Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Salute mentale

Il suicidio. Considerazioni in un’ottica di prevenzione

Antonella Gigantesco - reparto Salute mentale, Cnesps-Iss

 

6 settembre 2012 - Un recente rapporto della Commissione europea ha evidenziato che in Europa ci sono più persone che si tolgono la vita volontariamente di quante ne muoiano a causa degli incidenti stradali: nel 2006, in Europa, sono infatti state circa 59 mila le persone morte per suicidio, quasi 9000 in più rispetto a quelle morte per incidenti stradali. Anche aggiungendo i morti per omicidio non si raggiunge la cifra dei morti per suicidio.

 

Il 90% dei suicidi sono associati alla presenza di un disturbo mentale; perlopiù i suicidi (60%) sono associati a un disturbo depressivo maggiore. In Italia, l’attualità e la gravità del tema dei suicidi e dei tentativi di suicidio è ribadita nel Piano sanitario nazionale 2011-2013 che li include nelle aree di bisogno prioritarie nell’ambito delle azioni programmatiche da attuare a tutela della salute mentale della popolazione.

 

Quali persone sono più a rischio?

  • Le persone con storia pregressa di tentato suicidio, che rappresenta il più potente predittore del suicidio portato a termine
  • le persone che soffrono di un disturbo psichiatrico. In base alla letteratura internazionale, la mortalità per suicidio è di oltre 10 volte più alta, rispetto alla popolazione generale, nelle persone affette da disturbi psichiatrici (come schizofrenia, disturbo bipolare, depressione maggiore, distimia, anoressia mentale, abuso di alcol o droghe o altre dipendenze). Nella schizofrenia, il rischio nella vita è stimato essere intorno al 10%. Per quanto riguarda il disturbo bipolare si va da stime di rischio nella vita che arrivano fino al 15% a stime di un tasso annuo di circa l’1%
  • le persone che sperimentano un evento di vita stressante (come ad esempio perdita del lavoro o lutto familiare). Presentano un rischio aumentato di suicidio anche le persone che svolgono un lavoro che comporta essere soggetti a condizioni di stress persistente come per esempio i militari, gli agenti delle forze dell’ordine, i detenuti
  • le persone con gravi malattie fisiche.

La prevenzione del suicidio è possibile?

Il suicidio è la manifestazione più estrema di un continuum di comportamenti autolesivi, in cui rientrano l’ideazione suicidaria, la messa a punto di un piano di suicidio, il tentativo di suicidio e infine il suicidio portato a termine.

 

In Italia, uno studio di recente pubblicazione ha valutato, in un campione rappresentativo della popolazione generale adulta, le prevalenze nella vita dell’ideazione suicidaria, dei piani e dei tentativi di suicidio (informazioni queste che cercano di andare oltre l’analisi delle statistiche di mortalità per suicidio, spesso difficili da interpretare in chiave di prevenzione) [1]. Le prevalenze sono risultate essere rispettivamente del 3%, dello 0,7% e dello 0,5%. La probabilità di aver messo in atto un tentativo di suicidio fra coloro che lo avevano pianificato è risultata del 48%, mentre dell’8% in presenza delle sole idee di suicidio. Il rischio di ideazione, pianificazione, o tentativi di suicidio è risultato più elevato nelle donne. Il rischio di ideazione suicidaria ha mostrato di essere inversamente correlato con l’età, ma il rischio maggiore per i tentativi di suicidio è stato evidenziato nella fascia di età compresa tra i 35 e i 49 anni. La precoce età di esordio dell’ideazione suicidaria si è rivelata associata a un più elevato rischio di mettere in atto tentativi di suicidio. La presenza di un disturbo mentale è risultata associata con un significativo aumento del rischio di ideazione, pianificazione e tentativo di suicidio; la relazione era più forte per i disturbi da abuso di sostanze, seguiti dai disturbi depressivi e dai disturbi d’ansia. I soggetti con tre o più disturbi mentali avevano un rischio significativamente più elevato dei soggetti senza comorbilità.

 

La correlazione osservata tra le manifestazioni legate al fenomeno del suicidio come continuum (dall’ideazione, alla pianificazione, al tentativo di suicidio vero e proprio) suggerisce che il riconoscimento dell’ideazione e della pianificazione di questo atto estremo sia un fattore cruciale nell’ottica della prevenzione.

 

Alcuni studi internazionali hanno messo in evidenza che assai spesso il rischio che un paziente vada incontro a un suicidio non viene riconosciuto sia in medicina generale che in altri contesti clinici. Ad esempio è stato documentato che il 45% di coloro che vanno incontro a un suicidio hanno avuto almeno un contatto col proprio medico di medicina generale nelle 4 settimane precedenti [2]. La prevenzione secondaria e il miglioramento dell’efficienza diagnostica dei disturbi psichiatrici sono fortemente raccomandati da molte parti, dalle associazioni scientifiche agli organismi e agenzie sanitarie impegnate sul tema del suicidio, per contribuire ad affrontare la questione prioritaria della sua prevenzione.

 

Assieme alla prevenzione secondaria, gioca ovviamente un ruolo fondamentale la prevenzione primaria. Ed è proprio sulla prevenzione primaria che l’International Association for Suicide Prevention, in collaborazione con l’Oms, intende attirare particolarmente l’attenzione in occasione della edizione 2012 del World Suicide Prevention Day. Lo slogan della giornata Suicide Prevention across the Globe: Strengthening protective Factors and Instilling Hope allude all’importanza di promuovere o rafforzare i fattori protettivi più che eliminare o ridurre i fattori di rischio.

 

La promozione e il rafforzamento dei fattori protettivi potrebbero svolgersi su 3 livelli:

  1. rafforzamento delle singole persone, ad esempio mediante interventi diretti a promuovere l’accettazione di sé, la capacità di affrontare e risolvere problemi, il miglioramento delle abilità sociali e di quelle educative
  2. rafforzamento delle comunità, ad esempio mediante campagne volte a ridurre lo stigma del suicidio e la promozione della partecipazione e delle reti di mutuo aiuto
  3. modifiche per così dire strutturali, come ad esempio l’aumento e il miglioramento delle risorse per il luoghi di incontro e per l’attività fisica, la messa in atto di misure che favoriscano la sicurezza, l’aumento delle opportunità di lavori sicuri, la disponibilità di abitazioni confortevoli per persone svantaggiate socialmente ed economicamente.

Riferimenti

  1. Scocco P, de Girolamo G, Vilagut G, Alonso J. Prevalence of suicide ideation, plans, and attempts and related risk factors in Italy: results from the European Study on the Epidemiology of Mental Disorders--World Mental Health study. Compr Psychiatry 2008;49(1):13-21.
  2. Luoma JB, Martin CE, Pearson JL. Contact with mental health and primary care providers before suicide: a review of the evidence. Am J Psychiatry. 2002 Jun;159(6):909-16