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Salute mentale

World Mental Health Day 2013: salute mentale e anziani

A cura del reparto Salute mentale, Cnesps-Iss

 

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10 ottobre 2013 - Nel 2011, l’Organizzazione mondiale della sanità ha stimato che, nei prossimi quarant’anni (dal 2010 al 2050), il numero delle persone con più di 65 anni passerà da 524 milioni a 1,5 miliardi. Inoltre, negli ultimi decenni, la percentuale di coloro che hanno più di 85 anni è aumentata rapidamente e conseguentemente è molto aumentato il numero di anziani non autosufficienti. Una delle consegudenze dell’invecchiamento della popolazione generale è rappresentato dall’aumento della prevalenza della demenza. In futuro, il numero di persone affette da demenza sarà destinato a raddoppiare ogni 20 anni: l’Alzheimer’s Disease International ha stimato, infatti, che nel 2030 saranno 65 milioni e nel 2050 questo numero arriverà a 115 milioni. La demenza costituisce una significativa fonte di costi per il sistema economico e sociale. I costi diretti e indiretti (questi ultimi perlopiù associati al mancato lavoro e alle limitazioni nelle attività quotidiane dei familiari che assistono) sono rilevanti, con stime pari al 1-2% del Pil dei Paesi del mondo a reddito elevato.

 

È proprio alla salute mentale degli anziani che è dedicata l’edizione 2013 del World Mental Health Day, organizzato ogni anno per il 10 ottobre dalla World Federation of Mental Health con il supporto dell’Oms.

 

Condizioni psicotiche croniche o subcroniche, tra cui la schizofrenia, il disturbo delirante e la psicosi associata alla demenza, sono anche frequenti in tarda età. Ci si attende che la proporzione di anziani con schizofrenia nella popolazione generale vada incontro a un rilevante aumento, e che la schizofrenia in età geriatrica diventerà un problema significativo di salute pubblica negli anni a venire.

 

Anche la prevalenza dei disturbi mentali comuni (disturbi d’ansia, depressione maggiore e distimia) nella popolazione anziana è elevata. Lo studio europeo Esemed ha mostrato che la prevalenza annuale dei disturbi mentali comuni nella popolazione generale italiana con oltre 65 anni è pari all’8%. I sintomi depressivi clinicamente significativi (anche nel caso in cui non soddisfano tutti i criteri per la diagnosi di disturbo depressivo) sono anche più frequenti e per questo destano la maggiore preoccupazione in termini di salute pubblica. Inoltre, negli anziani, la frequente comorbilità di questi disturbi con altre patologie somatiche, comporta un peggioramento delle condizioni generali di salute, nonché della loro qualità di vita e di quella dei loro familiari.

 

Invecchiamento attivo: anche la salute mentale è importante

La crescente consapevolezza delle elevate prevalenze e il carico di sofferenza e di disabilità dei disturbi mentali in questa fascia di popolazione, nonché dei costi associati, hanno portato alla considerazione che occorre fare di più, sia nel campo della prevenzione che della terapia. Ad esempio per quanto riguarda la terapia farmacologica, sappiamo che diversi fattori pongono l’anziano a maggior rischio di effetti avversi da farmaci, quali modificazioni nella composizione corporea, l’albumina serica, l’acqua corporea totale e la funzione renale ed epatica. L’utilizzo di farmaci, tra cui quelli psicotropi (come benzodiazepine, antidepressivi sia di prima che di seconda generazione, antiepilettici, antipsicotici sia tipici che atipici) è associato nell’anziano a un maggior rischio di ipotensione ortostatica e di cadute e fratture di anca. La messa a punto di interventi e procedure efficaci per ridurre la frequenza delle cadute associate all’assunzione di farmaci psicotropi rappresenta un compito importante per il mondo sanitario.

 

Per quanto riguarda la prevenzione e la riabilitazione, ormai da alcuni anni è al centro dell’agenda di molti Paesi, e in particolare di quelli dell’Unione europea, la promozione dell’invecchiamento attivo ovvero la promozione di azioni e politiche sociali e sanitarie finalizzate a creare opportunità per aiutare gli anziani a invecchiare in buona salute e ad assumere, possibilmente, un ruolo attivo nella società. Questo approccio di promozione dell’invecchiamento attivo ha, tra le altre cose, sottolineato il potenziale di alcuni interventi psicosociali di tipo cognitivo, comportamentale e psicoeducativo nel contribuire efficacemente al processo di invecchiamento attivo e riabilitazione nella terza età. Una rassegna pubblicata nel 2010 su Dementia and Geriatric Cognitive Disorders ha mostrato che questi interventi possono rappresentare una strategia utile e potenzialmente costo-efficace rispetto alle terapie farmacologiche nel migliorare la qualità di vita degli anziani con demenza. Particolarmente efficaci risultano essere le terapie occupazionali con il coinvolgimento attivo della famiglia per migliorare l’autonomia nelle attività della vita quotidiana e gli interventi di stimolazione cognitiva di gruppo per migliorare il funzionamento cognitivo. Per quanto riguarda i disturbi mentali comuni, e in particolare i disturbi depressivi, come per la popolazione generale adulta, l’approccio da privilegiare è quello di tipo integrato, farmacologico e psicoterapeutico.

 

Un discorso a parte va fatto per gli anziani fragili che presentano polipatologia e riduzione dell’autonomia funzionale talmente gravi da richiederne il ricovero presso strutture residenziali. In questa popolazione si concentrano i problemi di salute a maggior carattere di cronicità e i problemi assistenziali più complessi, riconducibili a condizioni di disabilità multiple e di non autosufficienza. A queste persone, al di fuori dei pur necessari ricoveri in strutture per acuti, il nostro sistema sanitario offre due alternative: l’assistenza domiciliare e la residenza sanitaria assistita (Rsa).

 

Il monitoraggio dell’assistenza per i soggetti accolti in Rsa si presenta a tutt’oggi ancora difficile, specie per quanto riguarda i bisogni psicosociali. Un contributo in tal senso è stato dato dal progetto di recente conclusione “Il monitoraggio della qualità dell’assistenza in RSA: validazione di un set integrato e multidimensionale di indicatori quality ed equity oriented ad elevata fattibilità di rilevazione e trasferibilità di sistema” cui ha collaborato, con altre Unità Operative, il reparto Salute mentale del Cnesps-Iss. I lavori del reparto hanno riguardato l’identificazione e la rilevazione di un insieme di indicatori di processo e di esito per il monitoraggio della qualità dei servizi alla persona, con particolare riguardo agli aspetti di personalizzazione e umanizzazione, all’assistenza sociale, la relazione con i familiari e la soddisfazione degli anziani ospiti di Rsa e dei loro familiari nei confronti dell’assistenza ricevuta.

 

 

Riferimenti