Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Salute materno-infantile

Ma il vero investimento è la competenza delle donne

Michele Grandolfo - direttore del reparto Salute della donna e dell'età evolutiva, Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps) - Iss

 

Che l’epidurale sia gratuita, come il taglio cesareo, è fuori discussione. Bisogna vedere però quando quest’intervento è davvero necessario, perché gli eventi avversi associati non sono affatto trascurabili, sia per la donna che per la persona che nasce. Salute è qui intesa in senso lato, comprendendo anche la salvaguardia e la valorizzazione delle competenze: sostenendo e valorizzando la competenza della donna nel gestire la propria salute durante la gravidanza (fisiologica in oltre il 70% dei casi) e la gravidanza stessa, ma anche la competenza di madre e nascituro nella gestione del travaglio e del parto influisce in modo decisivo sul contenimento del dolore associato al parto. Ogni forma di medicalizzazione (e l’epidurale è tale, quando proposta come soluzione per il parto indolore) è una minaccia per la competenza della donna e della persona che nasce. Lo stesso vale per il taglio cesareo non necessario, vera e propria mutilazione genitale femminile, sia fisica che simbolica: compito di un sistema sanitario pubblico e ragione della sua esistenza è invece il sostegno e la valorizzazione delle competenze delle persone.

 

È curioso che i “soloni” dell’economia raccomandino la riduzione della spesa sanitaria senza però considerare gli sprechi della medicalizzazione dovuti agli interventi preventivi, diagnostici e terapeutici inutili, che secondo le stime ammontano a circa il 30%. Accanto a questi interventi potenzialmente dannosi (e le malattie iatrogene generano, oltre che sofferenza, altra spesa inutile), si assiste alla riduzione dei finanziamenti per quei servizi territoriali che, se organizzati in modo scientifico, possono promuovere le competenze delle persone e porre così un freno alla devastazione della medicalizzazione. Ecco dunque la sistematica distruzione dei consultori familiari e la non applicazione del Progetto obiettivo materno infantile (Pomi), che indica obiettivi, indicatori di esito, di processo e di risultato chiari, oltre alle azioni raccomandate, i servizi coinvolti e le integrazioni necessarie secondo strategie che garantiscono l’impatto di sanità pubblica.

 

Non è vero che le donne richiedono il cesareo per non provare dolore. In realtà, il dolore che segue un parto cesareo è molto più intenso e persistente (perché di natura chirurgica) rispetto a quello del parto spontaneo, con o senza epidurale. Se alla donna non vengono prospettati in maniera onesta e completa i rischi associati a tutte le diverse opzioni disponibili, ma piuttosto vengono esaltati alcuni e sottaciuti altri, ecco che ne deriva una scelta condizionata. Questo vale per il cesareo come per l’epidurale. Alla base della medicalizzazione c’è quindi una mancanza di comunicazione e una falsificazione delle conoscenze. È dunque un errore prospettare l’epidurale come la nuova panacea per le partorienti.

 

Piuttosto che garantire l’epidurale a tutte (e non sarebbe difficile fargliela accettare e persino richiedere, così come accade per il taglio cesareo: e poi, quando si andranno a fare le indagini, come sono state fatte rispetto al cesareo, di nuovo verrà fuori il non gradimento della medicalizzazione), non sarebbe più ragionevole organizzare i servizi e le attività, così come indica il Pomi, per garantire per esempio a tutte la possibilità di frequentare i corsi di accompagnamento alla nascita? E tanto per capire quali sono le forze in gioco, per quale motivo le ostetriche, a cui è riconosciuta l’autonomia professionale nel seguire le gravidanze, i travagli e i parti fisiologici, non possono prescrivere le analisi di routine previste per la gravidanza fisiologica? Evidentemente, ci sono ganasce molto potenti che vogliono seguitare a banchettare sul corpo delle donne.