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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Salute mentale

Il fenomeno dei suicidi tra gli anziani italiani

Monica Vichi e Susanna Conti - Ufficio di Statistica, Cnesps-Iss

 

10 ottobre 2013 - Secondo la rilevazione Istat “Decessi e cause di morte”, nell’anno 2010 tra i residenti in Italia si sono tolte la vita 3876 persone, di queste il 78% erano uomini. Gli over 65enni rappresentano circa un terzo di tutte le vittime di suicidio e, in questa fascia d’età, la proporzione di anziani è simile per i due generi (34% tra gli uomini e 36% tra le donne). Il tasso standardizzato di mortalità per suicidio tra la popolazione con più di 15 anni d’età è stato pari a 12,1 (per 100.000 abitanti) per gli uomini e 2,9 (per 100.000 abitanti) per le donne (vedi figura 1).

 

Figura 1. Composizione percentuale per classi di età dei decessi per suicidio in Italia. Uomini e donne, anno 2010

 

Sia per gli uomini che per le donne la mortalità per suicidio cresce con l’aumentare dell’età ma, mentre per le donne questo aumento è piuttosto costante, per gli uomini si evidenzia un incremento esponenziale a partire dai 65 anni. Tra gli uomini nella classe di età 65-69 anni si registra un tasso pari a circa 14 suicidi ogni 100.000 abitanti della stessa età, che aumenta progressivamente fino a raggiungere, tra gli over 95enni, un picco di circa 46 suicidi ogni 100.000. Per quanto riguarda le donne, invece, la mortalità per suicidio aumenta in maniera molto netta fino ai 50-55 anni (arrivando a circa 4 suicidi ogni 100.000 abitanti), per poi aumentare più lentamente nelle classi di età successive (con un massimo di circa 5 suicidi ogni 100.000 abitanti tra le donne di 70-75 anni) (vedi figura 2).

 

Figura 2. Tassi di mortalità per suicidio età-specifici. Uomini e donne. Italia, anno 2010

 

L’andamento per età e genere della mortalità per suicidio lascia intravedere come la dinamica di questo fenomeno sia influenzata anche da fattori di natura demografica, sociale ed economica e dalla complessa interazione tra questi ambiti e la sfera individuale del soggetto e come sia quindi riduttivo limitare la ricerca delle cause al solo ambito psichiatrico. Infatti, per gli uomini la mortalità per suicidio comincia ad aumentare in modo esponenziale proprio in coincidenza con l’età al pensionamento, che frequentemente coincide anche con fuoriuscita dei figli dalla famiglia di origine, eventi questi che spesso si associano a una riduzione dei ruoli sociali e a un restringimento dell’ampiezza e densità delle reti di relazione. Tutto ciò, contestualmente al peggioramento dello stato di salute generale legato al naturale processo di invecchiamento, può aumentare il rischio di isolamento sociale che a sua volta concorre ad aumentare il rischio di suicidio. Tra i fattori che contribuiscono ad amplificare il rischio di isolamento sociale c’è anche la perdita del coniuge ed è stato evidenziato come l’essere vedovo sia associato a un rischio cinque volte maggiore di suicidio rispetto alla condizione di coniugato e che l’impatto della vedovanza sul rischio di suicidio è maggiore per gli uomini che non per le donne.

 

Va infine sottolineato che la rilevazione Istat “Decessi e cause di morte” resta attualmente la fonte più solida ed esaustiva disponibile per lo studio del fenomeno suicidario in Italia. Tuttavia, occorre menzionare che il dato Istat fornisce una stima conservativa del fenomeno; infatti, non è possibile escludere che alcuni decessi per suicidio vengano erroneamente attribuiti ad altre cause di morte a causa della difficoltà a stabilire la reale causa del decesso, soprattutto in età anziana.

 

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