerarsi clinicamente inappropriata perché non sostenuta da prove di efficacia, salvo nei rari casi di precedente poliabortività. Esclusi i progestinici, la categoria di farmaci a rischio teratogeno più prescritta è quella degli ACE-inibitori, sartani e loro associazioni con una prevalenza dello 0,3% (N=508) sul totale dei parti. Si tratta di farmaci a rischio teratogeno che non dovrebbero essere prescritti per il trattamento dell’ipertensione in gravidanza per la quale esistono altri farmaci utilizzabili in sicurezza.

 

L’indagine campionaria è stata condotta in tre centri nascita: l’Ospedale San Giovanni Calibita Fatebenefratelli di Roma, l’Ospedale Santa Maria Goretti di Latina e l’Ospedale Belcolle di Viterbo. Oltre all’utilizzo di famaci sono stati indagati l’assunzione di prodotti non prescrivibili attraverso il Servizio sanitario nazionale, l’abitudine al fumo e il consumo di alcol. Sono state coinvolte 562 donne con un tasso di adesione del 94%. Il 98% delle intervistate ha assunto almeno un prodotto terapeutico durante la gravidanza (91% escludendo vitamine e minerali). L’assunzione di acido folico è risultata appropriata (iniziata almeno un mese prima del concepimento e proseguita nel primo trimestre di gravidanza) solo per il 19% del campione. Il 60% delle donne fumatrici ha smesso di fumare non appena ha saputo di essere incinta e un ulteriore 24% ha ridotto il numero di sigarette fumate.

 

Focus: acido folico

Nell’ambito del progetto è stato realizzato un approfondimento sull’uso dell’acido folico. Un focus che ha prodotto alcuni risultati interessanti da cui si è preso spunto per realizzare una pagina web dedicata. Da questa è possibile: acquisire informazioni sull’efficacia e sicurezza dell’uso appropriato dei farmaci in gravidanza; ascoltare interviste alle donne in età riproduttiva (circa la loro esperienza sull’assunzione dell’acido folico) e ai professionisti sanitari (sulle possibili azioni per migliorarne l’offerta); scaricare gratuitamente un’infografica pensata per promuovere, all’interno dei servizi sanitari, la conoscenza e l’uso appropriato dell’acido folico in epoca periconcezionale. La pagina interattiva, che vuole offrire un’informazione accurata alle donne, ai cittadini e ai professionisti sanitari, è stata realizzata dal Reparto Salute della Donna e dell’Età Evolutiva del Cnesps-Iss e dal Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio con la collaborazione del Network italiano promozione acido folico per la prevenzione primaria dei difetti congeniti e dell’Icbd (Alessandra Lisi International Centre for Births Defects and Prematurity).

 

Il convegno di presentazione dei risultati

I partecipanti alla giornata hanno sottolineato l’importanza di questo tipo di indagini e l’opportunità di ripeterle nel tempo con cadenza regolare, sia per avere un riscontro relativo alla propria pratica prescrittiva, sia per monitorare nel tempo l’impatto di interventi volti al miglioramento delle criticità residue.

 

A partire dai risultati si è raccolto il punto di vista dei clinici coinvolti nell’assistenza prenatale sulle aree a rischio di inappropriatezza e sulle strategie più adeguate per migliorare la pratica prescrittiva. Un ruolo importante per le prescrizioni clinicamente inappropriate, come nel caso del progesterone e dell’acido folico, potrebbe essere svolto dalle agenzie regolatorie. La formazione aziendale ed extra-aziendale e l’integrazione multiprofessionale delle attività formative sono state indicate dai partecipanti alla tavola rotonda come le modalità di aggiornamento professionale più adeguate allo scopo. Il ginecologo resta la figura centrale da coinvolgere, giacché sia i medici di medicina generale che le ostetriche hanno minore opportunità di contatto con le donne durante la gravidanza. I medici di medicina generale, nell’ottica della “medicina dell’opportunità”, sottolineano come la gravidanza sia nella loro esperienza l’occasione privilegiata per promuovere stili di vita appropriati a tutela della salute delle donne. Dalle ostetriche è venuto un appello conclusivo affinché anche gli organismi regionali preposti sostengano il ruolo dell’ostetrica nella presa in carico della gravidanza fisiologica e nel counselling pre-concezionale, promuovendo anche per tramite di questa figura professionale la maggiore consapevolezza e partecipazione delle donne nella scelta dei percorsi assistenziali in gravidanza.

 

Scarica il programma (pdf 48 kb) e i materiali del convegno

Relatori e moderatori

  • Serena Donati – Cnesps Istituto superiore di sanità, Roma
  • Francesco Maneschi – Ospedale S. Maria Goretti, Asl Latina
  • Alice Maraschini – Cnesps Istituto superiore di sanità, Roma
  • Marina Moscatelli – Simg Roma
  • Ursula Kirchmayer - Dipartimento di Epidemiologia del Ssr del Lazio - Roma
  • Rosaria Paglione – Ospedale Fatebenefratelli, Isola Tiberina, Roma
  • Vincenzo Scotto di Palumbo – Ospedale S. Spirito, Roma
  • Martina Ventura – Dipartimento di Epidemiologia del Ssr del Lazio - Roma