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Tumori

Tumori cerebrali e uso del telefono cellulare: i risultati dello studio Interphone

Susanna Lagorio - Cnesps - Iss e responsabile scientifico per l’Italia dello studio Interphone

 

20 maggio 2010 - L’uso del telefonino non risulta legato allo sviluppo di tumori cerebrali. È quanto emerge da un articolo pubblicato sull’International Journal of Epidemiology [3] dal gruppo di studio epidemiologico internazionale Interphone.

 

La crescente diffusione dell’uso del telefono cellulare ha provocato frequenti preoccupazioni per i possibili effetti sulla salute e, in particolare, per l’eventuale incremento del rischio di sviluppare tumori. Per fornire una risposta a questi dubbi, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) ha promosso e coordinato “Interphone”, uno studio caso-controllo basato su interviste, relativo all’uso del cellulare e al rischio di sviluppare tumori cerebrali e altre neoplasie [1].

 

Lo studio Interphone

Interphone non è soltanto lo studio più vasto sulla relazione tra uso del cellulare e rischio di tumori cerebrali condotto sino ad ora, ma è anche l’indagine che ha dedicato sforzi senza precedenti alla verifica dell’affidabilità [4] delle proprie osservazioni.

 

Lo studio è stato realizzato nel periodo 2000-2004 in 13 [2] nazioni, tra cui l’Italia, distribuite su 4 continenti. L’articolo riporta i risultati ottenuti combinando i dati raccolti seguendo un protocollo comune in tutti i Paesi ed è focalizzato sui due tipologie di tumore cerebrale: il glioma e il meningioma.

 

Sono state analizzate le storie d’uso del cellulare (raccolte tramite intervista) di oltre 10.700 persone tra i 30 e i 59 anni di età. Di queste, 2708 erano pazienti con glioma, 2409 pazienti con meningioma e 5634 soggetti di controllo non affetti da tumore. A tutti partecipanti è stato chiesto di indicare quando avevano iniziato a usare il telefono cellulare, il numero di telefonate effettuate e il tempo medio quotidiano trascorso al telefonino.

 

Telefonini, modalità d’uso e rischi per la salute

Tra gli utilizzatori regolari di telefoni cellulari, lo studio non ha riscontrato alcun aumento di rischio di gliomi o meningiomi cerebrali, e anzi, verosimilmente a causa di un artefatto metodologico e non di un reale effetto dell’uso del telefono cellulare, queste persone presentavano un’apparente diminuzione del rischio.

 

Non è stato riscontrato nessun aumento del rischio di tumore cerebrale neppure tra coloro che usavano il telefonino da dieci anni o più.

 

Per quanto riguarda il rischio associato a livelli crescenti d’uso del cellulare, è stato osservato un apparente incremento del rischio di glioma (e in misura minore di meningioma) tra gli utilizzatori classificati nel decile più elevato di ore cumulative d’uso.

 

In questa categoria, però, livelli d’uso inverosimili (5 o addirittura 12 ore al giorno) sono stati riferiti più frequentemente da casi che non da controlli.

 

Al contrario, non si è osservato alcun incremento del rischio di glioma o meningioma in nessuno dei nove decili inferiori di ore cumulative d’uso, e non è stata riscontrata alcuna relazione tra rischio e numero cumulativo di chiamate effettuate né per il glioma né per il meningioma. Questi dati suggeriscono che l’apparente aumento di rischio nella fascia di persone con i valori più elevati di ore cumulative d’uso non può essere interpretato come evidenza del fatto che i telefoni cellulari causano tumori.

 

Ai soggetti che hanno partecipato all’indagine è stato, inoltre, chiesto di riferire da quale parte (destra o sinistra) usavano il telefono cellulare, ma da questa informazione non è stato possibile trarre alcuna conclusione. Il fatto che i malati di glioma e meningioma sapessero in quale parte del cranio si era sviluppato il loro tumore, infatti, potrebbe facilmente aver distorto i ricordi e le dichiarazioni dei pazienti relativamente al lato impiegato per parlare al telefono cellulare.

