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salute mentale

Giornata mondiale della salute mentale (2014): vivere con la schizofrenia

Angelo Picardi e Antonella Gigantesco – reparto salute mentale Cnesps-Iss

 

9 ottobre 2014 - In un editoriale del 1988 apparso su Nature, la schizofrenia è stata descritta come «la peggiore malattia che affligga il genere umano». In effetti, si tratta di una patologia che può devastare la vita delle persone che ne sono affette, e che si associa a significativa sofferenza, disabilità e compromissione della qualità della vita.

 

Proprio al “Vivere con la schizofrenia” è dedicata il World Mental Health Day che si celebra ogni anno il 10 ottobre per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni al tema della salute mentale.

 

Fatti e numeri

A motivo della pervasività dei deficit ad essa associati e del suo decorso frequentemente cronico, nello studio Global Burden of Disease si colloca tra le prime dieci cause nel mondo di disabilità associata a malattia. Agli alti costi personali e sociali, si aggiunge un tasso di mortalità standardizzato per età raddoppiato. L’incidenza annuale stimata è di 8-40/100.000 con tassi relativamente simili tra i vari continenti. Il rischio nel corso della vita è stimato intorno allo 0,7%. La prevalenza di punto (prevalenza puntale) è del 2-10/1000, con aree geografiche caratterizzate da bassa e da alta prevalenza.

 

Per quanto concerne le cause della patologia, vi è una forte componente ereditaria, e si stima che fattori genetici contribuiscano a circa l’80% della suscettibilità alla patologia. C’è eterogeneità genetica, e molte regioni cromosomiche, ciascuna caratterizzata da un piccolo effetto, sono associate alla vulnerabilità alla patologia. A luglio 2014, su Nature è stato pubblicato uno studio su un campione molto grande di casi e controlli che ha identificato ben 108 loci associati, 83 dei quali di nuova identificazione. Inoltre, vari fattori ambientali, anch’essi aventi singolarmente piccolo effetto (per esempio l’abuso di cannabici, le infezioni prenatali, le complicanze ostetriche e perinatali, lo stress sociale, l’età paterna avanzata, ecc) sono associati al rischio di sviluppare la patologia.

 

L’esordio dei sintomi psicotici, spesso successivo a una fase prodromica aspecifica, avviene solitamente nell’adolescenza o nella prima età adulta. Vi è una significativa eterogeneità tra i pazienti nelle manifestazioni cliniche e nel decorso, con la gravità dei sintomi che varia tra i pazienti e lungo il decorso della patologia. Relativamente a questo tema, uno studio condotto dall’Istituto superiore di sanità (Iss), in collaborazione con l’Università “La Sapienza” di Roma, ha utilizzato metodi innovativi per documentare l’eterogeneità clinica della patologia ed è stato citato dal Gruppo di lavoro sulla psicosi del DSM-5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) tra le evidenze che hanno condotto alla decisione di abolire i sottotipi clinici della schizofrenia dalla classificazione diagnostica DSM.

 

Inoltre, ai sintomi psicopatologici si associa una compromissione diffusa delle funzioni cognitive.

La patologia si giova del trattamento con farmaci antipsicotici, coadiuvati da interventi psicoterapeutici di tipo sia psicoeducativo individuale e familiare, sia cognitivo-comportamentale, nonché da interventi riabitativi orientati alle abilità sociali. Vi è una significativa eterogeneità tra i pazienti nella risposta al trattamento. Vi sono indicazioni che un intervento precoce effettuato nel corso del primo episodio psicotico possa migliorare l’esito. A questo tema è dedicata una specifica linea guida curata dal Sistema nazionale Linee guida dell’Iss: “Gli interventi precoci nella schizofrenia”.

 

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