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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Salute materno-infantile

I risultati di uno studio Iss su mortalità e morbosità materna in Italia

23 giugno 2011 – In Italia, come in altri Paesi socialmente avanzati, il rapporto di mortalità materna (numero di morti materne ogni 100.000 nati vivi) è sottostimato dai dati correnti. È quanto emerge dai risultati conclusivi del progetto Ccm “Studio delle cause di mortalità e morbilità materna e messa a punto di modelli di sorveglianza della mortalità materna”, condotto dall’Istituto superiore di sanità (Iss) con il finanziamento del ministero della Salute.

 

Il progetto, realizzato in collaborazione con le Regioni Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia, ha avuto l’obiettivo di rilevare i casi di mortalità e morbosità materna grave e di analizzarne le principali cause attraverso il collegamento tra le banche dati dei certificati di morte e quelli delle schede di dimissione ospedaliera (Sdo). I dati della Regione Campania sono stati inclusi solo nell’analisi degli eventi morbosi gravi, a causa di una criticità riscontrata nel registro di mortalità regionale.

 

In Italia, nelle cinque Regioni coinvolte nello studio sulla mortalità materna, la sottostima risulta pari al 63% rispetto al rapporto di mortalità materna (Mmr, maternal mortality ratio) calcolato utilizzando le schede di morte per le sole Regioni partecipanti. I certificati di morte, infatti, non sono in grado di rilevare il fenomeno in maniera completa poiché la definizione di morte materna comprende non solo il decesso di una donna durante la gravidanza o il parto ma anche quello che avviene entro 42 giorni dall’esito della gestazione.

 

I risultati

Nelle Regioni coinvolte nel progetto risiede il 48% delle donne italiane in età feconda (38% se si esclude la Campania), ovvero quasi la metà delle donne in età riproduttiva dell’intero Paese.

 

I dati regionali permettono di osservare forti differenze interregionali, con rapporti da 2 a 7 volte il dato nazionale. I valori più bassi sono stati registrati al Nord e in Toscana (6-10 morti per 100.000 nati vivi) e quelli più elevati nel Lazio (13 morti per 100.000 nati vivi) e in Sicilia (22 morti per 100.000 nati vivi).

 

Fattori di rischio e cause di morte e morbosità materna grave

I risultati dello studio hanno evidenziato che il rischio di mortalità materna raddoppia quando l’età della donna è pari o superiore ai 35 anni. Nel 2007, la proporzione di nascite in donne di 35 o più anni è stata del 29% mentre nel 1981 era appena del 9%.

 

Il taglio cesareo è risultato associato a un rischio di morte materna pari a 3 volte quello associato al parto spontaneo. Tuttavia, parte di questo aumento di rischio è in realtà da attribuire alla patologia che ha reso opportuno il cesareo e non all’intervento chirurgico in sé. Anche l’essere cittadine straniere e avere un basso livello di istruzione è risultato associato a un maggior rischio di morte materna.

 

Per quanto riguarda le principali cause di mortalità, emorragie, tromboembolie e disordini ipertensivi della gravidanza sono risultate le cause più frequenti delle morti dirette. Sono, inoltre, stati identificati i casi di donne che hanno sviluppato una condizione morbosa grave che le ha esposte a pericolo di morte a seguito della gravidanza (near miss). Nelle 6 Regioni i fattori di rischio per i near miss sono identici a quelli identificati per le morti materne. Le cause più frequentemente associate sono, in ordine di frequenza, i disordini ipertensivi della gravidanza e le emorragie.

 

Gli sviluppi futuri

Al fine di rilevare i casi incidenti di morte materna e di studiare i fattori di rischio associati, l’Iss ha proposto un modello pilota di sorveglianza attiva della mortalità materna da implementare in alcune Regioni distribuite sull’intero territorio nazionale (Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Sicilia): il progetto Itoss (Italian Obstetric Surveillance System). L’attivazione di questo modello pilota mira ad agevolare la raccolta di informazioni utili a prevenire i decessi materni evitabili attraverso la realizzazione di procedure di audit e/o indagini confidenziali sul modello delle Confidential Enquires into maternal deaths britanniche. Al fine di validare l’efficacia del sistema di sorveglianza nel produrre rilevazioni affidabili, il progetto prevede il proseguimento del record-linkage tra le schede di morte Istat e le schede di dimissione ospedaliera già messo a punto e validato.

 

Un ulteriore conferma dell’importanza del tema della mortalità materna per la sanità pubblica del nostro Paese, il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm) ha inserito la sorveglianza della mortalità materna tra le azioni centrali del programma di attività per il 2011.

 

Autori del progetto:

Serena Donati*, Sabrina Senatore*, Alessandra Ronconi* e il gruppo di lavoro mortalità materna Iss-Regioni°

* Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute, Istituto superiore di sanità

° Vittorio Basevi, Veronica Casotto, Achille Cernigliaro, Gabriella Dardanoni, Martina De Nisi, Domenico Di Lallo, Valeria Dubini, Camilla Lupi, Luisa Mondo, Silvano Piffer, Renato Pizzuti, Arianna Polo, Raffaella Rusciani, Michele Santoro, Maurizio Saporito, Daniela Spettoli, Eleonora Verdini.

 

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