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Tumori

EuroCare 5: una tavola rotonda al Parlamento europeo

Roberta De Angelis e Silvia Francisci - reparto di Epidemiologia dei tumori Cnesps-Iss

 

12 dicembre 2013 – Il 5 dicembre scorso, il gruppo dei parlamentari europei Mac (Members of the European Parliament Against Cancer) ha ospitato al Parlamento europeo a Bruxelles una tavola rotonda dal titolo “Key determinants of Inequalities in cancer Survival across Europe” (pdf 131 kb) per discutere i risultati dello studio Eurocare-5 con rappresentanti istituzionali europei e dai singoli Stati membri, registri tumori, società scientifiche e associazioni dei pazienti.

 

Al centro della discussione i due risultati salienti dello studio. Da un lato il miglioramento costante della sopravvivenza tra il 1999 e il 2007 in tutte le Regioni europee. Dall’altro le forti diseguaglianze ancora esistenti tra Paesi dell’Est (Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Slovacchia) e il resto d’Europa. I Paesi nordici (con l’eccezione di Danimarca, Irlanda e Inghilterra), quelli del Centro Europa (Austria, Belgio, Francia, Germania, Svizzera e Paesi Bassi) e alcuni Stati dell’Europa meridionale (Italia, Portogallo e Spagna) hanno infatti livelli di sopravvivenza più elevati per la maggior parte tumori. Queste differenze dimostrano che c’è ancora spazio di miglioramento nel garantire l’accesso di tutta la popolazione a diagnosi precoce e cure appropriate. Gli studi comparativi di popolazione sono uno strumento conoscitivo essenziale per identificare queste criticità e hanno contribuito allo sviluppo di Piani oncologici nazionali in molti Paesi in cui si è osservato un deficit di sopravvivenza (Regno Unito, Irlanda e Danimarca).

 

Insieme al presidente del gruppo Mac, Alojz Peterle, e ai coordinatori dello studio Eurocare, hanno partecipato, per la Commissione europea, i massimi referenti dei Direttorati di sanità pubblica (Dg Sanco) e ricerca (Dg Research) e il Policy Group del Joint Research Center (Jrc) di Ispra, lo staff di alcuni parlamentari europei, il ministero della Salute italiano, lo Steering Committee di Eurocare da Italia, Polonia, Spagna, Regno Unito, e Irlanda, l’Associazione dei Registri tumore europei (Encr), i direttori di Registri tumori dei Paesi dell’Est (Slovacchia, Lituania, Estonia, Croazia, Bulgaria), e le principali associazioni interessate alle attività di sanità pubblica e ricerca oncologica in Europa (Ecco, Siop-E, Esso, Ecpc, Ecl, Epha, Eons, Inca).

 

Gli outcome della tavola rotonda

Le relazioni presentate hanno identificato alcuni temi da portare all’attenzione dei decisori politici per attuare strategie nazionali e internazionali che mirino a potenziare la ricerca e a identificare le cause delle diseguaglianze. Tra questi:

  • i pericoli rappresentati da una normativa sulla privacy restrittiva, al vaglio dei legislatori europei, che rischia sia di compromettere l’attività dei Registri tumori, sia di rallentare la ricerca sanitaria. A questo proposito è intervenuto il vice-direttore generale della Dg Sanco, affermando che la regolamentazione deve prevedere un regime di trattamento differenziato per i dati di utilità nella ricerca medica. La prevenzione degli abusi è necessaria, ma non può impedire il corretto uso dei dati a scopo di ricerca e a beneficio della collettività, in primo luogo dei pazienti stessi. Un supporto in tal senso è arrivato anche dalla European Cancer Patients Coalition (Ecpc), organizzazione pan-europea dei malati di cancro, che supporta con un position paper la preoccupazione sulla restrittività della nuova norma
  • il quadro normativo in cui operano i registri tumori in Europa. I registri devono essere supportati da una legislazione moderna, che tenga conto dell’attuale organizzazione dei flussi informativi sanitari, e da finanziamenti appropriati (soprattutto nei Paesi dell’Est Europa), per garantire una raccolta dati puntuale e per espandere il panorama delle informazioni raccolte (maggior dettaglio sui principali determinanti della prognosi: stadio del tumore e trattamento)

Ma quali sono i risultati principali?

Dai dati Eurocare-5 emerge che il numero di adulti che sopravvivono almeno 5 anni dalla diagnosi è aumentato costantemente in tutte le Regioni europee. Questo è imputabile principalmente ai progressi compiuti nel controllo dei tumori, dalla diffusione dei programmi di screening organizzati al miglioramento delle cure. Tuttavia la variabilità tra Paesi è ancora grande, e le differenze di sopravvivenza a livello internazionale si riducono solo per alcuni tumori, come mammella, retto, prostata e melanoma della pelle. Sono questi alcuni dei dati che emergono dallo studio Eurocare-5, che ha analizzato oltre il 50% della popolazione europea adulta (461 milioni) e il 77% di quella infantile (59 milioni).

 

I risultati, pubblicati su The Lancet Oncology (Dec 2013, volume 14, number 13), si basano sui dati raccolti tra il 2000 e il 2007 dai registri tumori di 29 Paesi Europei e mettono a confronto la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi per oltre 10 milioni di adulti e 60.415 bambini. Eurocare è ad oggi il più vasto studio di popolazione Europeo sulla sopravvivenza dei pazienti oncologici ed è coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT).

 

La situazione italiana

All’interno della cornice europea, per i dieci tumori analizzati l’Italia mostra una sopravvivenza più alta della media e in linea con i Paesi del nord e centro Europa (Svezia, Germania, Francia). Le differenze maggiori si osservano per i tumori dello stomaco (32% vs 25%), del rene (67% vs 61%), della prostata (89% vs 83%), del colon (61% vs 57%), e della mammella (86% vs 82%). I dati, rilevati dai registri tumori italiani, coprono circa il 35% della popolazione nazionale.

 

Per quanto riguarda i tumori infantili, la sopravvivenza a 5 anni per le leucemie linfatiche (la patologia oncologica più frequente nei bambini) nel periodo 2005-2007 è stata dell’ 87% , un punto percentuale in più della media europea.

 

I tumori infantili

Per i tumori insorti nei bambini, sino ai 14 anni, la prognosi a 5 anni è generalmente migliore rispetto a quella degli adulti e complessivamente in aumento: da 76% del periodo 1999-2001 a 79% per il periodo 2005-2007. Gli incrementi più importanti sono stati osservati nei Paesi dell’Est europeo, dove la sopravvivenza è passata dal 65% (1999-2001) al 70% (2005-2007). Tuttavia, permangono forti disparità geografiche, se si considera che in molti Paesi europei si osservano valori pari o superiori all’80%. Inoltre, non bisogna dimenticare che i trattamenti usati per contrastare le forme tumorali infantili possono causare complicanze che è necessario monitorare nel tempo con un lungo follow up.

 

Risorse utili

  • i commenti (pdf 60 kb) degli autori che hanno partecipato allo studio.