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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Politiche sanitarie

Telesalute: a che punto è l’Italia? Risponde l’indagine Litis

1 aprile 2010 - Ticket via web, prenotazioni on-line, telemedicina o semplicemente condivisione delle conoscenze. Sono queste le innovazioni tecnologiche sanitarie, già diffuse negli Stati Uniti, che stanno prendendo piede, seppur con un po’ di ritardo, anche in Italia. Le potenzialità di sviluppo della sanità elettronica nel nostro Paese sono moltissime e anche se gli effetti sulla vita quotidiana dei pazienti e degli operatori sono ancora pochi, il tema richiama sempre maggiore attenzione.

 

La ricerca

L’interesse arriva prima di tutto dalle istituzioni e a testimoniarlo è la ricerca sui Livelli di innovazione tecnologica in sanità (Litis), realizzata da Federsanità Anci su incarico del Dipartimento per la digitalizzazione della Pubblica amministrazione e l’innovazione tecnologica della Presidenza del Consiglio. Obiettivo dello studio, supportato a livello metodologico dal Cnr, è quello di fare il punto sulla diffusione della sanità elettronica in Italia, per potere poi pianificare le opportune strategie d’innovazione per il futuro.

 

La situazione in Italia

Ma a che punto è la sanità elettronica in Italia? Secondo la ricerca Litis, il pagamento via web è disponibile soltanto nel 7% delle aziende sanitarie; la possibilità di prenotare gli esami su internet, spesso limitata ad alcune tipologie di prestazioni, è offerta dal 22% delle aziende; solo nel 19% dei casi i pazienti possono accedere on line ai referti e solo il 5% delle aziende consente di gestire le pratiche amministrative via web.

 

Inoltre, le ricette elettroniche sono utilizzate dal 22% dei Mmg e dal 20% dei medici ospedalieri e i certificati digitali sono presenti, solo in forme sperimentali, nel 5% delle aziende sanitarie.

 

Poco sfruttato è anche l’insieme di quelle pratiche che vanno sotto il nome di telemedicina e che, a distanza, consentono la diagnosi, la consulenza, il monitoraggio e la cura dei pazienti. Solo il 18% delle aziende ha attivato progetti pilota di tele-consulto e tele-monitoraggio dei dati biomedici dei pazienti. Il tele-controllo di malati cronici o degli anziani è presente nel 13% dei casi, la tele-compagnia riguarda solo il 2% delle aziende e la tele-riabilitazione solo l’1%.

 

Più diffuse sono la condivisione di strumenti innovativi per la condivisione dei dati clinici (71% delle aziende) e la presenza di meccanismi di collaborazione per la notifica elettronica degli eventi di rilevanza socio-sanitaria (50%).

 

La distribuzione sul territorio

La fotografia dell’innovazione tecnologica all’interno della sanità italiana offre un panorama molto diversificato su basa geografica. Sulla base delle cinque classi individuate dalla ricerca Litis (classe 1: innovazione episodica; classe 2: innovazione di base; classe 3: innovazione diffusa; classe 4: innovazione integrata; classe 5: innovazione bilanciata) è risultato infatti che nel Sud nessuna azienda appartiene alla fascia di eccellenza, contro il 50% delle aziende nel nord-est.

 

Il web 2.0

Un’altra risorsa che sempre più sta assumendo un ruolo decisivo nell’assistenza, la comunicazione e la formazione in sanità è il web 2.0. Caratterizzato da una partecipazione attiva dell’utente, il web 2.0 dà la possibilità a pazienti, medici e ricercatori, di condividere informazioni, dati ed esperienze, un’esigenza particolarmente sentita nell’ambito della medicina.

 

Il primato di diffusione, soprattutto per quanto riguarda il network dei pazienti, spetta sicuramente agli Stati Uniti, dove i blog e i siti che permettono lo scambio reciproco di consigli e sostegno è diffusissimo. Spesso incoraggiati dai medici stessi, questi strumenti danno la possibilità ai pazienti e ai loro famigliari di vivere con minor senso di solitudine la malattia e, in alcuni casi, permettono un dialogo diretto tra operatori sanitari e pazienti in grado di migliorare la qualità dei servizi offerti dalla sanità pubblica.

 

Le infrastrutture ci sono

Contrariamente a quanto si potrebbe credere, la scarsa diffusione della sanità elettronica non è attribuibile, o perlomeno non interamente, alla mancanza di infrastrutture adeguate. Anzi, la predisposizione degli strumenti e delle tecnologie necessarie è diffusa, le potenzialità ci sono, ma le ricadute dell’innovazione in sanità sulla vita dei cittadini sono ancora molto inferiori rispetto a quelle che si registrano in altri settore come l’e-banking o il turismo.

 

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