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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Politiche sanitarie

Oms: gli effetti sulla salute delle diseguaglianze di genere

L’essere uomo o donna, oltre a identificare assetti biologici, fisiologici e comportamentali molto diversi, determina differenze profonde nei ruoli, nei comportamenti e nelle aspettative che le diverse culture attribuiscono all’appartenenza di genere. Queste differenze sono spesso codificate e cristallizzate attraverso regole e valori socialmente accettati che costituiscono vere e proprie gerarchie di “genere”, nelle quali le donne occupano di solito i gradini più bassi. Queste gerarchie determinano profonde diseguaglianze nell’accesso al cibo, all’educazione scolastica, al lavoro retribuito e alle cure mediche.

 

Il dipartimento di Genere, Donne e Salute dell’Oms - che da anni si occupa dei determinanti sociali delle diseguaglianze di genere e delle ricadute in termini di accesso alle cure mediche per le donne - ha intrapreso una serie di iniziative per promuovere una maggior consapevolezza, nelle donne in primo luogo, ma anche negli uomini, dei possibili effetti positivi in campo sanitario di un loro maggior protagonismo.

 

All’interno di queste azioni, un’intera sezione è dedicata al coinvolgimento degli uomini e dei ragazzi in un numero sempre crescente di programmi finalizzati a mitigare la disuguaglianza di genere. Lo scopo è migliorare le condizioni di salute non solo delle donne, ma anche indirettamente quella degli uomini. Numerosi studi hanno infatti dimostrato come le norme sociali che promuovono la diseguaglianza di genere influenzino il modo in cui gli uomini si relazionano con le proprie compagne, famiglie e figli in un’ampia gamma di situazioni tra cui: la prevenzione di malattie a trasmissione sessuale, l’uso di anticoncezionali, l’uso di violenza (contro le donne e contro gli uomini), il contributo nelle attività domestiche e l’atteggiamento nei confronti dell’assistenza sanitaria.

 

Diseguaglianze sessuali: ridurre il danno

Nel mese di settembre 2007, l’Oms ha pubblicato un’indagine dal titolo “Engaging men and boys in changing gender-based inequity” (pdf 1,2 Mb) che revisiona l’efficacia di oltre 58 attività di studio e di intervento con uomini e ragazzi, in diverse aree tematiche:

  • la salute sessuale e riproduttiva e la prevenzione, il trattamento e la cura dell’Hiv e delle malattie a trasmissione sessuale
  • la paternità e la partecipazione nella cura dei figli
  • la violenza fisica e psicologica sulle donne
  • la promozione della cura e del benessere delle madri e dei neonati per ridurne la mortalità
  • la socializzazione tra generi.

L’obiettivo è esaminare le attività indirizzate a uomini e ragazzi per ridurre i danni alla salute provocati dalla diseguaglianza sessuale. L’indagine risponde a diverse questioni circa l’efficacia di questo tipo di interventi, la giustezza o meno di questo approccio e le attività che hanno evidenziato i migliori risultati nel raggiungimento dello scopo.

 

I programmi sono stati suddivisi in tre categorie:

  • i programmi di genere “neutrali”, nei quali la differenziazione tra i bisogni maschili e quelli femminili è poco accentuata e dove non sono messi in discussione i ruoli sociali legati al sesso
  • i programmi di genere “sensibili”, dove viene posto l’accento sulle diversità uomo-donna, sugli specifici ruoli e bisogni legati al genere e sulla loro costruzione sociale
  • i programmi di genere “trasformativi”, dove si incentiva la trasformazione dei ruoli di genere per promuovere relazioni tra uomini e donne basate sull’equità.

Secondo l’inchiesta, il 29% delle 58 attività analizzate ha dimostrato di essere efficace nel modificare le attitudini e i comportamenti maschili nelle aree tematiche identificate. La percentuale sale al 41% se si prendono in considerazione solo i programmi di genere “trasformativi”, nei quali lo sforzo è indirizzato a trasformare quelle attitudini e quelle norme sociali che nei programmi di genere “neutrali” e “sensibili” vengono solamente riconosciute o menzionate.

 

Gli uomini e i ragazzi che hanno partecipato a queste attività hanno, secondo gli autori dell’inchiesta, “cambiato il proprio atteggiamento e le proprie attitudini, ottenendo risultati positivi sia per loro stessi che per le proprie compagne, figli e famiglie”. Inoltre l’efficacia dei programmi sembra essere aumentata negli ultimi 10-15 anni: da quando, cioè, da interventi monotematici e individuali, si è passati - attraverso campagne pubbliche di sensibilizzazione - a interventi integrati e multitematici sviluppati nel contesto sociale in cui i destinatari vivono e si relazionano, coinvolgendo anche istituzioni e leader locali.

 

Necessità di studi più “longevi”

Un problema evidenziato dagli autori dell’inchiesta risiede nel fatto che la maggior parte di questi interventi sono progetti a breve termine, della durata media di sedici incontri settimanali, quindi ideati per scopi limitati. Sarebbe invece necessario, sempre secondo gli autori, prolungare gli interventi sul lungo periodo per rafforzarne l’efficacia e realizzare un cambiamento radicale e duraturo dei comportamenti di discriminazione sessuale. Nonostante la cautela espressa dai responsabili circa il pericolo di possibili sovrastime dei risultati positivi da parte degli operatori dei singoli progetti, resta indubbia la potenzialità dei programmi basati su un approccio di genere. Secondo gli autori, è necessario procedere su questa strada, implementando programmi a lunga scadenza che siano in grado di cambiare lentamente ma in maniera profonda le norme sociali che orientano i comportamenti e le attitudini maschili verso una maggiore equità tra uomini e donne.

 

Scarica l’indagine dell’Oms “Engaging men and boys in changing gender-based inequity” (pdf 1,2 Mb).