 

I risultati e gli ulteriori settori di indagine

Nel complesso, questa ricerca non ha evidenziato incrementi del rischio di tumore cerebrale attribuibili all’uso del telefono cellulare. Si tratta di un’osservazione coerente con i risultati di numerosi studi di laboratorio che non hanno documentato effetti cancerogeni o genotossici in animali o in sistemi cellulari esposti ai campi elettromagnetici a radiofrequenza usati nella telefonia cellulare, né hanno individuato i meccanismi attraverso cui le radiofrequenze potrebbero provocare il cancro.

 

Il quadro d’insieme emerso da questo studio e dalla letteratura scientifica preesistente, non suggerisce una relazione causale tra uso del telefono cellulare e tumori cerebrali. La durata d’uso del cellulare a cui si riferiscono le evidenze oggi disponibili, però, è piuttosto limitata e non abbiamo praticamente informazioni su durate d’uso dei cellulari superiori a 15 anni.

 

È opportuno, pertanto, sorvegliare l’incidenza di tumori cerebrali nella popolazione, valutare se l’uso del telefono cellulare aumenti il rischio di questi tumori nei bambini e negli adolescenti e approfondire le evidenze epidemiologiche attuali con studi meno suscettibili a distorsioni di quelli condotti finora.

 

Risorse utili

 

Riferimenti

 

[1] Neurinomi del nervo acustico e (in alcuni Paesi) tumori delle ghiandole salivari.

[2] Australia, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Inghilterra, Israele, Italia, Norvegia, Nuova Zelanda e Svezia.

[3] The Interphone Study Group. “Brain tumour risk in relation to mobile phone use: results of the Interphone international case-control study” (pdf 182 kb). International Journal of Epidemiology 2010; 1-20; doi:10.1093/ije/dyq079, 18 May 2010.

[4] Ad esempio, per individuare errori nella stima dell’esposizione e valutare le loro conseguenze sui risultati dello studio, le informazioni sul numero e la durata delle chiamate riferiti all’intervista da un campione di casi e controlli (provenienti da Italia, Canada e Australia) sono stati confrontati con i dati di traffico telefonico registrati dagli operatori di rete. Casi e controlli sottostimavano entrambi lievemente il numero delle chiamate (-8%) e sovrastimavano la loro durata (+40%). Mentre tra i controlli il grado di inaccuratezza si manteneva costante nel tempo, tra i casi si osservava una tendenza a sovrastimare sempre più numero e durata delle chiamate man mano che si andava a ritroso nel tempo. Un tale errore differenziale di misura dell’esposizione può spiegare l’apparente incremento di rischio osservato nella classe estrema di ore cumulative d’uso. (Vrijheid M et al. Recall bias in the assessment of exposure to mobile phones. J Expo Science Environ Epidemiol 2009; 19: 369-381)

O ancora, le informazioni sulla prevalenza d’uso del cellulare in un campione di casi e controlli che, pur avendo rifiutando di partecipare allo studio avevano accettato una brevissima intervista telefonica, sono state utilizzate per valutare se la frequenza di utilizzatori del telefono cellulare rilevata tra i casi e i controlli partecipanti riflettesse in modo corretto o distorto la vera relazione tra esposizione e malattia. Abbiamo osservato, sia tra i casi che tra i controlli, una maggior tendenza degli utilizzatori di cellulare a partecipare all’indagine e abbiamo potuto stimare che questa partecipazione differenziale allo studio avrebbe comportato una sottostima del rischio relativo tra gli utilizzatori intorno al 10%, tale da spiegare in parte i deficit intorno al 20% nei rischi relativi di glioma e meningioma osservati tra gli utilizzatori regolari in rapporto ai non utilizzatori (Vrijheid M et al. Quantifying the impact of selection bias caused by nonparticipation in a case-control study of mobile phone use. Ann Epidemiol 2009; 19: 33-42).