Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Tumori

I tumori in Italia: il rapporto Aiom-Airtum 2016

Silvia Francisci - Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute, Cnesps-Iss

Lucia Mangone - presidente Associazione italiana dei registri tumori (Airtum)

 

6 ottobre 2016 - Con 176.200 casi di tumore registrati, nel 2016 si osserva un aumento delle diagnosi di tumore fra le donne (erano 168.900 nel 2015); al contrario, diminuiscono i nuovi casi tra la popolazione maschile (189.600 vs 194.400). Sono questi i due dati principali del rapporto “I numeri del cancro in Italia 2016” realizzato dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e dall’Associazione italiana dei registri tumori (Airtum). Il documento, giunto alla sesta edizione, presenta una panoramica sull’andamento di queste patologie nel nostro Paese fornendo gli ultimi dati disponibili su incidenza, sopravvivenza, prevalenza, mortalità, screening e confronti territoriali.

 

Questa monografia riporta, per la prima volta, le stime di incidenza ottenute attraverso le informazioni dei Registri tumori italiani (che coprono circa il 60% del territorio nazionale): i dati raccolti rispondono a elevati standard di qualità in termini di completezza e accuratezza e permettono di offrire una stima molto precisa dell’incidenza anche nelle aree non coperte dai Registri tumori, e quindi di elaborare le proiezioni al 2016.

 

Incidenza

Ogni giorno, in Italia, circa 1000 persone ricevono una diagnosi di tumore e, per il 2016, sono state stimate complessivamente 365.000 nuove diagnosi: la più frequente è quella del colon-retto (52.000), seguita da seno (50.000), polmone (40.000), prostata (35.000) e vescica (26.000).

 

L’incidenza generale tra la popolazione femminile risulta in aumento. In particolare, nel 2016, sono stimati 50 mila nuovi casi di tumore del seno (48 mila nel 2015). Questo dato, fortemente legato alla decisione di alcune Regioni di ampliare la fascia di screening mammografico, ha prodotto un aumento significativo dell’incidenza tra i 45 e i 49 anni. I dati sulla popolazione femminile indicano in aumento anche l’incidenza dei tumori di polmone, corpo dell’utero, dei linfomi di Hodgkin e del melanoma. Di contro, diminuisce l’incidenza dei tumori dello stomaco, delle vie biliari, dell’ovaio e della cervice uterina.

 

Negli uomini si osserva il fenomeno opposto: l’incidenza generale dei tumori si riduce in maniera significativa (-2,5%), soprattutto per quelli che venivano considerati i “big killer”. Oltre ai tumori del polmone e della prostata, per la prima volta si assiste anche a un calo dei tumori colorettali, a testimonianza dell’impatto positivo dei programmi di screening organizzato. Si riduce inoltre l’incidenza dei tumori delle vie aero-digestive, dell’esofago, dello stomaco, del fegato. Persiste un aumento dei tumori del pancreas, del testicolo, del rene e del melanoma.

 

Sopravvivenza

La sopravvivenza è il principale outcome in campo oncologico e permette di valutare l’efficacia del sistema sanitario nel suo complesso nei confronti della patologia tumorale. La sopravvivenza, infatti, è condizionata da due aspetti: la fase nella quale viene diagnosticata la malattia e l’efficacia delle terapie intraprese. In Italia, la sopravvivenza dei pazienti oncologici è mediamente più elevata rispetto alla media europea per molte sedi tumorali e per i tumori oggetto di screening. In generale, nel nostro Paese la sopravvivenza a cinque anni è pari al 68% per i tumori più frequenti e al 55% per i tumori rari.

 

Le due neoplasie più frequenti per genere (prostata e seno) presentano sopravvivenze a 5 anni che si avvicinano al 90%, con percentuali ancora più elevate quando la malattia è diagnosticata in stadio precoce.

 

Prevalenza

In Italia, oltre 3 milioni di persone vivono con pregressa diagnosi di tumore (nel 2006 erano 2 milioni e 244 mila). Di queste, una buona parte può essere considerata già guarita, con la stessa probabilità di morire per tumore di quella della popolazione generale, e inoltre per un numero rilevante di pazienti si prevede la guarigione.

 

Confronti nazionali

Dai confronti nazionali si conferma ancora una differenza nel numero di nuovi casi fra Nord e Sud. In particolare, il tasso d’incidenza standardizzato (sulla popolazione europea) per tutti i tumori è più basso, sia tra gli uomini che tra le donne, al Centro e al Sud, rispetto al Nord. Due i fattori in gioco: da un lato la persistenza, nelle Regioni meridionali, di fattori protettivi verso determinate neoplasie, dall’altro lato la minore attivazione degli screening programmati al Sud.

 

Tumori rari

Ogni 12 mesi in Italia 89 mila persone ricevono una diagnosi di tumore raro. Un numero che richiede attenzione e necessita di percorsi dedicati a questi pazienti (e alle loro famiglie) che, per la frammentazione delle competenze o in mancanza di punti di riferimento, sono spesso costretti a spostamenti con costi sociali elevati.

 

Programmi di screening

Questa edizione della monografia dedica ampio spazio anche ai dati sugli screening oncologici per il tumore alla prostata e alla cervice uterina.

 

Il capitolo dedicato al tumore della prostata e all’impiego del test su sangue per la determinazione dell’antigene prostatico specifico (Psa), riporta i risultati dei due principali trial sull’utilizzo del Psa come test di screening in termini di riduzione della mortalità. Il principale aspetto negativo dell’esecuzione non controllata di questo test è l’aumento del rischio di sovradiagnosi di cancro della prostata, cioè dell’individuazione di tumori che non avrebbero dato luogo a sintomi e non sarebbero quindi stati diagnosticati in assenza del test, a causa della mortalità competitiva e/o della loro lenta crescita.

 

Per quanto riguarda lo screening cervicale, alcuni programmi hanno sostituito il Pap-test con il test Hpv (Human papilloma virus) nell’ambito di progetti pilota o attività di routine. Infatti, il nostro Paese, primo in Europa insieme all’Olanda, ha deciso di innovare questo programma di prevenzione dando indicazione ai decisori regionali di spostarsi verso l’Hpv come test primario dello screening cervicale. In molte Regioni il test Hpv viene proposto a partire dai 30-35 anni con intervallo quinquennale, mentre nella fascia di età precedente, fra i 25 e i 30 anni, si continuerà a utilizzare il Pap-test con intervallo triennale.

 

Mortalità

In Italia la mortalità continua a diminuire in maniera significativa in entrambi i sessi come risultato di più fattori: la prevenzione primaria, e in particolare la lotta al tabagismo, la diffusione degli screening su base nazionale e il miglioramento diffuso delle terapie in un ambito sempre più multidisciplinare e integrato.

 

Secondo i dati forniti dall’Istat, 176.217 degli oltre 600 mila decessi verificatisi nel 2013 (ultimi dati disponibili) sono attribuibili a tumore (1000 in meno rispetto al 2012), collocando le neoplasie al secondo posto per le cause di morte dopo le malattie cardio-circolatorie (37%). Il tumore al polmone è responsabile del maggior numero di decessi (33.483), seguito da colon-retto (18.756), mammella (12.072), pancreas (11.201), stomaco (9595) e prostata (7203).

 

Risorse utili